di Stefano Grimaldi
(non è il solito biopic)
Pochissimi film, nonostante la innumerevole filmografia consegnata alla storia, hanno la forza infinita di raggiungere momenti di poesia drammatica e profonda come questa opera d’arte; benedetta da una visione registica, scenografica, attoriale sublime unitamente a una struttura narrativa forte, intensa, violenta, dolcissima.
Pochissimi “gran finali” sono stati capaci di raggiungere, in modo incalzante e spiazzante, una risonanza emotiva del genere.
Miloš Forman, invece, è stato in grado di orchestrare tutto e tutti, raccontando splendidamente non solo il dramma della follia (o presunta tale) con lucida crudezza, ma anche tutto l’amore, l’amicizia, la forza vitale, la rassegnazione, la paura e la speranza che vi sono dentro a un copione che ha rischiato per molto tempo di non vedere la luce della sua realizzazione nella settima arte.
Lo straordinario Regista opera un’autopsia vera e propria dei personaggi (tutti da Oscar) nonchè di un sistema di detenzione e gestione della salute mentale sordidamente violentissimo e repressivo più che riabilitativo.
La glaciale caposala, dalla voce calma, terrificante, senza espressione e lo sguardo perfido, somigliante a una Aufseherin delle SS, interpreta alla perfezione il ruolo di una burocrate di un microcosmo psichiatrico disturbante, insensibile, mostruoso; che Nicholson, quì un truffatore, in stato di grazia performativo, cerca di riequilibrare con la sua energia controversa ma più onesta del sistema.
In mezzo dunque a una serie drammatica di eventi, il momento più potente del film non sono, a mio avviso, i tentativi vani o la sorte del protagonista principale, bensì quello struggente atto finale – complice una musica evocativa e da groppo in gola – che vede coronato un sogno di fuga verso la libertà nel modo più lacerante possibile.
Una lunga sequenza consegnata nelle mani e nella forza del più inaspettato degli eroi, diventato invisibile fino a quel momento solo per istinto di sopravvivenza.
Un vero pugno nella bocca dello stomaco.
Un capolavoro che deve assolutamente attraversare le generazioni di spettatori.
Un capolavoro che non ha perso e probabilmente non perderà mai quell’attualità fatta di valori immortali e di quella capacità umana di resistere fino alla propria cancellazione.
Un grido d’aiuto per correre verso la libertà.
E se non fosse stato per la tenacia di Michael Douglas, il film non sarebbe esistito…
Ma questa è un’altra lunga storia.

