Che Better Call Saul fosse entrato definitivamente nelle trame di Breaking Bad, è stato reso evidente dal terzo episodio rilasciato la settimana scorsa. Il capitolo tre di questa quarta stagione ha infatti conferito al racconto le tinte tipiche della sceneggiatura e del montaggio della serie principale, mettendo il punto finale sulla transizione che i vari personaggi hanno dovuto maturare dopo il funerale di Chuck McGill, arso vivo nel crogiolo delle proprie paranoie.

I nostri personaggi preferiti stanno lentamente scavando nella trama che si avvicina a Breaking Bad non tanto per gli avvenimenti – necessari al fine di rendere il tutto logico e lineare – quanto per la manifestazione di alcune sfumature psicologiche che non eravamo molto abituati a prevedere, perfino dai personaggi dotati della calma apparente più ferrea e affidabile. Se da un lato troviamo ancora il solito Jimmy alle prese con una parentesi davvero capace di innervosirci – sì, perché vedere il futuro Saul Goodman comportarsi come un frignone è davvero un dispiacere, sopratutto dopo l’attaccamento che abbiamo sviluppato per il personaggio “buono” – dall’altra Kim e Mike sfoggiano alcune delle loro migliori sfaccettature.

In chiusura di terzo episodio, Better Call Saul aveva lasciato lo spettatore col fiato sospeso a causa di una presa di posizione da parte di Kim che in molti hanno interpretato come il sentore di qualcosa di spiacevole tra i due. Quasi a conferma di ciò arriva il quarto episodio, dove l’amore della donna non solo scuote Jimmy, ma lo spinge involontariamente a fare quello che – forse ora lo stiamo capendo con chiarezza – è nato per fare: dimostrare qualcosa agli altri senza che sia la sua vera intenzione, sempre che il piccolo McGill di vere intenzioni ne abbia davvero.

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Volevate che parlassi? Bene, ora ho parlato.

Discorso totalmente differente per Kim Wexler e Mike Ehrmantraut, che nella quarta stagione di Better Call Saul stanno compiendo un avvicinamento a Breaking Bad sul filo della cattiveria. La prima – unica protagonista indiscussa di quanto visto di soddisfacente fino ad ora – è pian piano più lontana da Jimmy e sempre più vicina ad una versione di sé stessa che poco ricorda dell’avvocatessa nell’archivio delle prime due stagioni. La donna non solo lotta in silenzio, ma con delle occhiate glaciali sfida tutti ad un mezzogiorno di fuoco di sguardi che ci stanno regalando enormi soddisfazioni – molti di noi forse sperano che tra i due vada tutto bene, ma conoscendo Saul è inevitabile avere a cuore anche la salvezza di Kim.

Il secondo ricalca alla perfezione il titolo di un episodio di Breaking Bad, Niente Mezze Misure, dove Walter deve affrontare un Gus inferocito per le conseguenze di quello “Scappa” ordinato a Jesse dopo aver freddato degli spacciatori. Mike deve fare continuamente i conti col passato del figlio, vittima del loro mestiere, tenendosi in contatto con una sfera di rapporti umani che rischiano di metterlo alla prova per questioni di carattere – il nonno più dolce e letale della televisione infatti tende a tollerare poco che vi siano malintesi dovuti alle menzogne, specialmente se perpetrate ai danni di qualcuno che ha sofferto.

Mike mostra un temperamento che non ci aspettavamo in Better Call Saul, arrivando perfino a zittire Gus, che di fronte all’anziano riconosce di non avere né mezzi né parole adatte a minacciarlo. La vita di Mike è gestita solo da Mike, questo è uno dei messaggi di fondo del quarto episodio che ha mantiene altissima la curiosità per la prossima settimana, quando speriamo di poter incontrare una versione meno rammollita e capricciosa del nostro Jimmy McGill. Visitate la pagina facebook di Better Call Saul Italia per restare collegati con la comunità dei fan dell’avvocato peggiore della televisione.