City Of Lies – L’ora della verità, film del 2019, diretto da Brad Furman è l’adattamento del libro LAbyrinth scritto da Randall Sullivan, che ripercorre l’omicidio di Notorious B.I.G. e l’omicidio di Tupac Shakur, seguendo le indagini dal detective Russell Poole, aiutato dal giornalista Jack Jackson; nel cast troviamo Johnny Depp e Forest Whitaker. Il film è stato bloccato in via precauzionale negli Stati Uniti, dopo aver avuto gravi problemi produttivi a seguito delle polemiche nate sul set del film secondo cui Gregg Brooks, ex location manager del film, sarebbe stato colpito più volte da Depp. La pellicola uscirà comunque in Italia, in anteprima mondiale, il 10 gennaio 2019, distribuito da Notorious Pictures.

Lesane Parish Crooks e Christopher Wallace, alias Tupac Shakue e Biggie Small, sono i due rapper di riferimento, rispettivamente, di East e West Coast nella battaglia hip-hop che infuria nella seconda metà degli anni ’90. Questo, finchè entrambi non vengono uccisi, a colpi di pistola, in circostanze misteriose. Del caso, tra gli altri, si occupa il tenace detective Poole (Johnny Depp), che tra pregiudizi, razzismo e politica, dovrà destreggiarsi in un mondo tutt’altro che limpido, dove nessuno pare avere a cuore la verità a parte lui. Ad affiancarlo in questo viaggio, troviamo Jackson (Forest Whitaker), giornalista di successo, impegnato a verificare la propria personale tesi sul caso.

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City Of Lies – L’ora della verità: un film che affronta temi scomodi

City Of Lies – L'ora della verità cinematown.it

Cominciamo subito dicendo che City Of Lies – L’ora della verità è certamente un film coraggioso. Prima di tutto, perché affronta temi decisamente caldi, ma senza la vena giustizialista e raffazzonata che affligge i nostri tempi. Tra razzismo e politica, la pellicola affronta infatti tematiche inflazionate in maniera relativamente rivoluzionaria, ovvero in modo distaccato. Non si preoccupa di fare bianco o nero, né di distinguere tra i buoni e i cattivi in modo arbitrario. Fa una cosa molto più semplice: racconta i fatti per come sono o potrebbero essere accaduti, senza giudicare superficialmente. Affronta, per esempio, il delicato caso di un poliziotto di colore ucciso da uno bianco, poche settimane dopo il pestaggio ingiustificato di un ragazzo afroamericano da parte della polizia, con tutte le problematiche politico-sociali che comporta. Allo stesso tempo, però, mostra il vero razzismo strisciante che si annida ovunque, persino nelle istituzioni, perché “lo sai come sono fatti loro, no?”. Non prende quindi le parti di nessuno, mostrando entrambi i lati della medaglia, senza nasconderne nessuno.

Anche la polizia e le istituzioni non ne escono certo bene, essendo mostrate come organismi freddi ed egoisti, molto più impegnati ad insabbiare i propri problemi, reali o presunti, piuttosto che a fare ciò per cui sono concepite. Viene palesato così un mondo di disillusione, in cui farla franca davanti ai media è più importante di tutto, anche della vita umana. Lo stesso vale anche per il mondo giornalistico, rappresentato da Jackson. L’asservimento al potere, unito alla necessità di fare notizia, anche se ciò significa diffamare qualcuno, sono tasti dolenti su cui il film batte con forza.

