Escape Plan 2 – Ritorno all’Inferno: la recensione del film

escape plan 2 cinematown.it

Arriva nelle sale a partire dal 22 Agosto Escape Plan 2 ,Il prison movie che vede protagonista Sylvester Stallone in compagnia di Dave Bautista


Qualche anno fa, nel 2013 nei cinema fece la sua comparsa un film intitolato Escape Plan diretto da Mikael Håfström, un titolo che potrebbe benissimo finire nel dimenticatoio, se non fosse per la sua peculiarità, protagonisti del film sono infatti Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger, per la prima volta insieme come coppia buddy style in un film, nel suo insieme la pellicola ha divertito il pubblico ed ecco quindi che 5 anni dopo fa il suo arrivo un sequel, Escape Plan 2 – Ritorno all’Inferno (Escape Plan 2: Hades).

Ray Breslin (Stallone) gestisce una squadra d’elite di specialisti della sicurezza addestrati nell’arte di far evadere le persone dalle prigioni più impenetrabili del mondo. Quando il suo operativo più rinomato, Shu Ren, viene rapito e scompare all’interno del carcere più elaborato mai costruito, completamente computerizzato e in continuo cambiamento di forma, Ray deve rintracciarlo con l’aiuto di alcuni dei suoi ex amici.

Escape Plan 2: un sequel per il mercato asiatico?

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L’ex governatore della California non sarà della partita in questo secondo capitolo diretto da Steven C. Miller che si avvale di una co-produzione statunitense e cinese, probabilmente come capirete nelle prossime righe più cinese che americana, visto lo spettatore si troverà a vedere quello che a tutti gli effetti potrebbe essere definito un caso di Clickbait cinematografico.  Se la copertina della pellicola sbandiera i nome di Stallone e di Dave Bautista il vero e proprio protagonista dei Escape Plan 2 sarà però Huang Xiaoming. modello, attore, cantante cinese, che prende sulle spalle la quasi totalità del minutaggio su schermo portando il film su un territorio molto caro al territorio asiatico, quello del cinema action.

Ecco quindi che il nostro protagonista si ritrova rinchiuso in una prigione super-moderna, dotata di robot medici, realizzata con uno schema simile a quello che ha reso celebre il film Cube e un arena per combattimenti dove i carcerati saranno costretti a combattere dal loro carceriere, impossibile da eludere utilizzando le regole classiche dettate dal protagonista del primo film e ripetute come un mantra.

Questo nuovo capitolo opta per un clima decisamente meno incline all’ironia rispetto al precedente, ibrida il genere prison movie per sopperire alla perdita di spinta data dalla coppia principale del primo capitolo, sogno proibito di tutti i produttori cinematografici negli anni 80 e all’epoca solo sfiorata all’interno del mondo de I Mercenari. La trama mantiene gli stilemi classici dei film ambientati in una prigione, abbiamo il direttore cattivissimo, abbiamo le fazioni, il galeotto in grado di procurare tutto il necessario, le risse, tutto il repertorio classico insomma, ma in un contesto che sembra preso da un film sci-fi, con tanto di barriere e campi magnetici pronti a fulminare in maniera decisamente più efficace rispetto alle manganellate dei secondini.

Fra buchi di sceneggiatura e attori svogliati

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La sceneggiatura è abbastanza banale, scorre fluida nonostante ci siano imprecisioni e dettagli poco comprensibili, come il nome della prigione, il mitologico Ade, accennato e addirittura messo nel titolo nella versione originale e poi dimenticato in virtù del paragone con uno zoo in cui i prigionieri sono animali da tenere in gabbia e usare a piacimento come moderni gladiatori.
Le coreografie della componente d’azione sono altalenanti, Xiaoming si dimostra in grado di dire la sua all’interno di un contesto di combattimento, ma la regia si limita al compitino senza mai tentare nulla di complicato, da considerare che l’intero film sia stato girato in soli 20 giorni.

La vera pecca del film però è l’utilizzo degli attori, i volti più noti, Stallone e Bautista sono usati come specchietto per le allodole, con un tempo a schermo molto limitato, cosi come anche i personaggi secondari di 50 Cent (nei panni di un hacker) e Titus Welliver, come conseguenza ci troveremo davanti ad una prestazione svogliata da parte loro, recitata con poca convinzione. Nonostante tutto Escape Plan 2 – Ritorno all’Inferno è un film godibile, nonostante tutta la confusione e il cambio di registro, il finale apre le porte per il terzo capitolo, attualmente in fase di produzione, sperando che questo capitolo funga da raccordo e che nel prossimo Stallone e Bautista, confermati, abbiano più spazio.

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  • Regia
  • Sceneggiatura
  • Fotografia
  • Recitazione
  • Colonna Sonora
1.9

Riassunto

Nonostante tutto Escape Plan 2 – Ritorno all’Inferno è un film godibile, nonostante tutta la confusione e il cambio di registro, il finale apre le porte per il terzo capitolo, attualmente in fase di produzione, sperando che questo capitolo funga da raccordo e che nel prossimo Stallone e Bautista, confermati, abbiano più spazio.

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