Come Blumhouse Productions ha alzato la qualità dei prodotti horror contemporanei

Negli ultimi anni, Blumhouse Productions si è affermata come il leader assoluto nel settore horror. L’analisi del modus operandi della casa produttrice.


Secondo lo studio interattivo di un utente di Reddit, nel corso del Novecento, la popolarità dei film di genere ha subito importanti cambiamenti. In base ad una serie di statistiche tratte da IMDB, si può notare che i war-movie, i musical e i western (ovvero, i generi più in voga durante il periodo d’oro di Hollywood) hanno subito una netta debacle. Al contrario, a risalire la china sono stati la fantascienza, il thriller ma, soprattutto, l’horror. Dagli anni 2000 in poi, il genere horror si è reso protagonista di una clamorosa scalata nell’ambito dei gusti popolari, tra cui quella fatta dai prodotti Blumhouse.

In modo particolare, con ben 734 milioni di dollari di incassi, il 2017 si è affermato come l’anno più redditizio negli Stati Uniti per il cinema horror. Gli incassi della stagione hanno visto in cima alla classifica IT. Tuttavia, l’annata è stata segnata anche da una serie di eccellenti performance al box-office da parte di tre film della scuderia di Jason Blum, fondatore e attuale CEO di Blumhouse Productions. Split, Scappa – Get Out e Auguri per la tua morte hanno conquistato ben 370 milioni degli incassi domestici dell’anno. Anche il 2019 sta andando a gonfie vele per il marchio Blum. Infatti, in attesa di Ma e di Unfriended: Dark Web, l’ultimo film di M. Night Shyamalan, Glass, ha fatto faville ai botteghini mondiali.

Ad aggiungersi al successo appena citato, sta provvedendo anche Noi, il secondo film da regista di Jordan Peele. Ma facciamo un passo indietro e concentriamo l’attenzione sulla nascita del famigerato metodo Blumhouse. In meno di dieci anni, la ricetta adoperata da Jason Blum ha cambiato il volto del cinema horror a basso budget e si è meritata un case study da parte di Harvard University.

Gli esordi di Jason Blum

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Dopo essere cresciuto in una famiglia dedita al mondo dell’arte e a stretto contatto con personalità quali Andy Warhol, Dennis Hopper, Steve Martin e Roy Lichtenstein, il giovane Jason Blum dimostra, non ancora ventenne di avere un particolare talento nel campo della produzione. Al college, fa di tutto per trovare i finanziamenti necessari alla produzione del primo lungometraggio di Noah Baumbach, il suo compagno di stanza. Successivamente, Blum diventa l’anima del Malaparte Theater Company, la prima compagnia teatrale off-Broadway non profit della città di New York. La compagnia venne fondata da Ethan Hawke che, nel corso degli anni, sarebbe diventato uno dei migliori amici di Jason.

Il vero salto di qualità, tuttavia, arriva nel 1995. Blum viene assunto da Miramax come responsabile delle acquisizioni dei diritti di distribuzione domestica ed internazionale dei film. All’epoca, i Fratelli Weinstein erano i principali produttori indipendenti degli Stati Uniti d’America. La Miramax era in grado di muoversi come una major e di rendere largamente commerciabile il cinema art-house amato dalla critica. Tuttavia, un litigio con Harvey e Bob Weinstein ed il fallimento dell’acquisizione di Blair Witch Project spinge Blum ad abbandonare Miramax. All’alba del nuovo millennio, Jason fonda la sua casa di produzione, facendo tesoro delle lezioni imparate fino a quel momento.

Lo strepitoso successo di Paranormal Activity

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È il 2000 e Blumhouse Productions vede la luce. I primi anni sono difficili e Blum porta a termine una serie di progetti già intrapresi. Nel 2007, il passato torna a colpire e offre al produttore la possibilità di un riscatto. Dopo aver mancato l’acquisizione di Blair Witch Project -horror found-footage che, a fronte di 60 mila euro di budget ne avrebbe guadagnati più di 250 milioni-, Blum non si lascia sfuggire un’occasione d’oro. Tra le sue mani, infatti, capita una copia di Paranormal Activity. Per la tecnica del falso documentario, per il budget irrisorio e per i rifiuti in cui incappa, il film gli ricorda il caso Blair Witch Project.

Questa volta, Blum è molto astuto e, facendo tesoro del passato errore, acquista il film. La mossa successiva è convincere Paramount e Dreamworks a concedergli un test-screening. Dopo due anni di discussioni, di tagli di montaggio e modifiche al finale, Paramount si assicura i diritti di distribuzione domestica ed internazionale del film. A fronte di un budget di produzione di 15 mila dollari, Paranormal Activity raggiunge l’incredibile cifra di 195 milioni al box-office. Ha ufficialmente inizio la febbre Blumhouse.

L’affermazione del Metodo Blum

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A partire da Insidious e Sinister, Jason Blum mette a punto la formula low budget, high concept basata su due importanti assunti: budget basso e idea forte alla base del film faranno la fortuna della sua impresa. Per ridurre i budget dei suoi film, Blum fornisce ad ogni regista con cui lavora il totale controllo creativa ma anche una lista di consigli. Evitare di superare i 25 giorni previsti per le riprese, budget compresi tra i 3 e i 5 milioni per ridurre a zero il rischio di perdite, evitare l’uso di effetti digitali e limitare le parti in cui le comparse parlano (gli extra parlati costano 500 dollari al giorno) sono i capisaldi Blumhouse. La concessione, poi, a cast e crew di un salario di base arricchito a seconda del successo del film al box-office spingerebbe tutti, secondo il produttore, a dare il meglio di sè.

