The Man in the High Castle: la recensione della terza stagione

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La terza stagione di The Man in the High Castle fa raggiungere agli standard di Amazon un livello superiore all’altezza delle aspettative degli studios.


Gli Amazon Studios ci avevano preparati alla terza stagione di The Man in the High Castle con un’attesa lunga più del previsto. Durante questo periodo di indugio prima della release, la casa di produzione aveva rilasciato solo un teaser trailer con John Smith e Mengele protagonisti, fino al San Diego Comic Con del 2018, durante il quale avevano annunciato assieme al cast che la terza stagione sarebbe stata distribuita a partire dal 5 ottobre, presentando anche il trailer finale e l’hashtag della campagna marketing, #ResistanceRises. Ricevuta questa notizia, i fan di The Man in the High Castle si sono preparati all’appuntamento con una trepidazione più esaltante del solito, per quanto riguarda le aspettative nei confronti di una nuova stagione in arrivo. Gli studios infatti avevano predisposto il terzo capitolo della serie in modo tale che facesse da apripista a qualcosa di molto più ampio e ambizioso dell’adattamento de La Svastica sul Sole, ossia la trasposizione televisiva de Il Signore degli Anelli di Tolkien.

La casa di produzione aveva infatti la necessità di preparare il terreno al nuovo progetto – sino ad ora già uno dei più costosi in assoluto nella storia della televisione – sopratutto per quanto riguarda il prestigio che Amazon non è ancora riuscito ad ottenere sul panorama dei premi di categoria che contano. Un progetto ad alto budget come Il Signore degli Anelli non può essere messo sul mercato senza avere una precedente certezza che possa competere coi migliori prodotti Netflix e HBO agli Emmy e ai Globes – per dirne alcuni – motivo per cui The Man in the High Castle è stato confezionato appositamente per risultare il miglior sforzo cinematografico possibile da parte di una casa produttrice – quella di Amazon – che fino ad ora è riuscita a creare delle perle di assoluta bellezza, ma che patiscono ancora l’ombra del colosso dello shopping, che a fatica si sta costruendo una reputazione artistica lontana dalla sua natura principale delle consegne a domicilio.

Con una sceneggiatura di alto livello, degli effetti speciali di prima categoria e sopratutto un Rufus Sewell da nomination ai migliori premi – per la vittoria, almeno per i pronostici, preferiamo dare la precedenza a Jim Carrey – The Man in the High Castle 3 sembra essere un progetto  che potrà dire la sua sul panorama delle grandi produzioni televisive di quest’anno, creata sulle basi di due stagioni precedenti che hanno aperto gli occhi di tutti i sognatori amanti dell’ucronia, introducendo una delle possibilità storiche più spaventose che si possano immaginare – la vittoria dell’Asse nella Seconda Guerra Mondiale – facendo brillare gli occhi ai più fantasiosi. Dove le prime due stagioni hanno prestato un occhio analitico sulla società dell’Impero e del Reich, risultando quasi affascinanti, la terza stagione approfondisce in termini pratici quello che sarebbe stato il mondo in mano ai nazisti, dipingendo un affresco storico alternativo di cui mai come ora lo spettatore comprende l’orrore.

I punti di forza di The Man in the High Castle 3

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Oltre allo sforzo produttivo, il crescendo della sceneggiatura e la crudezza dei nuovi contenuti, la terza stagione di The Man in the High Castle ha un vero e proprio punto di forza – quello che tutti sapevamo ci avrebbe dato le migliori soddisfazioni – John Smith. O meglio, l’Oberst-Gruppenführer John Smith – insignito della carica dopo i fatti di Berlino – e nel giro di qualche episodio Reichsmarschall, la più alta carica politica e militare a cui un cittadino del Grande Reich potesse aspirare. Il personaggio di Smith è il pilastro narrativo dell’intera serie, nonostante non sia il protagonista principale, attorno a cui orbitano i fatti e le personalità più oscure e intriganti di tutto The Man in the High Castle, in una terza stagione che sarebbe dovuta essere il punto di svolta catastrofico della vita di John, dopo la perdita del figlio a causa dell’eugenetica nazista. Questo evento è il fulcro di tutta la sceneggiatura dedicata agli Smith, le ripercussioni di questo suicidio scientifico inseguono puntata dopo puntata tutta la famiglia, sempre più in alto nella società e sempre più in basso nei legami affettivi.