City Of Lies – L’ora della verità: un Johnny Depp sempre più maturo e un solido Forest Whitaker

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Il tutto, sotto gli occhi dell’idealista detective Poole, interpretato da un finalmente puntuale Johnny Depp. Dopo una carriera basata su performance (anche strabilianti, ovviamente) sopra le righe, Depp sembra finalmente avviato verso una fase più matura della propria carriera. Dopo il ruolo di Whitey Bulger in Black Mass e quello, più ridotto in termini di minutaggio, del killer Ratchet/Cassetti in Assassinio sull’Orient Express, l’attore si destreggia infatti in una nuova interpretazione dai toni misurati, riuscendo ad essere comunque magnetico, impresa non sempre riuscita in passato. Se solitamente il protagonista della saga di Pirati dei Caraibi sembra tirare fuori il meglio di sé solo con prestazioni strampalate e fuori dalle righe, sembra che ora il suo repertorio si sia arricchito.

Il suo detective è difatti tormentato, ossessivo, ma riesce a rappresentarne l’ossessione senza uscire dagli schemi, mostrandola in modo molto più maturo e meno teatrale, quasi cercasse di nasconderla, facendola trasparire solo da piccole espressioni facciali. Impossibile non parlare anche dell’interpretazione del co-protagonista, l’immenso Premio Oscar Forest Whitaker, apparso ultimamente anche in un film Marvel (Black Panther) e in qualche titolo sottovalutato (Southpaw). Il veterano di Hollywood affronta il ruolo con dedizione, riuscendo ad instaurare un’ottima chimica col compagno di riprese, e creando situazioni che permettono ad entrambi di esaltarsi. Riesce anche a mostrare piuttosto bene l’evoluzione emotiva del proprio personaggio. A lui sono affidate le parti maggiormente commoventi, che riescono a coinvolgere molto bene lo spettatore.

City Of Lies – L’ora della verità: un’ottima sceneggiatura

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I dialoghi e le scene del film sono scritti decisamente bene, da una mano esperta e ferma, che riesce a coniugare i momenti narrativi e quelli maggiormente emozionali. La narrazione è chiara e riesce a tenere avvinti, nonostante la relativa scarsità di azione presente nella pellicola. In alcuni punti ricorda vagamente Zodiac di David Fincher, e la successione di bugie e depistaggi fa riflettere lo spettatore piuttosto che confonderlo. Viene inoltre mostrato molto bene il dualismo tra idealismo e politica. Merita una decisa menzione anche la colonna sonora, davvero molto incisiva con pezzi hip-hop che creano l’atmosfera adatta, ma anche con composizioni più soft nei momenti drammatici.

City Of Lies – L’ora della verità: un film che manca di collegamenti

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Arrivando però ai tasti dolenti di City Of Lies – L’ora della verità, purtroppo c’è qualcosa da aggiungere. La regia infatti mostra qualche pecca di troppo, specialmente quando si tratta di trovare la giusta amalgama tra le diverse scene. Inizialmente la pellicola è eccessivamente didascalica, quasi documentaristica, e i primi flashback appaiono scollegati, come se i tasselli faticassero a combaciare. Questo, forse, a causa del tanto materiale a disposizione, più adatto ad una serie tv che ad un film.

Inoltre, sei temi principali sono affrontati a fondo, le sotto trame potevano essere gestite meglio. La situazione familiare del detective Poole, e il (non) rapporto instaurato col figlio potevano essere infatti approfonditi meglio, visto che alcuni aspetti vengono solo accennati, o addirittura ignorati. Il finale poi, sembra non sapere bene dove andare a parare, che poi è il problema di molti film tratti da storie vere. Sembra una sciocchezza, ma concludere un film a tema investigativo senza sapere con certezza chi è il colpevole lascia sempre un certo amaro in bocca. Le indagini sui due omicidi, infatti, sono tutt’ora in corso, e questo permette di avere soltanto teorie in merito.

Per concludere, City Of Lies – L’ora della verità è decisamente godibile, con performance attoriali di alto livello e uno script che, per quanto rischi di diventare didascalico, tiene avvinti per tutta la durata della pellicola, anche conoscendo già i fatti narrati. Unica vera pecca, la regia di Brad Furman, che non riesce a dare coesione ad un film che, altrimenti, sarebbe stato un vero gioiellino cinematografico.