E se Leonardo DiCaprio non fosse il santo che conosciamo?

Secondo il dipartimento di giustizia alcune donazioni per la Leonardo DiCaprio Foundation sono arrivate da una frode di origini asiatiche.

La Leonardo DiCaprio Foundation non è affatto cristallina come Leo vuol far credere. Che l’attore sia un genio del male o una vittima dei collaboratori?


La sera del 20 Luglio 2016, sotto una tenda in un vigneto di San Tropez piena di alcol, miliardari e belle donne, Leonardo DiCaprio si stava preparando per ospitare uno degli eventi filantropici più sfarzosi dell’anno: il terzo fundraising dell’anno per la Leonardo DiCaprio Fundation. Quello stesso giorno, ma un po’ prima, un po’ più distante nel mondo, sotto auspici meno glamour, il dipartimento di giustizia americano stava presentando un reclamo presso il tribunale di Los Angeles che suggeriva che il vincitore del premio Oscar sia imbrigliato in uno dei casi di truffa più grandi di sempre, appropriandosi di più di 3 miliardi di dollari  da una fondazione della Malesia chiamata 1MDB.

Anche se il reclamo non punta a Leonardo DiCaprio – viene citato due volte nel documento lungo 136 pagine e solo come Hollywood Actor 1 – lo scandalo getta ombra sulla fondazione filantropica dell’attore più potente di Hollywood grazie al fatto che la LDF ha beneficiato direttamente dalla relazione tra DiCaprio e figure chiave nella vicenda. E proprio come il gala a San Tropez, con il suo eccesso ostentato a supporto della salvezza dell’ambiente (ospiti che arrivano in elicottero per una cena a base di spigola dopo aver guardato un cortometraggio sui pericoli della pesca intensiva), un’occhiata più vicina al LDF fa alzare delle domande sui legami a questa 1MDB, così come la mancanza di trasparenza spesso richiesta per la struttura che l’attore ha voluto per la sua impresa.

Come funziona la Leonardo DiCaprio Foundation

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Organizzata non come una non-profit ma come una fondazione di consulenza (DAF) legata alla California Community Foundation, che è una non-profit, la LDF non ha bisogno di presentare l’elenco dei suoi guadagni, delle sue spese e dei suoi pagamenti pubblicamente. “È difficile dare forma alla Fondazione di DiCaprio perché il suo status come parte della CCF rende impossibile guardare alle sue finanze”, ha detto l’Inside Philantropy nel 2015, il giornale specializzato nel settore. Nonostante i ripetuti sforzi, DiCaprio, di 45 anni, la LDF e la CCF non hanno voluto rispondere alle domande riguardanti la trasparenza della fondazione – una decisione che delude gli esperti della filantropia consultata dal The Hollywood Reporter.

“Potrebbe essere tutto a posto, ma non lo sapremo mai”, ha detto Aaron Dorfman, il presidente del National Committee per Responsive Philanthropy con base a Washington D.C. Tra le domande poste c’è anche quella su chi paga i sei membri dello staff dell’LDF e chi è che organizza gli eventi e tutti gli altri costi operativi? Qual è il totale delle spese generali e quanti soldi guadagnati vanno alle operazioni e quanti all’attività filantropica? Inoltre, il direttore delle finanze della LDF, Milutin Gatsby – un uomo probabilmente di origini Serbe conosciuto come Gijic – lavora sotto pseudonimo? (Sì, la battuta sul nome Gatsby era sulla bocca di tutti all’evento a San Tropez). La LDF non ha reso Gatsby disponibile per alcun commento. Non è nemmeno chiaro se il dipartimento di giustizia tenterà di recuperare i beni donati dalla 1MDB alla LDF. Il Dipartimento di Giustizia non ha voluto commentare, a parte dire che si tratta di un’investigazione in corso, da quanto ha appreso THR, tuttavia quelle donazioni non sono off-limits in questi casi di confisca di beni.

Diversi partecipanti che hanno parlato con THR hanno descritto i gala di LDF come dei baccanali liberi da ogni preoccupazione dove le mogli si sentono superate da donne slave infilate dentro a bustini e da coppiette che volteggiano apertamente nei cubicoli dei bagni. All’evento del 20 Luglio a San Tropez, dove i biglietti costavano 11.778 dollari (10.500 euro), DiCaprio ha salutato una stanza con approssimativamente 500 invitati, inclusi oligarchi (Dmitry Rybolovlev), supermodelle (Naomi Campbell) e tantissime altre celebrità, come Bono, Charlize Theron, Tobey Maguire, Robert De Niro, Scarlett Johansson, Jonah Hill, Bradley Cooper, Cate Blanchett e Arnold Schwarzenegger.

