The Clone Wars: la recensione finale della serie animata di Star Wars

Con l'ultima stagione, che ha raggiunto livelli drammatici ed estetici cinematografici, The Clone Wars ha creato sette stagioni non solo perfette, ma indispensabili per la comprensione di Star Wars.
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The Clone Wars ha creato sette stagioni non solo perfette, ma indispensabili per la comprensione di Star Wars, raggiungendo livelli cinematografici.


Farsi piacere Star Wars è, a grandi linee, piuttosto facile, accettarlo nella sua interezza già meno, mentre comprenderlo, ora più che mai, richiede una guida alla lettura che si trova solo nei prodotti collaterali alla saga principale. Siamo sempre più divisi tra chi ama il franchise così com’è e chi lo odia proprio perché si è allontanato dalla coerenza cinematografica, ma al di sopra di ogni diatriba c’è un dato di fatto: gli elementi per unire tutti i pezzi che mancano esistono e spetta solo a noi metterli insieme, anche se non lo accettiamo. È vero, Star Wars non è più – e forse non è mai stato – ciò che i più sognavano da piccoli, ma nessuno degli amanti di almeno una delle fasi della saga sarebbe capace di rinnegarla e il motivo è quello che muove l’industria filmica: è un racconto con una narrativa speciale. The Clone Wars ne è ricolma e non è l’unico parametro eccellente che distingue questa serie.

I meriti dello spin-off, ora targato Disney+,  sono innumerevoli, ma cinque di questi sono più speciali degli altri. Il primo, inutile approfondirne il valore, è la sua indispensabile collocazione nella saga, grazie alle fondamentali informazioni in più che fornisce per comprendere meglio l’intero Canone e non solo i prequel; il secondo, e forse quello più importante, riguarda George Lucas: se non avesse ideato The Clone Wars – e se non avesse avuto Dave Filoni – non sarebbe riuscito a definire la coerenza narrativa dei prequel, che senza la visione della serie continuano a essere motivo di divisione, e che solo con la spensierata ma attenta visione delle sette stagioni diventano un’antologia esaustiva e convincente sulle origini di Star Wars. Midichlorian, copioni scadenti e Gungan diventano parte di un astio antico, che con la serie viene dimenticato e sostituito da un nuovo sentimento cosciente: Disney o non Disney, prequel o non prequel, ciò che intercorre tra Ep. I ed Ep. VI è tutto oro colato.

È un romanzo politico e un’inchiesta sugli Jedi

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Uno degli aspetti più pregevoli di The Clone Wars è la sua capacità di rivendicare l’importanza della politica nell’universo Star Wars. Sono pochi gli episodi che non alternano momenti di guerra e spionaggio a quelli della lotta politica, idea centrale dell’immaginario originale di Lucas. Giocando in casa con la consapevolezza del pubblico sulle sorti della Guerra dei Cloni, la serie si prende il tempo necessario per andare in profondità, tessendo le articolate trame complottistiche di Sheev Palpatine e un altro elemento di cui tanto si sente parlare nei prequel ma di cui non si è mai carpito appieno il significato: la caduta politica e sociale degli Jedi. Attraverso i pensieri e le gesta di Yoda in particolare, l’Ordine viene spogliato del suo antico ruolo di custode della Repubblica, ricoperto tanto a lungo da diventare una debolezza piuttosto che uno strumento infallibile, dimostrando le diverse tesi che nel Canone hanno imputato agli Jedi i peccati di superbia e incompetenza.

Complice la maestria di Palpatine, l’obsoleta credenza nel Lato Chiaro ha creato diverse spaccature nella Repubblica e nella credibilità degli Jedi, che nel momento in cui la Forza viene squilibrata col Maestro Sifo-Dyas, non sono in grado di accorgersi dei nuovi strumenti del nemico, che non è più una metafora del nero che si oppone al bianco, ma è diventato grigio. Gli Jedi di The Clone Wars si appellano quindi alle antiche credenze di Luce contrapposta all’Oscurità, ignorando e rifiutando le evidenti prove – come accade ad Anakin e Ahsoka – che l’equilibrio sta nel perfetto bilanciamento nella loro coesistenza. Perfino Rey Palpatine trova in The Clone Wars il solido pretesto della sua esistenza, con gli episodi sui Prescelti che spiegano una volta per tutte il perché la Forza sia una commistione di utilizzi e di come sia la scelta a essere al centro del suo equilibrio, come Luke decanta in Ep. VIII e come aveva capito Qui-Gon Jinn – finalmente di nuovo presente e fondamentale per la comprensione dell’intero Canone.

Non solo: oltre ad avvalorare la poetica di Lucas con le vicende politiche, The Clone Wars indebolisce il Lato Chiaro facendo spiegare direttamente dagli abitanti della Galassia perché gli Jedi non siano più ben accetti, essendosi infatti arroccati dietro le loro credenze che li mantengono a distanza dalla sofferenza reale delle persone, intervenendo nella tutela della democrazia secondo una concezione della giustizia fin troppo al di sopra delle parti, con una diretta applicazione del principio di sacrificio a fin di bene che ben presto finisce in una carneficina di cloni e popolazione civile. Valori che sebbene siano intatti e universali, non possono essere preservati durante il conflitto; perché i tempi cambiano e con loro mutano le correnti, venendosi a creare nuovi governanti in grado di manipolare le masse e venendo alla luce nuovi Force Users che – come Ahsoka – sanno che la visione della Forza che hanno gli Jedi è parziale e autoimmune.

