STEFANO GRIMALDI

(non è il solito biopic)

“Non ho mai voluto essere un attore di metodo. Sono solo un interprete che cerca di dare un po’ di verità.” — Oliver Reed

Forse non tutti sanno che l’attore di cui si va a parlare è stato uno dei più grandi talenti attoriali della grandissima arte teatrale e cinematografica britannica, nonostante abbia scelto di non dare adito a un successo globale verso il quale era quasi disinteressato.

Istintivo, animalesco, carismatico e dalla presenza scenica a tratti brutale, è stato uno degli ultimi leoni.

Quegli eccessi edonistici per i quali viene ricordato affondavano le radici in una certa tradizione di socialità britannica, dove il pub non è solo un luogo ma un rituale identitario. Reed ne incarnava la versione più estrema e romantica, trasformando l’alcol in un gesto di libertà più che in una fuga.

Sfrenatezza che gli sarà fatale proprio sul set del suo ultimo lascito attoriale in GLADIATOR; pellicola testamento nella quale è capace – come coprotagonista – di “strappare le scene” a colleghi eccellenti e, da copione, più evidenti.

​La grandezza di Reed risiedeva nella sua capacità di occupare lo spazio con una stentorea presenza fisica, senza “il metodo” diversamente usato da illustri contemporanei di alto rango quali M.Caine, P. O’Toole e molti altri di formazione teatrale.

Scelta naturalmente spinta forse anche dalla sua grave forma di dislessia.

La sua aura precedeva e poteva sostituire le parole come fosse un sopravvissuto alla grande recitazione del cinema muto fatta di espressività ed energia corporea.

Un ponte fra l’aristocrazia del teatro classico – il muto – e il genere action moderno

Vi ricorda qualcuno? A me sì…Tom Hardy, un’altro mix di forza, tecnica, vigore, istintività e sensibilità.

Dietro quella struttura robusta e apparentemente inscalfibile, era celata una sensibilità che lo portava ad avere un rapporto viscerale con gli animali, definendo i cavalli “gli unici colleghi non ipocriti” sul set.

Credo che mi sarebbe stato molto simpatico.

La nostalgia per un epoca cavalleresca passata, le origini familiari e la sua schiettezza lo facevano vivere non bene nel suo secolo. Ecco probabilmente uno dei perchè la sua interpretazione di Athos ne I TRE MOSCHETTIERI è ancora oggi considerata iconica.

Quindi, Proximo ne Il Gladiatore non è stato solo il suo ultimo ruolo, ma lo specchio di un uomo genuino, passionale, controverso e sincero col cui talento non è mai sceso a patti, volendo rimanere un uomo libero innanzitutto.

Neppure le “ombre e la polvere” del Colosseo, sarebbero state capaci di cancellare quella sua forza