È inutile, non c’è nulla da negare. Harry Potter è senza ombra di dubbio una delle saghe fantasy più amate degli ultimi vent’anni e, se consideriamo i prequel di Animali Fantastici, lo spettacolo teatrale La maledizione dell’erede e tutte le altre possibili storie che potrebbero saltar fuori dalla penna di J.K.Rowling, non è da escludere che diventi anche una delle più longeve. Proprio in questa giornata, nel 2001, usciva al cinema Harry Potter e la pietra filosofale di Chris Columbus segnando l’inizio di un’era che non ha ancora visto la sua fine. Noi generazione Y siamo cresciuti così, a suon di Accio e Wingardium Leviosa, fischiettando le note di Hedwig’s Theme di John Williams e quando la mamma ci chiedeva di spazzare per terra ne approfittavamo subito per salire a cavalcioni della scopa e fingere di giocare a Quidditch (psst, ma lo sapete che esiste il quidditch babbano? Ci sono diverse squadre sparse in Italia).

Ora siamo diventati adulti ma quella magia e quel castello gigantesco non hanno mai smesso di far parte dei nostri cuori. Dopotutto, sono stati la nostra infanzia e la nostra adolescenza e hanno permesso a tanti ragazzi (che ritrovandosi in quei personaggi tutti diversi ma tutti meritevoli) di trovare un proprio mondo di evasione ma anche forza e consapevolezza di sé. E siamo felici che questo non si sia ancora spento, grazie ai film di Animali Fantastici che sicuramente accompagneranno nella crescita le nuove generazioni (e che quindi potranno conoscere tutta la saga di Harry Potter).

Un po’ Oliver Twist un po’ fiaba 

Harry Potter, CinemaTown.it

Come dicevo, noi Millennials siamo cresciuti con questo maghetto dagli occhiali tondi e, mentre lui imparava tante cose nella scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts – con i libri, con le lezioni, ma anche fuori, nel mondo reale, nei rapporti umani e nelle azioni che si compiono – anche noi imparavamo con lui, mentre lui cresceva, noi crescevamo con lui. Si potrebbe dire che sia una sorta di Bildungsroman – magari non nel vero senso del termine – ma poco ci manca. In Harry Potter ritroviamo l’Oliver Twist Dickensiano, anche lui un orfanello, anche lui maltrattato, anche lui nel mezzo di mille peripezie per approdare al suo happy ending. Ma senza magia e senza tutti quei soldi che invece possiede Harry. Ma c’è anche quell’aria di fiaba che ci lascia incantati, non solo per la quantità di personaggi fantastici come troll, orchi, elfi, folletti, gnomi e chi più ne ha più ne metta, ma anche e soprattutto per quello che questa storia ci ha lasciato dentro, che ci ha insegnato. Senza contare che i primi film (ma forse di più i libri) hanno sicuramente un tono più fanciullesco e fiabesco rispetto agli ultimi.

Tante volte abbiamo letto di articoli e post che dicono che gli appassionati della saga hanno una mentalità più aperta, sono meno inclini al razzismo o al bullismo, non storcono il naso di fronte a chi è diverso o particolare e sono più altruisti. Sarà vero o saranno un mucchio di “baggianate”? Che sia vero o meno, nessuno di noi è rimasto indifferente ai saggi insegnamenti del professor Silente o al fatto che Lord Voldemort possa ricordare qualsiasi tipo di dittatore con l’ossessione per la per la purezza del sangue, passato, presente e futuro, o ancora, il forte legame di amicizia che si instaura tra Harry, Ron ed Hermione, ma poi anche con Neville e Luna e, ricordiamolo, questi ultimi non brillavano certo in popolarità, insomma, non erano quelli “nella norma”. Ma è proprio questo il bello di Harry Potter: tutti possono contare qualcosa nel loro piccolo, tutti hanno la loro importanza nel grande e macchinoso universo che si smembra e ricrea sotto i loro piedi.

Quando Hagrid è arrivato abbattendo la porta della baita nella quale Harry era nascosto con i Dursley per dirgli che lui era un mago, tutti ci siamo sentiti un po’ coinvolti. La risposta “Non posso essere un mago. Sono Harry, solo Harry” ci ha aperto subito un mondo di crescita personale e consapevolezza. Lui non era solo Harry così come noi non siamo solo noi. Possiamo essere tante cose e possiamo essere molto più forti e coraggiosi di quello che crediamo o di quello che ci fanno credere.

