The Irishman è crollato agli Oscar 2020: analisi di questo amaro fallimento

Con zero vittorie a fronte di dieci nomination, The Irishman e Netflix hanno dimostrato un’altra volta che non si possono vedere i film solo in televisione.


Gli Oscar 2020 hanno letteralmente castigato Netflix, uscita dalla cerimonia di premiazione con le uniche vittorie di Laura Dern per Marriage Story e American Factory nei documentari. Che la società ne fosse al corrente o meno, la cosa lascia interdetti. Alcuni addetti ai lavori che hanno osservato la cerimonia da vicino, però, affermano di aver visto Sarandos & Co. rassegnati ancor prima di entrare al Dolby Theatre. Rassegnazione che si è poi materializzata quando The Irishman di Martin Scorsese, a fronte di dieci nomination, non ha portato a casa nemmeno un riconoscimento.

Gli esperti in materia e il circuito internazionale della critica hanno dato l’allarme già molto tempo fa, sottolineando una caratteristica di The Irishman che l’ha penalizzato ovunque: sembra troppo lungo. Da quest’impressione, le deduzioni sono arrivate a cascata, con utenti e critici che hanno addirittura ipotizzato che fosse noioso a causa della perdita di virtuosismo da parte di Scorsese. Il ché, parliamoci chiaro, non ha assolutamente senso.

Eppure Netflix ha seguito alla lettera le regole della campagna marketing da Oscar, spendendo per The Irishman un capitale enorme, ma ciò nonostante lo streamer non è riuscito ad ottenere il consenso necessario. Perché? A conti fatti, né Netflix, né Scorsese, né The Irishman hanno fatto qualcosa di sbagliato – e forse no si tratta neanche più di pregiudizio per i prodotti non “hollywoodiani”. Si tratta di attrito – quello di Newton, per intenderci – tra il pubblico e i contenuti Netflix.

Netflix non è il posto adatto per i film che devono vincere

the irishman oscar 2020 cinematown.it

Il modello di business dello streamer si fonda infatti sulla rielaborazione della seconda legge del moto: ha sconvolto l’industria dell’intrattenimento grazie alla sua capacità di ridurre il coefficiente di attrito tra il pubblico e i contenuti, con migliaia di scelte in continuo ampliamento, suggerendone una nuova non appena finisce quella vecchia. La riduzione dell’attrito è alla base del commercio digitale, perché si rimuovono lo sforzo fisico ed emotivo per godere del prodotto.

Tuttavia, l’attrito è proprio alla base di The Irishman, poiché si tratta di un film drammatico, come capita con tutti i film di altissimo livello presi in considerazione dai premi internazionali, in genere scomodi da guardare e metabolizzare – come la lunghezza percepita di The Irishman o la tensione emotiva di Marriage Story. I produttori fanno di tutto per ridurre questo attrito, ma non possono evitarlo perché è intrinseco nel modello di business del cinema.

Questo attrito è esattamente il punto debole dei titoli di – auspicato – grande successo prodotti dagli streamer, sebbene in buona parte dei casi possa diventare la caratteristica vincente che ti fa vincere l’Oscar. The Irishman ha un coefficiente di attrito enorme, perché non puoi evitare di guardare tutto il film per entrare in sintonia col suo protagonista, il ché a lungo andare rischia di diventare una gigantesca mole di minutaglie da dover metabolizzare.

Guardare The Irishman al cinema ne favorisce la comprensione

The Irishman, CinemaTown.it

All’inizio di The Irishman, si scopre immediatamente che Frank Sheeran verrà mostrato di nuovo da anziano, per chiudere il cerchio narrativo. Cerchio che non puoi assolutamente spezzare saltando dei minuti, poiché la sceneggiatura del film impone un’attenzione altissima se si vuole entrare in sintonia col protagonista. È un effetto cumulativo che avviene in maniera più fisiologica se la fruizione è al cinema, anziché davanti al televisore.

Se hai pagato per andare a vedere The Irishman al cinema durante la distribuzione limitata, significa che hai scelto in partenza di voler assecondare l’attrito, come ingrediente principale del film. Qualunque cosa accada sullo schermo, tu sei lì a guardarla con tutta l’attenzione che riesci ad impegnare, restando al fianco di Scorsese dall’inizio alla fine cercando di comprenderlo. Stando a casa invece, puoi arrenderti e l’attrito smette di funzionare.

Questo fattore è una vera e propria ironia della sorte, poiché l’assenza di attrito tipica dei prodotti Netflix è diventata uno svantaggio per Netflix. La release cinematografica è infatti durata pochissimo, servendo più da remainder per coloro che lo aspettavano in piattaforma, dove lo spettatore ha tranquillamente potuto scegliere di guardare altri prodotti disponibili, piuttosto che assecondare l’attrito per 210 minuti. La presenza dell’alternativa immediatamente disponibile ha causato un danno enorme alla fruizione di The Irishman, che ha fatto da esempio per tutti.

Se Parasite fosse stato un prodotto Netflix non avrebbe vinto l’Oscar

Parasite the irishman CinemaTown.it

Per applicare l’esempio, è matematicamente accertato che se Parasite fosse stato rilasciato su Netflix, anziché al cinema, avrebbe avuto lo stesso identico destino. Questo perché sebbene duri un’ora in meno rispetto a The Irishman, è una commistione di commedia e horror, che fa costantemente lievitare il racconto di un’ossessione scatenata dalla lotta di classe, che richiede un impegno ininterrotto sia con che senza il sottotitolaggio, facilitato dalla percezione che puoi avere in sala e che altrimenti non puoi avere in salotto.

Gli Oscar 2020, tra le altre cose, hanno insegnato a tutti che molti dei grandi film hanno un attrito che non paga a seconda del tipo di fruizione. The Irishman sarebbe potuto essere accorciato, o ancora meglio distribuito al cinema, ma questo avrebbe causato una perdita economica per Netflix – sebbene qualche detrattore ci tenga a ricordare il flop di The Wolf of Wall Street, nonostante ad oggi sia un’icona pop dall’altissima reputazione drammatica. A conti fatti, Netflix è decisamente contenta di essersi lasciata gli Oscar 2020 alle spalle.

Questo perché a livello commerciale, anche le singole nomination portano al risultato più importante, ovvero gli abbonati, ai quali si dovrà però dedicare un’attenzione diversa sviluppando un nuovo tipo di ragionamento, basato sulla domanda cruciale: può il pubblico apprezzare appieno lo splendore di un film senza la concentrazione garantita dall’isolamento della sala cinematografica? Sulla base di questa riflessione, lo streamer sembra aver già adottato le prime misure di salvaguardia dell’attrito, dando la possibilità di disattivare la funzione di autoplay dei trailer.

LEGGI ANCHE: The Irishman era l’ago della bilancia nella guerra tra Hollywood e Netflix

Per tutte le notizie sul mondo di Netflix seguite punto Netflix su Facebook
bannerpni