Infine, la decisione delle strategie di release avvengono soltanto a riprese concluse. A partire dal 2011, inoltre, Blumhouse ha firmato con un Universal Pictures un accordo di ten-year-first-look-deal. L’accordo prevede che Blumhouse mostri in anteprima a Universal per dieci anni tutti i progetti su cui lavora. Gli Studios, poi, sono liberi di scegliere se co-produrre e distribuire il film o meno. La mossa di produrre un film a basso budget ma di lanciarlo come fosse un blockbuster ha dato i suoi frutti.

I principali successi targati Blumhouse Productions

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In meno di dieci anni, il nome di Jason Blum si è affermato come garanzia di successo. Era da tantissimo tempo che un produttore non legava a tal punto il proprio nome ai film realizzati. Dopo appena tre anni di attività, Blumhouse Productions è stata in grado di sviluppare quattro franchise creati da zero. Paranormal Activity, Insidious, Sinister e La notte del giudizio, infatti, non si appoggiano a nulla di preesistente, non sono cinecomics nè remake e possono essere prodotti a costi ridicoli. Al momento, ad Hollywood, nessuno può dire di avere un simile patrimonio. Ai titoli già citati si aggiungono anche i successi di Oculus, Ouija, Unfriended e The Visit.

In breve tempo, Jason Blum è stato in grado di ridisegnare le coordinate dell’horror contemporaneo. In modo particolare, Oculus è un piccolo saggio sulle straordinarie possibilità offerte dal montaggio al genere horror. Il film riesce a manipolare la tensione negli spazi stretti in modo molto rapido, secco e asciutto. E, oltre tutto, riesce a farlo contando su un’unica location e su una manciata di attori. A tutto ciò si aggiunge l’attenzione alle tematiche sociali: come nella migliore tradizione degli anni ’70 e ’80, la quadrilogia de La notte del giudizio è costruita su una ferocissima critica al contesto contemporaneo degli Stati Uniti d’America.

I registi della scuderia

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Dopo un post-Paranormal Activity giocato prevalentemente sul found footage (The Bay, Area 51, Creep, The Gallows), Blumhouse è stata in grado di ampliare i propri orizzonti, di lanciare registi esordienti e rivitalizzare autori sull’orlo del baratro. Nel corso della sua carriera, Blum ha lanciato Damien Chazelle, Jordan Peele e Mike Flanagan nel firmamento hollywoodiano. Il primo è l’autore di La La Land e de Il primo uomo nonchè il più giovane regista ad aver vinto il Premio Oscar per la Miglior Regia. Per Blumhouse, Chazelle ha realizzato Whiplash, il suo film di debutto. Grazie al reboot di Ai confini della realtà e al grande successo di Noi, attualmente nelle sale, Jordan Peele è considerato uno degli autori più talentuosi del cinema americano.

Blum ha prodotto il suo primo film, Scappa – Get Out e ha co-prodotto anche Noi. Infine, Mike Flanagan è, molto probabilmente, il regista horror più quotato del momento. Per Blumhouse, Flanagan si è occupato della regia di Oculus, Il terrore del silenzio e di Ouija. Il regista è reduce dall’ottima accoglienza riservata alla serie Netflix Hill House, adattata, scritta e diretta, e si sta occupando di Doctor Sleep, sequel di Shining. Tra i registi sottratti al limbo e rilanciati con grande successo spiccano i nomi di James Wan, M. Night Shyamalan e Spike Lee. Prima di essere assoldato da Warner Bros Pictures, il primo ha diretto per Blumhouse i primi due episodi della saga di Insidious, rimanendo alla produzione dei successivi due.

D’altra parte, grazie alla cura Blum, Shyamalan è tornato al territorio che gli è più congeniale, con la scrittura e la regia di The Visit, Split e Glass, film, questi ultimi due, che hanno dato vita alla trilogia sui supereroi nata a partire da Unbreakable. Finora, Blumhouse Productions ha portato a casa cinque Premi Oscar, grazie ai film di Chazelle, Peele e Lee. Whiplash si è aggiudicato i riconoscimenti al Miglior Attore Non Protagonista, Miglior Montaggio e Miglior Sonoro; Scappa – Get Out ha vinto il premio alla Miglior Sceneggiatura Originale, mentre BlacKkKlansman quello alla Miglior Sceneggiatura Non Originale.

I prossimi progetti di Blumhouse Productions

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Tra progetti cinematografici e televisivi, Jason Blum sta mettendo ancora tanta carne al fuoco. Ad attirare la nostra attenzione sono Ma, diretto da Tate Taylor ed interpretato da Octavia Spencer, in uscita il 20 Giugno e The Hunt, scritto da Damon Lindelof. Risale allo scorso Novembre un accordo tra Blumhouse ed Amazon che prevede la realizzazione di otto film distribuiti da Amazon Prime Video. Oltre a pensare ai sequel di Halloween, Jason Blum dovrebbe rivitalizzare anche i Mostri della Universal. L’uomo invisibile, infatti, sarà prodotto da Blumhouse e vedrà alla regia Leigh Wannell, sceneggiatore e regista della saga di Insidious.

Al momento, Blumhouse Productions ha raggiunto l’incredibile cifra di 4 miliardi di dollari al botteghino mondiale, rendendosi anche responsabile della realizzazione di 13 dei 25 film con maggiore profitto negli USA nel corso degli ultimi cinque anni.

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