Tra le mura di casa Smith la narrazione scorre piuttosto lenta e monotona – tra i pochi punti discutibili della terza stagione, ricca di eventi significativi, impastati tra di loro con rallentamenti di ritmo ben congegnati affinché offrano comunque allo spettatore un approfondimento psicologico sui coinvolti negli eventi – Helen diventa inaspettatamente una protagonista di primo livello della serie e incarico dopo incarico il marito si trova ad affrontare quello che tutti volevamo che accadesse, il lento e costante cedimento delle sue convinzioni politiche e professionali. Le soddisfazioni riservateci dal Reichsmarschall infatti stanno proprio nell’essere un pupillo del Partito che deve sforzarsi di restare in vita ingoiando i peggiori presentimenti sul significato della sua azioni e, fatto ancor più eclatante, sulla validità delle ideologie naziste, pronte a distruggere la cultura americana una volta per tutte e a fargli fuori una delle figlie. Dubbi che John non smette un attimo di accrescere e cogitare sopratutto quando scopre in uno dei film di Hitler che da qualche parte, in un altro mondo, Thomas Smith è vivo, in salute e ancora assieme al padre. Se c’è una cosa che la quarta stagione ora è pronta a riservarci, è proprio la ribellione definitiva di John, il quale ha iniziato una silenziosa resistenza contro il Nazismo ben prima che lo facesse Juliana – ricordate l’omicidio del medico?

Gli altri grandi punti di forza di The Man in the High Castle 3 – sorvolando il resto del cast, che in questa stagione raggiunge dei picchi drammatici altissimi, specialmente nei ruoli dell’ispettore Kido, del Reichsführer Himmler e di Juliana – sono la crudezza degli eventi e il finale di stagione. Gli eventi messi in mostra in questa stagione sono di un’accuratezza storica – sebbene non siano mai accaduti – raccapricciante e convincente, capaci di disilludere qualsiasi curioso dell’ucronia su cosa ci sarebbe aspettato in caso di vittoria fascista. Non che servisse una serie televisiva per saperlo, ma vedere messe in pratica le abitudini naziste durante le retate nei ghetti, nella pulizia etnica e genetica e sopratutto in quella storica – con un progetto come Jahr Null che punta alla distruzione definitiva della cultura americana, sostituita con quella del Reich – fanno davvero rabbrividire e tirare un sospiro di sollievo su come sia andata la Seconda Guerra Mondiale. Riguardo al finale di The Man in the High Castle 3, nessuna delle piste aperte in corso di stagione viene conclusa, ma a sorpresa viene tracciato un nuovo corso che lascia letteralmente col fiato sospeso riguardo entrambe le fazioni, ora più che mai sull’orlo di incontrarsi per fondersi in una lotta comune.

La fantascienza in The Man in the High Castle 3

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Oltre ad essere un esperimento ucronico da far accapponare la pelle, The Man in the High Castle è sopratutto un racconto di fantascienza, ed è su di essa che la sceneggiatura si basa per dare un legame e una direzione agli eventi che si concatenano tra una puntata e l’altra. L’intento principale dei protagonisti è appunto sfruttare le realtà parallele per uno scopo ideologico che possa porre fine alle dittature – nel caso della Resistenza – o addirittura instaurarle negli altri mondi – come nel caso dei Nazisti. Gli unici a fare la parte della bilancia sembrano i Giapponesi, al corrente delle mire tedesche ma per nulla intenzionati a favorirle, ma anzi, a boicottarle, affinché il Reich non acquisisca maggiore potere. Il filmato dell’atollo Bikini ha finito di sortire l’effetto sperato in chiusura della scorsa stagione e Himmler cerca per tutta la terza di fare fuori Tagomi, vero garante della pace tra i due regimi, ora più che mai in difficoltà nel tenere i piedi in più scarpe. Il Ministro del Commercio è anch’esso un viaggiatore tra le dimensioni e questa capacità non lo mette in una buona posizione all’interno dell’Impero – sebbene a saperlo sia il solo ispettore Kido.

