Con i suoi paesaggi gelidi e l’atmosfera spettrale, Sei Ancora Qui ripropone la coppia vincente Thorne – Speer, dopo il successo ottenuto con Il Sole a Mezzanotte qualche anno fa. La pellicola narra le avventure di Ronnie (Bella Thorne), in un mondo devastato da una gigantesca esplosione (definita L’Evento) che ha decimato gli abitanti delle città del nord degli USA, tra cui suo padre. Un altro dei catastrofici effetti dell’incidente è la creazione dei cosiddetti “redivivi”, reminiscenze spettrali delle vittime, che ripetono a cicli l’azione che stavano compiendo durante la tragedia. La monotonia e la tristezza della vita di Ronnie viene interrotta quando un redivivo cerca di comunicare con lei, spaventandola.

Dopo aver chiesto aiuto al proprio insegnante, il professor Bittner (Dermot Mulroney), si rifugerà tra le braccia di un misterioso sconosciuto (Richard Harmon). Le loro ricerche li porteranno a fare scoperte sconcertanti, che cambieranno per sempre la loro vita.

Sei Ancora Qui: un cast ispirato e una regia accurata

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Partiamo dalla regia. Scott Speer mostra precisione e accortezza, oltre a una buona padronanza degli strumenti del mestiere, riuscendo a maneggiare piuttosto bene il materiale umano a sua disposizione. Non solo: fa sfoggio di una notevole abilità nella creazione della suspense propria di ogni thriller che si rispetti, riuscendo a rendere al meglio il lato più spaventoso della pellicola. Le scene che fanno andare il cuore in gola non sono poche, e sono sapientemente distribuite nell’arco narrativo.

Cerca di fare del suo meglio, nonostante una sceneggiatura con più di qualche buco (ne parleremo più approfonditamente in seguito) anche l’affascinante Bella Thorne. La giovane promessa statunitense riesce ad essere magnetica ed espressiva al punto giusto, dimostrando di avere anche margini di miglioramento. Regge ottimamente le scene in cui è coinvolta, sebbene in alcuni punti la scarsità dei dialoghi prenda il sopravvento. Bene anche i co-protagonisti, con menzione di merito per Dermot Mulroney, impeccabile nei panni del professor Bittner. Discreta anche la prova del protagonista di The 100, Richard Harmon, mono-espressivo nella misura richiesta dal ruolo.

Sei Ancora Qui: uno script con troppi buchi

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Arriviamo al vero tasto dolente della pellicola: la sceneggiatura. Fondamentalmente, regge discretamente bene nella prima parte, per poi perdersi nella complessa originalità della trama, che dall’ambizione iniziale sfocia nella superficialità. Nella seconda parte infatti, quando alcuni misteri si dipanano e la verità viene a galla, lo screenplay crolla miseramente e i nodi vengono al pettine. Paradossalmente, quindi, cade proprio nel momento in cui dovrebbe invece esaltarsi.

Sono decisamente troppi i buchi e le incongruenze della pellicola, che si fanno via via più grossolane, per arrivare da un plot twist finale che, per quanto azzeccato, non riesce a rimettere del tutto insieme i cocci di un film che poteva essere molto meglio, con qualche accortezza in più. Resta l’amaro in bocca di un’occasione sprecata: con qualche piccola spiegazione si poteva ovviare ai tanti errori lungo l’arco narrativo, ma la necessità di far combaciare troppe idee diverse ha reso il tutto caotico e confuso. Si tratta fondamentalmente di un film che non sa spiegare sé stesso.

Anche la storia d’amore tra i due protagonisti pare forzosa oltre che scontata, complice forse la chimica non eccellente tra la Thorne e Harmon nelle scene più serie. Anche il rapporto tra Ronnie e la madre non viene approfondito a sufficienza, rendendola un personaggio inutile, atto solo ad allungare il minutaggio del film. Parlando dei dialoghi, appare evidente la difficoltà nei momenti più seriosi, che sfociano troppo spesso nel cliché. Meglio invece i momenti di alleggerimento, quelle piccole battute che stemperano un po’ la tensione e strappano più di qualche sorriso in sala.

Sei Ancora Qui: non è tutto da buttare

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Al netto di quanto detto sulla sceneggiatura, il film non è comunque da considerarsi irrecuperabile. Rimangono infatti alcune scene girate decisamente bene, soprattutto quelle in cui la suspense prende il sopravvento. Anche i momenti emozionali, in cui l’abilità degli attori gioca un ruolo cruciale, riescono in parte a riscattare il prodotto, che riesce a commuovere in più di un’occasione. Per quanto riguarda le musiche e la fotografia, entrambe riescono a rendere al meglio l’atmosfera tetra e cupa del film.

Le incongruenze dello script possono minarne la credibilità, ma non molto più di una pellicola d’azione in cui Liam Neeson, a 50 anni suonati, riesce ad inseguire un’auto a piedi, per fare un esempio. Insomma, Sei Ancora Qui non sarà certo il film dell’anno, e non rientrerà negli annali del cinema americano. Rimane tuttavia un discreto prodotto di intrattenimento, con alcune scene anche decisamente godibili. L’ideale per passare un’ora e mezzo senza troppe pretese. Il link di Sei Ancora Qui è disponibile a questo link.

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