All’appello mancava però Jho Low, di anni 39, il businessman occhialuto malesiano e festaiolo al centro dello scandalo della 1MDB che, all’inizio del 2010 almeno, è diventato un compagno di bevute di DiCaprio (la più grande star della lista di amici celebri di Low che include anche Paris Hilton, Jamie Foxx e Alicia Keys). Low, famoso per i suoi spettacoli che prevedono anche l’invio di 23 bottiglie di Cristal a Lindsay Lohan per il suo 23esimo compleanno al club 1OAK a Las Vegas nel 2009, è nominato nella dichiarazione del Dipartimento di giustizia per aver usato 1 miliardo di dollari dei fondi della 1MDB per delle spese personali. Queste spese includono 31 milioni di dollari per un attico al Manhattan’s Time Warner Center, una volta occupato da Jay Z e Beyonce, e una mansione delle Hollywood Hills da 39 milioni a poche porte di distanza da quella di DiCaprio.

Chi è Jho Low

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Low, che si è laureato dalla Wharton School of Business nel 2005, nel 2009 è stato portato all’interno della cerchia del Primo Ministro malesiano, Najib Razak come consigliere predecessore delle finanze della 1MDB. Nonostante avesse guadagnato solo il titolo di Officiale Malesiano 1 nella denuncia del Dipartimento di giustizia, Razak è una figura chiave dello scandalo. Ma è il figliastro di Razak, Riza Aziz, quello che ha portato i contatti sia a Low che a DiCAprio. E’ stato poi Low quello che ha introdotto Aziz a Joey McFarland, precedentemente colui che deteneva la lista della Hilton, e insieme hanno organizzato la Red Granite Pictures che ha sorpreso gli insider di Hollywood prestando i diritti al progetto appassionato di DiCaprio, Il lupo di Wolf Street. La denuncia del Dipartimento presume, comunque, che le finanze per il film siano venute da una frode di 238 milioni dalla fondazione 1MDB (Red Granite mantiene la cooperazione con tutte le indagini; la compagnia ha ancora un ufficio sopra quello di DiCaprio alla Appian Way, a metà strada da Sunset Strip opposto a Soho House West Hollywood).

La saga di 1MDB ha tinto Hollywood fin dall’inizio. Tim Leissner, il banchiere che ha negoziato l’accordo che ha messo tutto in moto, è il marito di Kimora Lee Simmons. Low ha ricevuto un ringraziamento speciale nei crediti del film e appuntato come “collaboratore” nel discorso di premiazione di DiCaprio ai Golden Globe del 2014. Il Malesiano ha restituito il favore in maniera grandiosa con regali sfarzosi – per esempio, secondo il dipartimento di giustizia, sia lui che gli esecutivi di Red Granite hanno portato a DiCaprio un tavolo da gioco d’azzardo del valore di 11 milioni di dollari; un altro esempio, è il tentativo di regalargli per 600.000 dollari la statuetta dell’Oscar di Marlon Brando per il film On the Waterfront (DiCaprio all’epoca – e famoso per avere l’abitudine di fare amicizia con tizi che finivano in prigione per crimini legati ai soldi, dalla consigliera di investimenti Dana Giacchetto al commerciante di opere d’arte Nelly Nahmand – era ancora lontano dall’ottenere il prestigioso premio per conto suo).

Hanno anche fatto donazioni alla fondazione di DiCaprio. Durante il compleanno dell’attore nel 2013, Low e McFarland erano tra quelli che hanno aiutato a tirare sù più di 3 milioni per beneficenza comprando bottiglie di champagne. All’inizio di quell’anno, alcuni fondi della 1MDB sono stati presuntamente deviati da Low per acquistare un paio di opere d’arte – secondo il dipartimento di giustizia – per un totale di 1.1. milioni da Ed Ruscha e Mark Ryden a un’asta di Christie, beneficiando la LDF (uno dei tanti acquisti durante una baldoria che ha scosso il mondo dell’arte). E all’asta glitterata di San Tropez tenutasi nel 2015, con presenze come David Geffen, Paul Allen, Tom Barrack e Harvey Weinstein, Low ha offerto alla LDF la scultura di Roy Lichtenstein, il Brushstroke del 1982, del valore approssimativo di 700.000 dollari. Ma Low non era lì per vederla finire sotto il martello; invece, si pensa che se ne sia andato a Taiwan – che non ha accordi di estradizione – mentre la rete di investigatori internazionali stava chiudendo il cerchio.

