L’uomo che uccise Don Chisciotte (The Man Who Killed Don Quixote) è un film del 2018 co-sceneggiato e diretto da Terry Gilliam. Il film è Liberamente ispirato al Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. Il lunghissimo calvario di Terry Gilliam per dare alla luce questo film, lo rende come uno dei più estremi esempi di development hell (progetti cinematografici che sono stati annullati dopo alcuni anni di sviluppo e pre-produzione o prodotti con un ritardo esagerato) della storia del cinema, a causa dei suoi otto tentativi di realizzazione nell’arco di 25 anni.

La storia è quella del giovane e cinico regista Toby (Adam Driver) alle prese con una grande e difficoltosa produzione hollywoodiana. Le riprese lo porteranno a girare in Spagna quando 10 anni prima, giovane e sognatore, aveva girato il film che lo aveva portato all’attenzione del grande pubblico. In terra ispanica incontrerà di nuovo i protagonisti del suo primo lavoro, la cui vita è stata decisamente stravolta da quegli eventi. Il più sconvolto è Javier (Jonathan Pryce), calzolaio di professione, che dopo aver interpretato il ruolo di Don Chisciotte non è più riuscito ad uscire dal personaggio, e trascinerà il protagonista in un’avventura che lo cambierà per sempre.

L’uomo che uccise don Chisciotte – un cast indovinato

L'uomo che uccise Don Chisciotte cinematown.it

Gilliam si affida quasi totalmente al proprio cast, lasciando che i primi piani sui volti dei protagonisti la facciano da padrone. Jonathan Pryce (Taboo, Game Of Thrones) è il vero e proprio mattatore del film, con un’interpretazione strabiliante. Il trasformista, già visto in ruoli più o meno importanti in grandi produzioni, dà il meglio di sé oscurando un misurato Adam Driver, peraltro adatto al ruolo assegnatogli.

La chimica della coppia funziona alla perfezione, esaltando le qualità di entrambi gli attori, specialmente quelle del giovane villain di Star Wars, chiamato ad una prova di maturità al di fuori di grandi franchise, e ancora in leggera difficoltà in alcuni momenti da “solista”. Bene anche i co-protagonisti, generalmente chiamati a prestazioni leggermente sopra le righe, che se portate agli estremi rischiano di arrivare alla parodia, e necessitano quindi di attori capaci. Olga Kurylenko e Stellan Skarsgard mostrano senza ombra di dubbio di avere ancora molto da dire in merito, così come la semi-sconosciuta Joana Ribeiro, nel ruolo della musa ispiratrice.

L’uomo che uccise don Chisciotte – la ballata degli ideali perduti

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La pellicola si mostra quindi folle come il suo protagonista, ma non solo. C’è un messaggio accusatorio piuttosto chiaro lanciato da Gilliam, e non di poco conto. Il vero protagonista è infatti l’idealismo scomparso, il sogno da cui ci si deve per forza svegliare, ad un certo punto, per confrontarsi con la dura realtà. Il personaggio di Javier è l’unico che si rifiuta di farlo, per sfuggire ad un’esistenza in cui tutto è denaro e tristezza, e rifugiarsi in un luogo migliore: la propria mente. Anche Toby mostra quanto velocemente i buoni propositi scompaiano di fronte ai soldi e a Hollywood, e come la disillusione la faccia da padrone, in un mondo tanto dorato quanto frustrante per i sognatori.

La pellicola si rivela quindi una sorta di trattato sulla follia, quasi sulla sua esaltazione, rispetto ad una realtà arida e triste. Una realtà in cui quella follia può essere usata, al massimo, per concludere un contratto o “vendere assicurazioni“. Il meccanismo utilizzato è quello della presa di coscienza, grazie al quale il protagonista interpretato da Driver si rende conto di quanti e quali danno lo scontro con la vita vera abbia fatto ai suoi ideali. Risulta quindi evidente la critica di Gilliam a Hollywood, quella dei grandi investitori a cui va concessa ogni tipo di stranezza pur di ottenere la sponsorizzazione richiesta, e al sistema in generale (menzione speciale alla battuta su Trump). Una Hollywood cinica dunque, che pensa solo al profitto, alle feste e a far quadrare i conti.

L’uomo che uccise don Chisciotte – un grande film

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L’ironia del film fa pochi sconti, tra situazioni surreali e battute ironiche, ma ha anche un lato estremamente romantico e commovente, che rende l’essenza del film davvero variegata e meritevole di essere compresa fino in fondo. Il paesaggio della Spagna rurale scelto dal regista dimostra certamente di essere la cornice ideale per il suo Don Chisciotte, che trova in questo tipo di ambienti il suo sfogo perfetto. Le atmosfere surreali create dal regista creano poi un’aura unica al film, che lascia lo spettatore incantato.

In definitiva, il giudizio sul film non può essere altro che largamente positivo. Terry Gilliam espone ancora una volta il suo volto migliore, mostrando anche i motivi di questa gestazione venticinquennale: a Hollywood più di qualche grande produttore si sarà sentito chiamato in causa. La pellicola, scanzonata e provocatoria, lascia un leggero amaro in bocca nello spettatore, come solo un grande film sa fare, portandolo a riflettere e pensare.

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