Migliori opere seconde: i registi che hanno fatto un ottimo secondo film

Quanti registi sono riusciti a superare il risultato del loro primo film? Diamo uno sguardo alla lista delle migliori opere seconde dei grandi registi.


Un grande debutto è necessario per far parlare di un determinato regista. Ad essere ancora più importante, però, è il secondo film. Soltanto l’opera seconda è in grado di dimostrare se un regista è un vero talento o soltanto una meteora. Non tutti i grandi registi sono riusciti ad azzeccare il loro secondo film. Molti di quelli, però, che sono stati in grado di debuttare con due grandi film sono riusciti ad affermarsi nel panorama cinematografico contemporaneo senza troppe difficoltà. La lista di seguito analizzerà le migliori opere seconde degli ultimi vent’anni circa. I film seguono l’ordine alfabetico dei cognomi dei loro registi.

Paul Thomas Anderson (Boogie Nights)

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Sydney, il debutto di Paul Thomas Anderson, è stato adorato dalla critica ma ha fatto fiasco totale al box-office (250mila dollari di incassi a fronte di un budget di produzione di 3 milioni di dollari). Fortunatamente, New Line Cinema ha dato una seconda possibilità al regista, che ha realizzato Boogie Nights. Il film è ambientato nella scena porno americana del 1977, ha trasformato Mark Wahlberg in un attore di primo piano e ha rivitalizzato la carriera di Burt Reynolds. Lo stesso Anderson ha guadagnato una candidatura agli Oscar per la Miglior Sceneggiatura. I 43 milioni di dollari di incassi ed il carattere iconico dei personaggi hanno fatto di Sydney una delle migliori opere seconde e trasformato Paul Thomas Anderson in uno dei più influenti registi della sua generazione.

Wes Anderson (Rushmore)

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Wes Anderson ha debuttato nel 1998 con Bottle Rocket. Il suo nome, tuttavia, si è affermato soltanto grazie al suo secondo film, Rushmore. Con questo titolo, il giovane cineasta si è trasformato in una delle voci più acclamate della generazione indie americana. Il regista ha vinto l’Indie Spirit Award come Miglior Regista e il film ha raddoppiato il budget di produzione, raggiungendo la cifra di 20 milioni di dollari di incassi. Il successo ha consentito ad Anderson di ottimizzare il suo stile nel film successivo, I Tenenbaum. Una carriera che grazie a questo titolo tra le migliori opere seconde, ha regalato al cinema uno dei registi più visionari di sempre.

Andrea Arnold (Fish Tank)

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Quando ha debuttato nel lungometraggio con Red Road, Andrea Arnold aveva già vinto un Premio Oscar al Miglior Corto in live-action. Tuttavia, è stato il suo secondo film, Fish Tank, a trasformarla in una delle registe più apprezzata nel panorama indie. Questo tradizionale coming-of-age ha lanciato Michael Fassbender nell’olimpo degli attori più richiesti di Hollywood. Fish Tank è anche stato nominato da BBC Culture come uno dei film più riusciti del nuovo millennio.

Darren Aronofsky (Requiem for a dream)

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PI – Il teorema del delirio ha rappresentato il debutto di Darren Aronofsky dietro la macchina da presa ed è stato presentato al Sundance nel 1998, dove il regista ha anche vinto un premio. Nel 2000, Aronofsky ha raggiunto lo status di icona grazie a Requiem for a dream. Il film ha consentito ad Ellen Burstyn di ottenere una nomination all’Oscar come Miglior Attrice e ha trasformato il regista nell’ultimo autore dedito alla decostruzione psicologica dei suoi personaggi (per ulteriori prove, date un’occhiata a Il cigno nero e a Madre!), figurando tra le migliori opere seconde che hanno scosso l’anima del pubblico.

Ari Aster (Midsommar)

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Hereditary, presentato al Sundance Film Festival, ha trasformato Ari Aster come una delle voci più interessanti del panorama horror contemporaneo. In moltissimi hanno augurato al regista diverse nomination all’Oscar ma l’Academy continua ad essere abbastanza dura nei confronti dei film di genere. Il secondo film di Aster uscirà a breve e sembra aver alzato ulteriormente l’asticella. Midsommar è stato definito un progetto horror particolarmente attento all’uso dei colori ed in grado di terrorizzare psicologicamente gli spettatori.