Proprio il viaggio tra le dimensioni è un protagonista onnisciente di The Man in the High Castle 3, essendo un desiderio bramato da tutti i personaggi, chi per rivedere i parenti defunti, chi per invaderlo con le truppe. Gli studi di Mengele stanno conducendo il Reich verso delle scoperte che lo scienziato e Himmler suppongono siano la chiave per l’invasione militare dei mondi paralleli, se non fossero basate su un atroce realtà della fisica che sta costando la vita a parecchie cavie – e che sulla carta potrebbe costare la vita anche ai direttamente coinvolti nella ricerca scientifica. Ciò su cui si basa il viaggio interdimensionale infatti è una delle più sbalorditive scoperte del finale di stagione, che mettono un punto significativo alla comprensione degli spostamenti tra mondi e che sopratutto spalancano un portale narrativo gigantesco con conseguenze inaspettate – a scoprirlo infatti è uno dei meno adatti a vedersi scomparire davanti agli occhi la possibilità di viaggiare, viste le pieghe inaspettate che ha preso la sua vita.

La fantascienza in The Man in the High Castle è onnipresente ma non è il soggetto principale su cui basare la sceneggiatura, ma anzi ne è il fine, il traguardo finale verso cui corrono entrambi gli schieramenti. La resa visiva di questo aspetto fantascientifico ha innalzato la qualità della serie alle proporzioni del colossal, rendendola di fatto uno dei progetti più costosi ma ben prodotti degli ultimi anni. Amazon doveva fare in grande oggi per poter fare ancora più in grande domani e sembra aver centrato l’obiettivo, sia drammaticamente che visivamente, essendosi accaparrata quasi per certo alcune delle nomination tecniche alla portata di quest’Odissea storica straziante, dove la presenza del fantascientifico non abbassa il livello drammatico, ma anzi ne arricchisce l’intensità, ampliando le caratterizzazioni psicologiche di molti personaggi. Per quasi tutti infatti, il viaggio interdimensionale si tramuta quasi sempre nell’aspettativa di rivedere qualcuno di caro, va da sé che un desiderio di questo tipo, unito ai limiti della fisica, condurranno senza dubbio ad una quarta stagione di The Man in the High Castle ancora più bella della terza. Con un finale di stagione del genere, altro non possiamo aspettarci, speriamo che Amazon non ci deluda.

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  • Regia
  • Sceneggiatura
  • Fotografia
  • Recitazione
  • Colonna sonora
4.3

Riassunto

Dieci episodi conducono la terza stagione di The Man in the High Castle in un arco narrativo ricco di eventi significativi, che gli sceneggiatori hanno spesso diluito in ritmi lenti, forse per non stressare troppo l’attenzione dello spettatore. I percorsi dei vari personaggi sono sempre più sull’orlo dell’esplosione psicologica, con un John Smith di cui continuiamo a conoscere nuovi dettagli sul suo passato, aprendo una pista narrativa che preannuncia uno scatenarsi di eventi esplosivi nella quarta stagione. Gli Amazon Studios centrano in pieno l’obiettivo, giocando molto bene il loro ruolo ritardando la release della terza stagione, ora pronta a competere nelle categorie principali dei premi che contano. Una nomination a Rufus Sewell nelle cerimonie principali è un passaggio che sembra essere alla portata dell’attore. The Man in the High Castle termina con un finale al cardiopalma, aprendo la trama della prossima stagione a dei livelli adrenalinici che poche produzioni hanno saputo fare così magistralmente negli ultimi tempi.

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