Aquaman: perché il film di James Wan è quello che serviva al DCEU

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Aquaman di James Wan, con Jason Momoa, ha convinto pubblico e critica, segnando un nuovo e radioso inizio per il DCEU dopo un inizio difficile.


Un po’ come Batman nella trilogia diretta da Christopher Nolan, Aquaman finirà per essere il film di cui la DC necessitava, ma non necessariamente quello che meritava. Dopo un inizio incerto infatti (più a causa della critica che del box office, in verità) per il DCEU, con pellicole come L’Uomo d’Acciaio, Suicide Squad e Justice League, Aquaman potrebbe essere l’inversione di tendenza che la major attendeva ormai da qualche anno. Il futuro del franchise pare infatti più roseo che mai, al momento.

L’idea di portare Aquaman sul grande schermo non è nuova, ma raramente è stata presa sul serio dagli addetti ai lavori. Tra un tentativo di produzione fallito negli anni 2000 e un finto film su Aquaman di James Cameron nella serie HBO Entourage. Arthur Curry non era molto rispettato nell’ambito dei supereroi, specialmente rispetto a personaggi come Batman o Superman. Il fatto che la sua reputazione ruoti attorno alla sua abilità di parlare coi pesci la dice tutta. Serie animate come i Griffin lo hanno spesso schernito direttamente, ma ora la musica pare finalmente cambiata.

Sull’onda del successo economico e di critica, Aquaman pare sulla via giusta per diventare uno dei maggiori successi della DC, insieme a Wonder Woman. A dispetto dei molti dubbi iniziali, incentrati soprattutto sul tono del film e sull’interesse del pubblico rispetto ad Arthur Curry come protagonista, Aquaman è andato ben oltre le più rosee aspettative. Come gestire questo inatteso successo, e quali implicazioni avrà sul futuro della saga, sono due importanti spunti di riflessione in casa DC.

Aquaman: La Warner Bros. sta imparando dagli errori del DCEU

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Perché cadiamo? Per imparare a rimetterci in piedi. Una delle citazioni più celebri di Batman Begins non potrebbe essere più appropriata per la situazione odierna del DCEU. Quando Zack Snyder prese le redini del progetto, portò in dote uno stile riconoscibile grazie a successi come Watchmen, 300 e Sucker Punch. Avrebbe dovuto portare la DC in una nuova era, a combattere contro lo strapotere della Marvel. I risultati, però, non sono certo stati quelli sperati. In antitesi al MCU, infatti, il DCEU di Snyder è stato aspramente criticato per l’approccio ai personaggi e alle trame, e per la pianificazione totalmente scoordinata, soprattutto rispetto alla Casa delle Idee di Stan Lee.

Ad ogni modo, finanziariamente parlando, le cose non sono andate poi così male. Per migliorare ulteriormente c’era bisogno di tempo, o di una forte onda che spingesse avanti il franchise. Con Aquaman, il cambio di rotta è evidente, fin dall’assunzione di James Wan. Le nuove direttive sono di avere un tono più leggero, un’estetica più familiare, e addirittura di rispolverare i cari vecchi happy ending.

Aquaman: la DC si “avvicina” alla Marvel

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Non è facile ammettere un errore, specialmente quando questo è venuto a costare svariati milioni di dollari. Per questo motivo, la Warner Bros. merita un plauso per la scelta di non abbandonare la barca, ricominciando da capo dopo che Justice League non aveva soddisfatto le aspettative. Piuttosto, la compagnia ha preferito correggere il tiro e cambiare il proprio approccio, per la seconda parte del progetto. Inizialmente la DC doveva essere qualcosa di totalmente differente dal MCU, ma l’intento è palesemente naufragato, nonostante le buone intenzioni.

A quel punto, la battaglia si è fatta impari, con il pubblico che ha decisamente privilegiato la saga della Marvel. La DCEU, con questo forte cambiamento, rinuncia ora alla propria identità per inseguire i gusti del pubblico, al fine di conseguire i successi che spera di ottenere ormai da anni, e contrastare la rivale. Ciò non significa necessariamente copiare, ma semplicemente aderire ad una rappresentazione più familiare e vicina ai fan. Questo, in effetti, è ciò che ha reso Aquaman un successo mondiale.

Aquaman: una nuova identità per la DC

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Lo stesso scetticismo che ha attorniato Aquaman ha circondato anche Wonder Woman, nel 2017, prima della release. Quando la pellicola con Gal Gadot ha finalmente debuttato, però, i dubbi si sono dissolti. Tutt’oggi la pellicola rimane infatti quella col miglior punteggio su Rotten Tomatoes, tra quelle della DC, ed ha introdotto una nuova estetica nel franchise. Parliamo di qualcosa mai visto prima, ma più familiare, paragonabile a Captain America: Il Primo Vendicatore. Ora, Aquaman ne segue le orme.

Confrontare quest’ultimo con tutti i film precedenti è piuttosto indicativo. La mancanza di speranza di L’Uomo d’Acciaio e degli altri viene infatti sostituita da un forte senso di ottimismo. Rispetto agli altri personaggi, Arthur Curry si sente come un vero eroe, sebbene inizialmente rigetti questo ruolo, in Justice League. Jason Momoa, poi, attribuisce un carisma e una presenza scenica fondamentali per rendere credibile il tutto agli occhi del pubblico.

Aquaman: cosa insegna per il futuro

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Nonostante sembrasse vicino alla fine definitiva, a quanto pare il DCEU avrà un futuro. La Warner Bros. ha imparato dai propri errori e ne ha fatto tesoro. Ha dato più potere ai singoli registi, come James Wan appunto, il quale ha affermato che si sarebbe assunto ogni responsabilità di un eventuale fallimento della pellicola. La stessa libertà speriamo verrà data a Matt Reeves per The Batman. E mentre non è garantito che questo tipo di libertà porti a grandi successi, è evidente che la Warner non si basa più solo su un grande processo produttivo, ma anche sulla fiducia negli artisti. Considerato che alcuni franchise mostrano la loro forza quando non sono bloccati a livello creativo, senz’altro al pubblico interesseranno i lavori che potranno fare filmmaker come il già citato Reeves, Patty Jenkins (Wonder Woman 1984), David F. Sandberg (Shazam!) e Cathy Yan (Birds of Prey).

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