Bong Joon-ho (Memories of murder)

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Il debutto di Bong risale al 2000. Barking Dogs Never Bite fece un’ottima impressione in Corea ma è con Memories of murder che il nome di Bong inizia a circolare in tutto il mondo. Il film somiglia tantissimo a Zodiac di David Fincher e non si occupa tanto delle indagini quanto delle conseguenze psicologiche che l’investigazione provoca nelle vite dei protagonisti. Secondo IndieWire, Memories of murder è il quarto crime-movie più bello del nuovo millennio.

Ryan Coogler (Creed)

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Ryan Coogler è autore di uno dei migliori debutti dell’ultimo decennio con Prossima fermata Fruitvale Station, vincitore di due Premi al Sundance. Per il suo film successivo, Coogler ha accettato di sfornare il reboot di Rocky con Creed. Il regista ha coinvolto Michael B. Jordan ed ha realizzato un ottimo film apprezzato da pubblico e critica. Per lui, le porte di Hollywood si sono aperte anche grazie a Black Panther.

Sofia Coppola (Lost in Translation)

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La figlia di Francis Ford Coppola ha debuttato dietro la macchina da presa con Il giardino delle vergini suicide, trasposizione filmica del romanzo di Jeffrey Eugenides. Il suo secondo film è stato Lost in Translation, uno dei più apprezzati titoli dell’ultimo ventennio. Il film ha ottenuto quattro nomination ai Premi Oscar, tra cui uno vinto per la Miglior Sceneggiatura.

Alfonso Cuaron (La piccola principessa)

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Uno dei film più ingiustamente sottovalutati di tutti i tempi, è proprio il secondo titolo diretto da Alfonso Cuaron, La piccola principessa, venuto dopo Uno per tutte. Il film è in assoluta una delle migliori opere seconde, diretta nel 1995. Ha dimostrato tutta la fluidità del cinema del cineasta messicano e la sua capacità a lavorare dentro il mondo di Hollywood. Questo bilanciamento perfetto è servito a Cuaron sul set di Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban, di Gravity e de I figli degli uomini, in attesa di Roma, che ha segnato il ritorno del regista ad atmosfere e luoghi a lui più familiari.

Robert Eggers (The Lighthouse)

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Nell’ambito della nuova generazione di registi horror, Robert Eggers, senza dubbio, è uno dei più interessanti, insieme ad una manciata di nomi che è stata in grado di attirare l’attenzione di pubblico e critica. Eggers ha debuttato nel 2015 con il sensazionale The VVitch e ha realizzato un secondo film in bianco e nero con Robert Pattinson e Willem Dafoe. Gli attori interpretano i due guardiani di un faro su un’isola misteriosa ed isolata. Il film è stato accolto a Cannes molto positivamente.

Debra Granik (Un gelido inverno)

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Un gelido inverno viene, in genere, indicato come il film che ha dato la notorietà a Debra Granik. Però, è necessario ricordare che la regista aveva già diretto Down to the bone, con Vera Farmiga. Con Un gelido inverno, la Granik ha ottenuto un eccellente successo al Sundance e ha lanciato la carriera di una superstar mondiale come Jennifer Lawrence. L’attrice ha ricevuto una nomination agli Oscar come Migliore Protagonista.

Barry Jenkins (Moonlight)

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Barry Jenkins ha impiegato ben otto anni a scrivere e dirigere il suo secondo film dopo Medicine for melancholy. Con Moonlight, il regista si è affermato come uno dei principali del cinema contemporaneo e ha portato a casa una statuetta per il Miglior Film, consacrazione esemplare delle migliori opere seconde. Questa volta, il regista è tornato al cinema due anni dopo con Se la strada potesse parlare. Al momento, Jenkins è coinvolto in numerosi progetti.

Spike Jonze (Il ladro di orchidee)

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Spike Jonze è stato lanciato dal suo debutto nel 1999, Essere John Malkovich, che ha contribuito ad affermare il regista come uno dei più quotati e ricercati del panorama cinematografico contemporaneo.  Con il suo successivo film, Il ladro di orchidee, Jonze è riuscito a confermarsi nuovamente. Grazie a Nicolas Cage, straordinario nei panni di due personaggi, e a Charlie Kaufman alla sceneggiatura. Sono stati questi gli ingredienti che hanno consentito a Spike Jonze di realizzare un secondo film pressochè perfetto.

