(non è il solito biopic)
di Stefano Grimaldi
C’era una volta il più grande di tutti.
Un uomo che era un destinato alla recitazione…senza schemi e senza briglie
Iper-intelligente, magnetico, naturalmente affascinante, rivoluzionario.
Un artista che rifiutava d’imparare i copioni, che disprezzava quel mondo hollywoodiano così tanto da essere una delle più grandi fonti di problemi per i produttori, per tutto lo star system, ma non per le grandi cause civili.
Era talmente al di sopra del cinema che, col suo ingresso spiazzante e prepotente nella settima arte, spezzò e spazzò via un’era fatta, fino ad allora, di attori maschi spesso agghindati perfetti, puliti, stirati, eleganti e impomatati. Mentre lui infrangeva cuori di donne, di uomini e bucava telecamere con il solo sguardo, una maglietta sudata e un fascino selvaggio, animalesco.
Era metodico seppur imprevedibile. Silenzioso, iroso, drammatico, flemmatico, ironico. Dagli errori di dizione o dalle dimenticanze creava copioni tutti suoi, sul momento.
I registi impazzivano, i produttori non lo volevano. Gli attori e le attrici lo osannavano in silenzio e in soggezione.
Non riusciva nessuno a stargli al passo. Stava rivoluzionando per sempre le regole del gioco.
Il cinema non sarebbe stato più quello di prima.
In pochissime interpretazioni che a fatica riempiono una mano fu capace di entrare nel mito.
Persino film allucinanti, B-MOVIES o Camei di pochi minuti, in mano a lui, diventavano calamite visive.
Fu il simbolo del metodo Stanislavskij, immedesimandosi nei ruoli al punto di crearne delle sue personali visioni (Il Padrino…).
E tu, a uno così, volevi fargli imparare un copione, metterlo in giacca e camicia inamidata o spiegargli come si recita una emozione?
Credi davvero che potesse venire fuori il Colonnello Kurtz di Apocalypse Now da qualcun’altro che non fosse obeso, pelato, fuori di testa e così dannatamente controverso?
Che un ruolo come quello lì, o di Don Vito Corleone con la bocca piena di cotone per disegnare la mascella di un molossoide dalla corda vocale lassa, si potesse creare solo con la tecnica attoriale??
Lui distrusse ogni manierismo precedente e si prese il lusso di distruggere perfino la sua bellezza.
Si finse stupido nelle interviste dissando gli intervistatori che manco si accorgevano di esser presi in giro, per puro divertimento suo.
Distrusse il divismo fino allora imperante nella Hollywood glamour e costruita a tavolino (personaggi compresi).
LA SUA EREDITA’
Brando lascia poche pellicole eccellenti entrate nel mito e non solo nella storia della cinematografia di sempre. Soprattutto grazie a Lui.
Lascia ai posteri pure qualche apparizione di una forza tale da aver avuto diversi tentativi di emulazione andati falliti, tranne in De Niro, Hoffman e Pacino (rigorosamente in ord. alfabetico); mentre qualcun altro ci prova…e ci riprova, rimanendo però un ammiratore con molta buona volontà.
La sua interpretazione della poesia sull’Orrore in Apocalypse Now declamata sottovoce in penombra, è una creatura interpretativa troppo grande anche per il cinema globale; come altri frame indimenticabili, da soli, valgono 100 film.
Brando è stato un caposcuola che ha manipolato la sua forza e istintività artistica in favore di una rivoluzione attoriale e di un mondo che fino a prima di lui era rimasto per molto tempo narcotizzato dalla fiction dell’industria hollywoodiana; incidendo in modo determinante nel passaggio da cinema classico a cinema moderno e più disincantato.
“Hey Quincy dimmi…abbiamo più riso che pianto nella nostra vita vero?”
Marlon Brando al suo amico Quincy Jones poco prima di morire

