di Stefano Grimaldi

(non è il solito biopic)

“La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto al mondo è stata quella di convincerlo che lui non esiste.”

Partiamo da uno dei finali più famosi della storia del cinema.

Partiamo da un Regista che ancora prima della fortunatissima “saga mutante degli X-Men” e non solo, nel 1995 dirige un noir a incastro, flashback fuorvianti e voce fuori campo, che diventerà presto cult-movie, grazie anche alla straordinaria sceneggiatura.

Partiamo da questo cervellotico copione che necessita di 5 protagonisti perfetti per estrarre il meglio di sé. E I Soliti Sospetti lo sono, eccome, co-starring comprese a supportare momenti interpretativi eccellenti e interrogatori elettrizzanti. Un Film da seguire preferibilmente in lingua originale, e  con particolare attenzione al personaggio di un giovanissimo e già bravissimo Benicio del Toro (n.d.r.), fra le rivelazioni del cast.

Partiamo dal fatto che Kevin Spacey disegna, con talento infinito, un personaggio ambiguo e disturbante capace di sostenere tutta l’architettura della pellicola.

In questo capolavoro, l’attore, ci regala una performance immensa che è preludio di quell’altro predatore malato di mente da lui disegnato in Seven, e magistralmente uscito dal suo repertorio fatto di misura, sguardo vuoto, cinismo, manipolazione, nebulosità, sfuggenza e multiformità.

Questa vera e propria opera visiva e registica d’autore, ha un altro asso nella manica, ovvero una figura leggendaria dalla quale tutti i personaggi nel film sono terrorizzati al semplice nominarla. Un personaggio feroce che quasi nessuno ha mai visto di persona, ma le cui gesta, senza pietà per nessuno, corrono fra leggenda e realtà.

Tanto basta, in questa narrativa, per tenere in scacco e sotto ricatto: malavita, polizia e Soliti Sospetti…e il pubblico.

Il Plot Twist finale spacca tutti gli schemi, la tessitura, le certezze e le prospettive; proiettando lo spettatore in un finale ansiotico, incalzante ed eccitante, complice un montaggio a scacchi frenetico e in buona misura davvero geniale. Anche quì, di Titani, ce ne sono un bel po’ in gara.

L’ultimissima sequenza è un capolavoro totale-riassuntivo- fuori scala, figlio di quelle alchimie prodigiose che si creano solo una tantum; per fortuna o purtroppo.

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