David Lynch (The Elephant Man)

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Durante la sua carriera, David Lynch è stato in grado di portare il perturbante e le sperimentazioni ad un pubblico di massa. All’interno della sua filmografia, probabilmente, The Elephant Man è il film più classico del meno classico tra i registi in circolazione. Dopo Eraserhead, debutto avanguardistico e sperimentale, Lynch ha fatto team con Paramount per The Elephant Man. Il film è una delle migliori opere seconde di grande successo commerciale, che ha consentito al grande pubblico di venire a contatto con il nome di Lynch e al regista di ottenere la sua prima nomination ai Premi Oscar.

Terrence Malick (I giorni del cielo)

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Pochi registi sono stati in grado di abbracciare uno statuto assolutamente iconico come quello di Terrence Malick, i cui La rabbia giovane e I giorni del cielo hanno rappresentato un debutto straordinario. Poi, La sottile linea rossa e The Tree of Life avrebbero ulteriormente cementificato la sua fama di regista di culto. I giorni del cielo ha fruttato a Malick il premio come Miglior Regista al Festival di Cannes ed è spesso citato come uno dei migliori film di tutti i tempi.

Steve McQueen (Shame)

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Con il suo Hunger, Steve McQueen è atterrato sulla scena internazionale e ha attirato il consenso di critica e pubblico. Il suo primo film ha vinto la Camera d’Or al Cannes Film Festival e Shame, il suo secondo titolo, è stato in grado di fare persino meglio. Il film ha incassato 20 milioni di dollari in tutto il mondo, a fronte di un budget di 6, e ha confermato il talento indiscusso di McQueen. Shame ha anche rappresentato la prosecuzione del rapporto tra il regista e Fox Searchlight, continuato poi con 12 Anni Schiavo.

Christopher Nolan (Memento)

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Following ha consentito a Christopher Nolan di affermarsi come un regista in grado di giocare con la narrazione e di decostruire il racconto persino su film a bassissimo budget. Il film ha vinto il Gran Premio della Giuria allo Slamdance Film Festival ma è solo con il suo neo-noir del 2001 che Nolan si è trasformato in uno dei registi hollywoodiani di punta. Memento ha catturato l’attenzione di Steven Soderbergh a tal punto che il regista ha fatto di tutto per consentirgli di dirigere Insomnia per Warner Bros. Il resto è storia. Di lì a poco, Christopher Nolan avrebbe diretto i maggiori blockbuster degli ultimi anni, tra cui Inception e Il Cavaliere Oscuro. Tra le migliori opere seconde, Memento è sicuramente ai primi posti.

Jordan Peele (Noi)

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Il debutto di Jordan Peele con Scappa – Get Out ha rappresentato uno dei vertici del cinema americano del 2017, ha portato a casa eccezionali critiche positive e 255 milioni di dollari in tutto il mondo (affermandosi come uno dei migliori incassi Blumhouse di sempre) e ha ricevuto ben quattro candidature agli Oscar (tra cui Miglior Film e Miglior Regia). Tra queste candidature, Peele ha vinto quella per la Miglior Sceneggiatura. Con il suo successivo film, il regista è riuscito a migliorare le proprie abilità dietro la macchina da presa e ha costruito un racconto ancora più polarizzante ed intrigante.

Quentin Tarantino (Pulp Fiction)

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Quentin Tarantino ha dominato il Sundance Film Festival nel 1992 con Le Iene e ha dimostrato di saper fare persino di meglio con Pulp Fiction che, nel 1994, ha vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Il film viene spesso citato come uno dei più belli di tutti i tempi e ha guadagnato più di 200 milioni di dollari in tutto il mondo, oltre a sette nomination ai Premi Oscar.

Edgar Wright (L’alba dei morti dementi)

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Il debutto registico di Edgar Wright risale al 1995 ed è noto come A fistful fingers. Il film, tuttavia, non è stato visto quasi da nessuno. Quindi, in un certo senso, sebbene non sia tra le migliori opere seconde di un certo livello, è stato proprio L’alba dei morti dementi a lanciare il regista nel panorama internazionale nel lontano 2004. Il film è uno dei più intelligenti e vivaci nel suo genere e rappresenta il primo capitolo della Trilogia del Cornetto, nonchè uno dei migliori horror degli ultimi 20 anni di cinema.

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