Ricordate il nome di Cory Finley. Il fenomenale regista sceneggiatore di Amiche di Sangue si sta ritagliando il suo spazio più che meritato, così come le attrici Olivia Cooke e Anya Taylor-Joy, perfette per questo gelido thriller psicologico, caratterizzato da un mood malvagio in cui due ragazze – innocue se prese singolarmente – si rivelano delle perfette compagne d’omicidio. Una dinamica cinematograficamente familiare, ma Amiche di Sangue ha un tono di voce e un sentimento del tutto personali, che annunciano il talento di Finley, tutto da gustare.

Alcune persone nascono – per così dire – predisposte a maneggiare solo le parti migliori dell’argenteria, mentre altre, come Finley e le due protagoniste, sono più avvezze ai coltelli da bistecca. Predisposizione perfetta per ragazze come Lily (Taylor-Joy) e Amanda (Cooke), amiche d’infanzia provenienti dalle famiglie bene del Connecticut che hanno lasciato alle spalle le lezioni di equitazione, alle quali Amanda non è più ammessa a causa dell’atto raccapricciante accennato nella sequenza iniziale – e che viene misericordiosamente lasciato alla nostra immaginazione. Ora che la ragazza è cresciuta e ha finito la psicoterapia, viene mandata dalla madre a “socializzare un po’” in vista dell’ammissione all’università.

Le protagoniste di Amiche di Sangue sono opposti che attraggono

Amiche di Sangue cinematown.it

Il passato comune delle ragazze è accennato con elementi lasciati alla capacità di analisi dello spettatore, fatto da svariate sfide passive e aggressive mascherate da una finta timidezza, per spingersi sempre oltre i limiti. Lily e Amanda sono evidentemente più intelligenti dei loro coetanei, ma sono prive dei rudimenti necessari alla convivenza con le persone. Amanda ammette la propria sociopatia – ha una diagnosi di disturbo borderline, antisociale con tendenze schizoidi – e istruisce Lily alle tecniche per manipolare le situazioni.

Anni di pratica hanno infatti reso Amanda un’eccellente interprete delle emozioni umane, del tutto fittizie. Lily, dal canto suo, ha forse il problema opposto: è troppo sensibile e profondamente competitiva – tratti questi che l’hanno fatta emarginare da Andover, e ora sembra stia causando problemi al suo insopportabile patrigno Mark, che tratta la compagna come un trofeo al quale Lily fa da palla al piede.

“Hai mai pensato di ucciderlo?”. Amanda chiede questo a Lily una sera mentre Mark sta vogando al piano di sopra, ma anziché sporcarsi le mani, le due provano ad ingaggiare un trafficante di droga locale – il defunto Anton Yelchin, a cui il film è dedicato – per inscenare una rapina che potrebbe concludersi nel modo sperato dalle ragazze; peccato che lo spacciatore sia sostanzialmente innocuo e questo alimenta ulteriormente le menti contorte delle due ragazze.

Come drammaturgo divenuto regista, Finley si è adattato al nuovo mezzo come se fosse la sua vera vocazione. Amiche di Sangue ha forse subito l’eclissi di Get Out durante le prime presentazioni ai festival, ma non è meno elegante o meno letale, facendo leva non su questioni razziali, ma bensì su questioni classiste finite piuttosto male.

Amiche di Sangue – una struttura perfetta e meticolosa

Amiche di Sangue cinematown.it

Finley ha inizialmente concepito la sceneggiatura di Amiche di Sangue come una commedia, sfumatura che  nel film ben traspae dalla meticolosità con cui vengono costruite le situazioni, perfettamente strutturate nella calibrazione e nel tempismo della tensione. A differenza di altre commedie nere, Finley mostra un naturale istinto cinematografico, trattando la scenografia non come un set circoscritto, ma come una specie di tana della tigre, che si aggira in cerca della sua preda – sia all’inseguimento di un SUV o dietro una porta scardinata.

Due collaboratori di Finley in particolare hanno aiutato il regista ad esprimere il suo potenziale in Amiche di Sangue: uno è il direttore della fotografia Lyle Vincent, amante del widescreen e della profondità di campo ristretta, che consente allo spettatore di facilitare la concentrazione esattamente dove vuole il regista; l’altro è il compositore Erik Friedlander, un violoncellista che distorce lo strumento per ottenere diversi effetti sonori, suonando come contrappunti sconcertanti e raffinati.

Queste due arti applicate al cinema si fondono magnificamente col senso di Finley per il tempismo, dando forma ad un film che presenta un’immagine molto più ricca di quanto potrebbe suggerire il suo low-budget. Amiche di Sangue non assomiglia a nessuno dei film adolescenziali e non risulta uno studio di carattere superficiale. Piuttosto, la casa lucida e barocca di Lily serve come maschera elaborata per nascondere un’altra natura, quella che emerge dalla psiche delle protagoniste per un’ora e mezza di film. Tutto ciò culmina in una scena virtuosistica in cui le cose più importanti non vengono pronunciate e gli atti più macabri si verificano al di fuori del campo visivo, facendo così sorgere non poche domande allo spettatore su cosa stia realmente accadendo nella storia.

Amiche di Sangue è distribuito da Universal Pictures International Italia ed è nelle sale cinematografiche dal 2 agosto 2018. Il trailer è disponibile qui.