Qual è la relazione tra la LDF e la DAF?

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Secondo la LDF, il gala del 20 Luglio ha raccolto più di 45 milioni di fondi per scopi di conservazione ambientale. Tuttavia l’organizzazione non ha voluto fornire alcuna documentazione a THR per supportare questi tesi e altre dichiarazioni. A causa della sua struttura non ortodossa, la LDF non è obbligata a fornire alcuna specifica riguardo le sue donazioni ed è stata più volte criticata negli ultimi anni dall’Inside Philanthropy per la sua opacità come associazione di beneficenza più celebre. La LDF ha fornito una dichiarazione dal suo CEO all’epoca da poco assunto, Terry Tamminen. Lui sostiene che sono stati donati più di 30 milioni di dollari quell’anno e dice che la LDF è:

“una organizzazione filantropica altamente efficiente e d’effetto che, grazie alla sua relazione con la California Community Foundation, riesce a supportare organizzazioni che portano avanti tra le attività più importanti per il pianeta”. 

Nella sua stessa dichiarazione, il consigliere senior della CCF, Carol Bradford, ha spiegato che:

“essa si batte per preservare i desideri dei nostri tanti donatori, che potrebbe spesso includere l’anonimato e la privacy nelle loro scelte di donazione”. 

La LDF non è sempre stata una fondazione di consulenza. Nella prima decade, era una piccola non-profit guidata dalla madre di DiCaprio, Irmelin, distribuendo 1.6 milioni nel 2008, l’ultimo anno prima di dissolversi e unirsi alla CCF. Il padre di DiCaprio, George, e il noto economista Jeffrey Sachs, direttore del The Earth Institute della Columbia University, facevano parte del direttivo. L’azienda di veicoli industriali DAF è gradualmente diventata la preferita in U.S.A., perlopiù grazie alla deduzione di tasse a scopi di beneficenza, ai costi di startup praticamente inesistenti, e al fatto che non è soggetta alle solite richieste annuali di fatturato come una fondazione privata.

Secondo un report del 2015 pubblicato dal National Philantropic Trust, il numero di conti correnti lanciati tra il 2010 e il 2014 sono saliti al 29 percento, portando il totale a 238,293. Anche se il concorrente più prominente in questo periodo è stato Mark Zuckerberg con i suoi 2.5 miliardi in beneficenza nel 2014, dati alla Silicon Valley Community Foundation e accolta dal pubblico con criticità per la struttura, l’NPT dice che la media dei costi si aggira attorno ai 300.000 dollari.

In un documento che la LDF ha consegnato al THR si dice che la sua decisione di diventare una DAF è dovuta a questioni di praticità e efficienza. In generale, la popolarità crescente di DAF, che gli esperti dicono essere supportata da una scarsità di burocrazia, ha portato dello scetticismo. L’IRS, secondo la sua pagina web riguardante la categoria, sta ora esaminando i casi (anche se nessuno di questi è specificatamente nominato) di DAF che “appaiono essere organizzati allo scopo di generare deduzioni filantropiche dubbie, e procurare benefici economici ai donatori e alle loro famiglie (inclusi guadagni tramite investimenti con scudo fiscale)”.   

Le autorità filantropiche dicono che la LDF, con il suo staff sovvenzionato ed eventi sfarzosi – e anche un apparato di adescamento internazionale forse – è una anomalia all’interno della comunità delle fondazioni della DAF, che in realtà è piuttosto semplice: un donatore dà i propri soldi e poi dice dove dovrebbero essere spesi. “E’ insolito”, dice Ann Skeet, direttrice al Markkula Center di Etica Applicata alla Santa Clara University che si occupa di etica nel business e nelle nonprofit. A ciò Ray Madoff, capo del Forum della filantropia e del Bene pubblico alla Boston College Law School, aggiunge:

“Tipicamente, Leonardo DiCaprio dona i suoi beni alla fondazione che gli suggerisce il suo consigliere piuttosto che usarli come veicolo per la raccolta fondi”.

Daniel Borochoff, presidente della CharityWatch di Chicago, annota:

“La struttura di DAF permette di sottrarsi alle responsabilità. Non sono obbligati a dire, come donatori, nulla. DiCaprio può raccogliere fondi perché è una celebrità internazionale. Se fossi uno sconosciuto, sarebbe molto più difficile perché le persone inizierebbero presto a fare domande”.

Insomma, chissà come stanno davvero le cose.

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