Divisi. Il concetto chiave di tutta la settima puntata della quarta stagione di Better Call Saul è divisi. Tra le lenzuola, condividendo un film, lavando i denti, lavorando, progettando il futuro. Quello che forse possiamo ritenere il miglior intro mai visto sino ad ora – incluso anche Breaking Bad – mostra senza posa quel che resta di un rapporto meraviglioso, nato tra le scartoffie e le confidenze personali, sfociato in un amore altruista e che ben presto franerà in un disastro umano che proprio Jimmy sembra deciso a voler compiere. Kim è diventata un pezzo grosso, se lo merita e lo sappiamo da sempre, tra i due la stakanovista a fin di bene è sicuramente lei e nonostante tutto l’amore che dedichi al più giovane dei McGill, rischia anch’essa di diventare vittima di una sottile invidia che ha mangiato una famiglia di avvocati.

Better Call Saul è divenuta Breaking Bad già da un po’, non serve sottolineare questo passaggio per rinvigorire una recensione. Di fatto, questa trasformazione è ora più godibile che mai e sebbene ogni episodio aggiunga un piccolo tassello andando sempre più vicini ad Heisenberg, non abbiamo più bisogno di aspettare il crossover per emozionarci. Anzi, da un paio di episodi a questa parte l’attesa è proprio nello scoprire tra quanto e come i rapporti tra i personaggi si consolideranno o incrineranno definitivamente. Un conto alla rovescia annunciato, bisogna solo aspettare di scoprire come e quando ciò avverrà – ma per come si stanno mettendo le cose, è auspicabile che Better Call Saul possa finire ancora peggio di quanto potevamo immaginare.

L’addio a Jimmy è stato appunto dato durante lo scorso episodio e Saul Goodman sembra essere ora il protagonista parassitoide nascosto sotto le membra di McGill. Il personaggio era pronto da qualche stagione – ci venne mostrato come il videomaker che avrebbe risolto i problemi pubblicitari di mezza Albuquerque – ma giunti a questo momento è divenuto ufficialmente l’alter ego malefico di un uomo che, nel corso delle stagioni, abbiamo capito essere solo un disgraziato vittima delle proprie indecisioni. Un uomo pieno di talenti e capacità, nessuna delle quali davvero preponderante e che lo hanno reso schiavo dell’insoddisfazione, sfogata rincorrendo le ambizioni degli altri, non ultima l’altra metà della mela, Kim Wexler.

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Avvocato? Non mi serve essere un avvocato, io sono un mago!

Il settimo capitolo di questa stagione si intitola Qualcosa di Stupido, forse antitesi del terzo episodio, Qualcosa di Meraviglioso, ed è proprio la stupidità a causare le peggiori conseguenze per Jimmy. Partendo dall’inizio, nell’arco di quasi un anno – sembrerà strano, ma la sceneggiatura magistrale fa un salto in avanti di qualche mese, finendo alle porte della riabilitazione professionale – il neo Saul non proferisce nulla a Kim riguardo la sua attività lucrativa; continua imperterrito nella sua strategia delinquente per finanziarsi e tirare gli amici fuori dai guai con la legge – tirandosi dietro anche la fidanzata, accondiscendente e piena di sensi di colpa, ma alle porte di qualcosa di tremendo – e ancora peggio di tutto questo mette i bastoni tra le ruote alla partner.

Tra il peggio di Better Call Saul possiamo infatti trovare un passaggio di questo episodio, dove Jimmy si rende conto di non essere tagliato per l’avvocatura tradizionale, e una volta avvertita la stizza si lascia andare in una competizione quasi classista facendo davvero la figura dello stupido. Un po’ per spirito di rivalsa personale – vuoi o no McGill è un ottimo avvocato solo grazie alla sua propensione al ragionamento criminale, l’inadeguatezza all’ambiente giuridico è figlia di una natura trasversalmente opposta alle buone intenzioni – un po’ per bramosia e sopratutto per competizione con Kim. A Jimmy non va proprio giù l’essere rimasto ancora a bocca asciutta dopo tutti quegli sforzi e nel vedere le facce di Odenkirk di fronte ai trofei di Kim, proprio non si riesce a biasimarlo.

Un percorso parallelo a quello più vicino a Breaking Bad, condotto ovviamente da Gustavo, Mike e Hector. Con Nacho ancora fuori dai giochi, il percorso di riabilitazione di Salamanca sembra essere fin troppo rapido, contrariamente a quanto sta accadendo agli scavi tedeschi. La mimica facciale di Esposito raggiunge in questo episodio i massimi livelli, vien quasi voglia di “riavvolgere” – scusateci il termine nostalgico – il flusso di dati per godere più volte delle capacità forse sottovalutate di questo pezzo grosso della recitazione. Percorsi paralleli appunto, che ci mostrano le bozze del laboratorio e… del biglietto da visita di Saul. Visitate la pagina facebook di Better Call Saul Italia per restare collegati con la comunità dei fan dell’avvocato peggiore della televisione.