Quelle scelte che possono cambiare tutto

Harry Potter, CinemaTown.it

Plasmare il carattere e la psicologia di un giovane non è cosa difficile ma è estremamente delicata, Albus Silente questo lo sapeva bene quando cercava di dare i suoi migliori insegnamenti ad Harry e anche a noi. Dopotutto, sono sue le frasi che citiamo più spesso e a cui ci rifacciamo quando abbiamo bisogno di un po’ di speranza; è facile dimenticarsi che l’interruttore della luce è a due passi da noi quando siamo terribilmente infelici o cercare di rifugiarsi nei sogni inventati dalla nostra mente quando la realtà è troppo crudele, ma soprattutto capire che quello che davvero ci plasma come persone sono le scelte che compiamo e non le abilità che pensiamo o non pensiamo di avere.

Nient’altro come questa saga ci ha insegnato che non bisogna mai fermarsi all’apparenza e sottovalutare le persone: ce lo ha insegnato Neville Paciock che, da ragazzino pauroso che sembrava essere capitato a Grifondoro per caso, ha preso il coraggio a due mani e ha combattuto Voldemort in prima fila mostrandoci che essere coraggiosi non significa non avere paura ma affrontare le proprie paure anche se te la stai facendo sotto; ce lo hanno insegnato anche Luna Lovegood che, con il suo essere strana e fuori dagli schemi, sa apprezzare le cose più semplici e rudimentali e Severus Piton che ha sacrificato tutto, persino la propria integrità e il proprio nome, per fare ciò che è giusto. Ma anche Draco Malfoy e Sirius Black che ci hanno mostrato che non importa da dove si viene o di quale reputazione gode la propria famiglia, c’è sempre un modo per tirarsi fuori e non commettere gli stessi sbagli. O Remus Lupin che non ha permesso alla sua natura bestiale di plagiare anche quella umana ed è una delle persone più buone che conosciamo. Anche Regulus Black che ha deciso di tornare sui suoi passi e fare qualcosa nel suo piccolo per evitare la catastrofe.

Ma ce lo hanno insegnato anche il professor Raptor e Peter Minus che, per quanto potessero apparire deboli e insospettabili, erano quelli dai quali aspettarsi il male peggiore.
Perché non è l’aspetto o la provenienza che contano ma sono le scelte, le decisioni, non sempre facili e non sempre indolori ma estremamente essenziali nella vita, che sia in una storia fantasy o nella realtà quotidiana di tutti i giorni.

Nono sono le nostre capacità a determinare chi siamo davvero, sono le nostre scelte.

Diceva Silente in Harry Potter e la camera dei segreti. E aveva ragione. Quantomeno, è ciò che decidiamo di fare delle nostre capacità a determinarlo.

La mietitrice con la falce

Harry Potter, CinemaTown.it
Di solito cerchiamo sempre di tenere lontani i bambini o chi è troppo giovane dalle vicende tristi come la morte, cerchiamo solo di spiegarla nel modo più dolce possibile.
Ma Harry ha avuto a che fare con la morte fin da quando gattonava. Certo, era troppo piccolo per ricordare la morte dei genitori, ma l’ha rivissuta coi Dissennatori. Al quarto anno però non ha potuto impedire la morte di Cedric Diggory e da lì ha cominciato a vedere i Thestral, cavalli alati che trasportano le carrozze di Hogwarts. La loro particolarità? Sono visti solo da qualcuno che abbia visto morire una persona.

Credo che questi animali siano la metafora perfetta di questa realizzazione: vedere una persona morire, soprattutto se è un caro che non potrà più essere con te a sostenerti, è un trauma, qualcosa che ti cambia profondamente e che ti fa fare quell’ulteriore passo nel “mondo adulto” dove non è più tutto bello e magico ma ci sono anche la tragedia, la sofferenza, le lacrime, il dolore. Harry Potter è stata una delle prime storie a metterci in ginocchio da questo punto di vista e ogni volta che facciamo un re-watch e rivediamo i personaggi che abbiamo amato, non possiamo fare a meno di sentire una stretta al cuore nel pensare che tra un paio di film moriranno.

Dopotutto, c’è una guerra in corso e, anche se si tratta di un mago oscuro inventato dalla testa di una scrittrice, non c’è niente di più reale. In guerra si perdono le persone che si amano. Ma, se è vero che fisicamente non potremo più riabbracciare quelle persone, è anche vero che:

Le persone che amiamo non ci lasciano mai veramente. Possiamo sempre ritrovarle. Qui dentro [nel cuore].

(Harry Potter e il prigioniero di Azkaban).

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