The Clone Wars crea e approfondisce personaggi memorabili

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Quarto inestimabile pregio di The Clone Wars è il tempo che si prende per approfondire le caratteristiche dei personaggi principali – Anakin, Padmé, Maul, Obi-Wan, R2-D2 e Yoda su tutti – e l’accuratezza con cui ne crea di nuovi e li inserisca con le giuste tempistiche – tra tutti Ahsoka Tano e Asajj Ventress, ma nulla leva a Cad Bane, Rex e Cody e Hondo Ohnaka un ruolo speciale. Sono personaggi che, dimenticando per un attimo gli scopi di marketing, servono diligentemente la causa principale della serie, ossia fornire le informazioni necessarie per capire i prequel. Ahsoka diventa in fretta la vera protagonista di The Clone Wars, rispecchiando appieno lo spirito della trama che vuole porre in nuce gli evidenti difetti degli Jedi, esaltare le sequenze d’azione e spiegare la complessa trama politica di Star Wars, essendo la Torguta lo specchio dello spettatore che attraverso la padawan riceve le risposte alle domande cardine della narrazione.

Anche il cammino di Anakin verso il Lato Oscuro viene bilanciato: nei film infatti era costantemente mostrata la sua propensione alla passionalità estrema, che nella serie viene affrontata dimostrando quanto non fosse affatto fine a sé stessa o una debolezza, ma una caratteristica che avrebbe potuto ripristinare l’equilibrio nella Forza se il Prescelto non fosse stato costretto a inibire le tenebre in favore della luce come impone il Codice Jedi. Squilibrio del tutto causato da Jedi e Sith e di cui gli unici a rendersene conto sono i traditi dai maestri: Maul, Ahsoka e Ventress scelgono nuovi percorsi di vita condizionati dalle loro formazioni precedenti e che in ognuno dei loro casi vengono tracciati secondo la nuova consapevolezza che il conflitto è una menzogna e che la Forza è una sola. Un vero Duel of the Fates, combattuto per più di quarant’anni sotto gli stendardi di Luce e Oscurità, laddove la loro contrapposizione finale in Ep. IX farà sorgere un nuovo equilibrio basato sullo studio della Forza per quella che è, senza l’onere del giusto e sbagliato.

The Clone Wars è soprattutto tecnica

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Quinto ma affatto ultimo grande pregio di The Clone Wars è ciò che lo ha unanimemente reso un prodotto Star Wars al pari dei film: l’estetica. Le prime due stagioni in particolare seguono una logica più fedele al format d’animazione ma ben presto diventa qualcosa di maturo e rifinito tanto quanto una produzione live-action. Le sequenze di guerra sono il core della narrazione e, stupidità dei droidi a parte,  sono dei veri e propri mini war-movies. Il sound editing e il sound mixing sono magistrali, così come la scelta delle inquadrature e dei movimenti di camera, che in diversi momenti della serie sembrano una commistione omogenea degli stili visivi che abbiamo visto nelle tre diverse trilogie, portando però qualcosa di nuovo perché in nessuno degli altri prodotti le guerre galattiche vengono inquadrate in soggettiva, portandoci sul fronte assieme ai soldati.

Nel complesso la serie ha ovviamente i suoi momenti morti o più adatti al pubblico infantile, ma sono equamente alternati a quelli adrenalinici e spettacolari come non se ne vedono in nessuno degli altri prodotti Star Wars, complice soprattutto il fatto che qui a dettare legge è la CGI e la libertà creativa che ne consegue. I momenti in cui si resta incollati allo schermo come se fossimo al cinema sono onnipresenti, non solo per la spettacolarità delle battaglie ma anche per gli intrecci narrativi incalzanti che gli sceneggiatori hanno saputo creare per dare a The Clone Wars la perfetta originalità che merita nonostante sia un capitolo di raccordo tra delle vicende di cui conosciamo già la fine. Le ultime stagioni in particolare regalano dei veri e propri cliffhanger da pelle d’oca, come il viaggio di Yoda alla fine della sesta stagione, l’Ordine 66 e la sequenza finale di Darth Vader nella settima.

Il tutto rispettando la regola fondamentale dell’universo Star Wars: se vuoi che qualcosa sia avvincente, accompagnalo con una colonna sonora di prima qualità. The Clone Wars non è da meno, sia per la singolarità con cui la fanfara d’apertura è stata riadattata sia per come i temi iconici della saga vengano lentamente citati nella loro originalità man mano che le stagioni passano e il Lato Oscuro accresce, arrivando a un utilizzo della musica nella settima stagione che supera qualsiasi altro inserimento musicale sentito nell’intero franchise. Qui la colonna sonora non è solo intensa, drammatica e cinematografica: è del tutto diversa da quanto sia mai stato inserito nella saga, con delle melodie che ricordano i toni cupi di Blade Runner 2049 e Justice League e che sono – a nostro parere – le migliori mai scritte per un prodotto Star Wars. Dovreste vedere la serie? Sì, perché senza The Clone Wars non può esserci comprensione del Canon… e non può esserci amore per George Lucas.

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  • Regia
  • Sceneggiatura
  • Animazione
  • Fotografia
  • Colonna sonora
4.3

Riassunto

In sette stagioni, The Clone Wars si è ritagliato un’indispensabile collocazione nella saga, grazie alle fondamentali informazioni in più che fornisce per comprendere meglio l’intero Canone e senza cui George Lucas non sarebbe riuscito a definire la coerenza narrativa dei prequel. Narrazione, dettagli e spettacolarità si fondono creando una vera antologia che fa da chiave di lettura per tutto Star Wars, diventando in fretta un format inizialmente più fedele al format d’animazione e che ben presto diventa qualcosa di maturo e rifinito tanto quanto una produzione live-action, con delle sequenze di guerra che sono dei veri e propri mini war-movies.