Netflix non si smentisce in tema di documentari che fanno discutere e mette a segno un altro colpo: questa volta propone la serie documentario Il nostro pianeta, realizzato da Silverback Films, la casa di produzione di Alastair Fothergill e Keith Scholey, in collaborazione con il WWF. I produttori avevano già ottenuto un notevole successo nel genere con Planet Earth e The Blue PlanetIl nostro pianeta si compone di otto episodi, ognuno dei quali ha una durata media di cinquanta minuti. È stata girata in più di 50 Paesi nel mondo e si è avvalsa di una troupe di circa 600 membri.

Il primo episodio è di tematica varia, girato in ambienti unici come la foresta pluviale brasiliana e l’arcipelago norvegese della Svalbard. Da qui una concatenazione di eventi che porterà alla luce la connessione che lega tutti i delicati habitat e spiega i motivi per cui l’equilibrio è stato fondamentale durante tutta la storia della Terra e oggi è ancora più urgente capirlo a causa delle nostre azioni sconsiderate che hanno modificato, a volte irrimediabilmente, il pianeta e alle quali dobbiamo porre rimedio per salvaguardare specie animali di cui non sappiamo molto e che sono distanti da noi, ma che meritano di vivere in un habitat adatto alle loro esigenze.

In ogni episodio, Il nostro pianeta parla dell’emergenza faunistica

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Tutti gli altri episodi di Il nostro pianeta, invece, trattano il tema degli animali che vivono in habitat che si stanno modificando a causa dei cambiamenti climatici e delle politiche comportamentali che stiamo adottando a livello globale. In ordine, gli episodi trattano: mondi congelati, giungle, acque costiere, deserti e praterie, mare aperto, acqua dolce e foreste. La serie riesce a rendere in modo eccellente la situazione sia in mar profondo che nelle terre emerse, denunciando lo sbiancamento dei coralli, la deforestazione o la siccità in zone altrimenti floride: una critica sostanziale a tutta l’umanità ma nell’ottica di una consapevolezza delle reali condizioni del pianeta, per imparare a vivere in armonia con la flora e la fauna che ci circonda, per rimanere attaccati a ciò che conta, perché tutto parte dalla natura ed è sulla natura che dobbiamo fare affidamento.

Una consapevolezza, questa, che è facile acquisire grazie all’incredibile qualità delle immagini, che permette davvero di percepire l’ambiente che viene rappresentato nelle scene degli episodi. Questo è stato possibile grazie all’utilizzo di telecamere ad altissima risoluzione, di droni e di macchinari avanzati e iper-tecnologici, coadiuvati anche da un lavoro di post-produzione svolto da moltissimi esperti e da cameraman che si sono anche calati in ambienti ostili per effettuare riprese in prima persona, anche se pericolose. In ogni scena, che lascia col fiato sospeso, ci si può immergere in quei luoghi, per poi capirne la precarietà.

Lo scopo ultimo della sensibilizzazione è raggiunto in modo unico

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Attraverso i diversi ambienti rappresentati nei diversi episodi di Il nostro pianeta, lo scopo ultimo del documentario è chiaro: sensibilizzare mostrando quando di più vero accade nel mondo per costringerci a cambiare le nostre abitudini ed avere più consapevolezza dei nostri comportamenti. Le scene mostrano l’habitat in cui gli animali sono costretti a vivere a causa nostra: paradisi di ghiaccio che perdono ogni anno chilometri di terreno, giungle aride e problemi nella reperibilità di acqua dolci sono solo alcuni dei problemi che le creature che dividono con noi il pianeta devono fronteggiare per sopravvivere. L’uomo si è sentito padrone del mondo ed ha abusato del suo potere finendo per rovinare l’intero ecosistema. Ciò che è necessario, ed è chiaro scena dopo scena, è che l’uomo torni ad essere custode benevolo della Terra e delle creature che la popolano. Altrimenti alimenteremo la crisi climatica e causeremo effetti ancora peggiori all’ecosistema, come il riscaldamento delle regioni polari che già si sciolgono al doppio della velocità rispetto a dieci anni fa.

Se da una parte la fotografia unica nel suo genere suscita meraviglia negli occhi dello spettatore, dall’altra parte lascia sgomenti di fronte al fatto che tutto ciò che vediamo potrebbe andare perduto. Si assiste anche a scene che potrebbero risultare crude, come le battute di caccia e le corse per mettersi in salvo, ma anche quelle scene fanno parte del ciclo naturale della vita. Un equilibrio fragile, che merita di essere protetto, rappresentato in una serie tv che tutti dovrebbero vedere per comprendere il delicatissimo ecosistema nel quale viviamo e finalmente avere consapevolezza della situazione drammatica che stiamo attraversando a causa dell’imponente crisi climatica senza precedenti.

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