(non è il solito biopic)
di Stefano Grimaldi
Lo straordinario romanzo di Mary Shelley, pubblicato nel 1818, contrariamente a quanto parte del sentimento comune può provare, è ancora oggi un’opera simbolica, filosofica dall’alto impatto sociale; più che un originale e fortunato filone horror.
Le riflessioni sui limiti etici del progresso scientifico, l’ambizione della medicina, la forzatura dell’intervento umano nel voler “perfezionare” la creazione, il confine fra ricerca e superamento della natura; sono solo alcuni dei temi profondi trattati nel libro.
Un concentrato di premonizioni e possibili derivati , ancora attuali, sui rischi legati alle intelligenze artificiali e alle manipolazioni non governate della bioingegneria.
Non volendo poi trascurare il coinvolgimento sociale e le ritorsioni, che avranno un ruolo altrettanto primario nella storia del libro e di conseguenza dei film; sollevando (anche qui) i temi della diversità, dell’amore, della emarginazione, dell’abbandono paterno e della irresponsabilità.
Come abbiamo già dimostrato in casi precedenti (per chi segue la rubrica vedi Moby Dick e King Kong n.d.r.), la figura del mostro identificato dal senso comune, viene pure qua sostituita dal vero mostro che è l’uomo.
Aldilà quindi di una indiscutibile e meritatissima riuscita letteraria e cinematografica, la figura del mostro creato dal Dott. F, si trasforma in una opera del romanticismo ottocentesco metafora di ghettizzazione, solitudine e tormento nel quale la creatura è “semplicemente” un umano alla ricerca del padre, dell’amore e della comprensione quale essere vivente; ripudiato da una società anaffettiva e violenta. Paradossalmente, un anziano cieco e solo che lo ospita, è l’unico che riesce a percepire la bellezza interiore della creatura…Altro significato molto potente.
DAL 1818 AL 2025
Guillermo del Toro è uno dei grandi cineasti indubbiamente; e Jacob Elordi è uno dei riferimenti emergenti per le nuove generazioni. Sarà una strana coppia? Senza voler trascurare gli altri valenti protagonisti, Elordi, ha una pesantissima responsabilità non solo cinematografica ma legata proprio al mito di cui si parlava in precedenza e quindi, davanti a sé, una interpretazione che dovrà essere parecchio sfaccettata, proprio per la complessità del tutto; orchestra nella quale la sua voce solista non potrà contare solo sul make up e le scenografie senz’altro gotiche e suggestive scelte da Regista e Troupe.
Come molti sapranno, Elordi è stato la seconda scelta in sostituzione di Garfield.
Situazione, che in passato ha visto molti precedenti attori e attrici agli esordi sostituire mostri sacri per poi diventare loro stessi le star del futuro.
Ricordiamo, ad esempio, un Al Pacino rifiutare il ruolo di Rambo, spianando così una strada infinita a Stallone...
In conclusione:
Può un giovane attore moderno entrare con successo (vero e duraturo) nei panni di una leggenda letteraria e cinematografica?
Facile la domanda, difficile la risposta.
Ricordo però, un certo giovane Gary Oldman interpretare un Conte Dracula come non era ancora stato visto. C’era la Regia, c’era l’ambientazione, c’era il cast già affermato..ma lui li subissò tutti e non solo per merito del carisma del vampiro; ridisegnò la figura di un mostro, anch’esso mitologico, approfondendo con alta scuola drammatica, il suo mondo interiore fatto di amore, tormento, dannazione e lotta all’immortalità…anche di ruolo attoriale.
