di Stefano Grimaldi
(non è il solito biopic)
Per un Gen X come me, appassionato viscerale e fortunato possessore dei primi numeri del tessiragnatele, corre l’obbligo di partire da lontano, ma soprattutto, andare a braccio; coprendo in poche battute 64 anni di storia del fortunato e geniale fumetto cult.
Negli anni 60 iniziava a prendere piede una “striscia” rivoluzionaria di cui tutti i bambini dell’epoca parlavano, venduto assieme a un chewing-gum a volte a forma di sigaro, di banana o di colore rosa.
All’epoca non si contavano né si conoscevano i coloranti alimentari.
Era bellissimo rinchiudersi nella cameretta masticare a bocca aperta quella gomma dalla dolcezza infinita e stucchevole mentre si saltava idealmente da un grattacielo di New York all’altro, immedesimandosi in quel timido studente sempre sfortunato, secchione, discontinuo, al verde e bullizzato. Fino a quando il suo senso di ragno non pizzicava fortissimo indicando un pericolo imminente. Ecco che allora, magari da un vicolo buio e lercio della City, improvvisamente, si stagliava you friendly neighborhood spider man, per dirla all’originale.
Il successo universale raggiunto ben presto dal fumetto consisteva “anche” nella eccezionale visione avuta da Stan Lee e Steve Ditko di collocare il protagonista in un mondo reale fatto di difficoltà quotidiane per uscire dalla emarginazione, cercare un riscatto sociale e perfino scalare montagne, fra cui la sua proverbiale timidezza, per poter essere notato da una ragazza.
Il rapporto ansioso e protettivo nei confronti della mitica Zia May, le sfuriate del direttore J.J.J., l’amore difficile con M.J. E Gwen con le quali i sentimenti profondi non saranno mai pienamente e serenamente vissuti, per ovvi motivi che Peter non può rivelare e per quel senso di responsabilità che Zio Ben gli aveva trasmesso poche ore prima di venire ucciso; rendevano un quadro complesso e più realista dell’adolescenza degli anni 60.
Tutti ingredienti mai visti fino allora nella vita di un Super-Eroe.
L’evoluzione generazionale del gusto dei lettori e le sceneggiature moderne si affrancheranno un bel po’ dai capisaldi editoriali del passato.
LA NUOVA ERA MODERNA DI SPIDEY
Dopo il prezioso calcio d’inizio dato da Ditko, inizia l’era degli anni d’oro dell’Uomo Ragno, grazie alla scelta di un disegnatore fumettista che sarà, anch’egli, destinato a entrare nella storia del comic: John Romita Sr.
Romita porta in redazione uno Spidey più maturo, muscolare, ancora più tormentato, sull’orlo dell’esaurimento e motivato nel voler abbandonare la sua doppia vita ogni volta si presenti un problema per colpa del suo potere. Ma neanche a pensarci, ecco in arrivo un nuovo Villain che minaccia New York o il Mondo intero, il cui destino è nelle mani dell’Uomo Ragno.
I tratti della matita di Romita sono sinuosi, muscolosi, più affascinanti e meno spigolosi. Perfino le sue figure femminili diventano delle “sventole”, ormai donne stupende e impossibili, ma sempre innamorate di Peter.
Le versioni di un tempo di Spider-Man si distinguevano dunque da quelle moderne create per le Gen-Z prevalentemente per l’intreccio potente fra humour – malessere e vulnerabilità giovanile – varietà di Villain – sceneggiature.
Shocker, Kraven il Cacciatore, Tarantula, Molten l’uomo d’oro, Kangaroo, Gibbon, Testa di Martello, Lo Scorpione ecc. a parte i sempre super-impegnati e classici Sinistri 6 (più poco altro), erano personaggi straordinari e gustosissimi, da onorare sullo schermo anche oggi. Soprattutto grazie a quella tecnologia avanzata che li esalterebbe al massimo e necessaria per la trasmutazione in film che nel passato non si poteva riflettere. Ci avevano provato negli anni 70, ma tentativo a latere, non vi fu mai una consacrazione cinematografica come invece si ebbe con l’apripista Sam Raimi e la sua trilogia indimenticabile.
Ormai, Spider-Man, era anche nella storia cinematografica, fra i Titani del grande schermo. Ne aveva fatta di strada Peter Parker assieme ai suoi padri putativi e creatori Mr.Lee e Mr. Ditko.
Il resto è storia moderna.
IL SEGRETO DELLA LONGEVITA’
Ogni generazione ha il suo Spider-Man. Ecco il suo segreto.
Ogni generazione può riconoscersi in quel ragazzo del Queens.
Ogni ragazzo può sognare di riscattarsi credendo nei valori della resilienza, del coraggio, dell’altruismo, della giustizia e dell’amore sebbene, per quanto irraggiungibile, mai finito.
Valori universali, immortali, ispiratori per ogni generazione.
Grazie Stan, Grazie Steve e grazie a tutte le redazioni, ai creativi dei comics, dell’era digit e della settima arte che, eroicamente, hanno dato vita al Super-Eroe malinconico “nostro amico di quartiere” The Amazing Spider-Man.
