Onward: la recensione del film

Dopo mesi di attesa, Onward arriva finalmente al cinema e possiamo dire con certezza che sia valso tutta questa attesa.
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Onward arriva finalmente al cinema dopo mesi di rinvii. La magia e la morale di questo nuovo gioello Disney Pixar sono valsi l’attesa.


Disney Pixar, ricalcando un luogo comune, si può dire che non ne sbagli una. Dopo i recenti successi di pubblico di Coco, Toy Story 4 e quello preannunciato di Soul, finalmente arriva al cinema Onward, piccolo gioiello luccicante di magia che nemmeno i duri tempi del cinema al tempo del Covid-19 possono scalfire. Il film è forse il più nerd in assoluto della ventina di titoli di casa Pixar, con continui rimandi alla cultura dei giochi da tavolo, del fantasy e del cinema e della musica anni ’80 – numerose sequenze sono palesemente e squisitamente ricalcate su quelle di Indiana Jones e l’Ultima Crociata – in un miscuglio mai eccessivo di colori e circostanze dal gusto Stranger Things, che rendono il tutto solo più godibile e adatto a una sceneggiatura il cui nucleo centrale è l’utilizzo della metafora sul percorso dell’eroe fantasy, magistralmente sfruttato per creare una dinamica familiare degna dei capolavori Pixar.

Onward non è solo fantasy: è una sceneggiatura perfetta

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Sin dalle prime battute il film d’animazione si presenta per quello che resterà fino alla fine: un adattamento contemporaneo perfetto del romanzo fantasy, in cui la conquista di un obiettivo attraverso un percorso tortuoso non porta l’eroe solo al compimento della missione, ma a una vera e propria evoluzione. È quello che capita ai due protagonisti, Ian e Barley Lightfoot, che iniziando come due tipici orfani di un genitore sembrano un semplice ragazzino introverso uno, uno scapestrato esuberante l’altro, per poi scoprire di essere intimamente diversi da quello che si è indotti a pensare.

Onward stravolge alcuni dettami del film d’animazione tradizionale, mantenendo sì un lieto fine, ma rendendolo appagante, edificante e per nulla buonista, nonostante spinga alle lacrime com’è degno di un prodotto Pixar. Si scopre che tutto ciò che ci sembrava di dover perseguire fino a un attimo prima fosse lo scopo del racconto, quando arrivati a pochi metri dal traguardo ci si rende conto che la vera conquista non sarà tagliare il nastro, ma il percorso che si è appena compiuti. La storia diventa quindi non una riscoperta quanto una ricostruzione e rivalutazione delle persone che amiamo, per cui saremmo pronti a fare qualsiasi cosa, perfino rinunciare a ciò che più desideriamo.

Ne esce fuori quello che a oggi possiamo con sicurezza considerare il miglior racconto di formazione mai scritto da Pixar, grazie a una base, quella del percorso metaforico che deve compiere l’eroe del fantasy, messa a disposizioni delle migliori menti creative del settore, in grado di scrivere un’avventura piacevolmente drammatica, visivamente spettacolare e quanto mai realistica nella sua attuazione. Se poi, unito a questo pregio, si aggiunge quel tanto di Jack Black in School of Rock, quel che ne esce fuori non può che essere un racconto che riesce a istruire gli spettatori grazie alla sua capacità di intrattenere e divertire mentre forma protagonisti e spettatori.

La magia non è solo un contorno ma l’emozione che si vive col film

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Guardando Onward con occhi meno tecnici, quel che resta è comunque un prodotto che dall’inizio alla fine appaga gli occhi, le orecchie e la nostalgia. Complice la cultura estetica e popolare creatasi con l’affermazione di Stranger Things, il film sembra essere a sua volta un sottoprodotto di questa matrice, attingendo – ma non fastidiosamente quanto innumerevoli altri titoli senza valide idee di fondo – dai prodotti popolari oggi divenuti cult.

Si crea un mosaico di elementi ricorrenti che rimandano ai classici della cultura nerd, impreziositi da degli innesti originali sulle creature e le pratiche magiche che ricorderemo con amore. A conti fatti, non si tratta di un film che verrà incastonato tra i capolavori assoluti di Pixar, soprattutto per via dei diretti concorrenti come Toy Story e Coco, ma al netto degli elementi drammatici e spettacolari che lo compongono, Onward non ha assolutamente nulla da invidiargli.

Si tratta di un prodotto magico, che modella assieme gli elementi del fantasy, della musica e della magia stessa, per creare un incantesimo visivo in grado di sostenere la componente drammatica del film come se fosse parte della stessa composizione, anziché contrappeso. Meritatamente uscito al cinema dopo il lockdown, probabilmente non avrà abbastanza successo al botteghino, motivo per cui gli auguriamo di diventare quanto meno uno dei prossimi prodotti più visti su Disney+.

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  • Regia
  • Recitazione
  • Sceneggiatura
  • Fotografia
  • Colonna sonora
4.2

Riassunto

Disney Pixar, ricalcando un luogo comune, si può dire che non ne sbagli una. Dopo i recenti successi di pubblico di Coco, Toy Story 4 e quello preannunciato di Soul, finalmente arriva al cinema Onward, piccolo gioiello luccicante di magia che nemmeno i duri tempi del cinema al tempo del Covid-19 possono scalfire. Il film è forse il più nerd in assoluto della ventina di titoli di casa Pixar, con continui rimandi alla cultura dei giochi da tavolo, del fantasy e del cinema e della musica anni ’80 – numerose sequenze sono palesemente e squisitamente ricalcate su quelle di Indiana Jones e l’Ultima Crociata – in un miscuglio mai eccessivo di colori e circostanze dal gusto Stranger Things, che rendono il tutto solo più godibile e adatto a una sceneggiatura il cui nucleo centrale è l’utilizzo della metafora sul percorso dell’eroe fantasy, magistralmente sfruttato per creare una dinamica familiare degna dei capolavori Pixar.