Nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 morì ad Ostia Pier Paolo Pasolini uno dei più importanti intellettuali italiani ed europei. Sopratutto morì un poeta e come disse Alberto Moravia ricordando il suo caro amico:

Abbiamo perso un poeta. E di poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo

La morte di questo scrittore e intellettuale è stato uno tanti misteri irrisolti del nostro paese. Quindi è bene dare un occhiata in maniera fredda ai crudi fatti che accaddero. Con la consapevolezza che è probabilmente impossibile capire cosa successe veramente.

La morte di Pasolini: i fatti legati alla morte

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Il corpo del poeta fu trovato alle 6.30 del mattino di domenica 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia completamente martoriato. La faccia era ridotta a un cumulo di sanguinolento e il corpo presenta ferite e lesioni. Il giovane diciassettenne Pino Pelosi trovato alla guida dell’auto di Pasolini già prima del ritrovamento del corpo confesserà l’omicidio del poeta. Secondo questa sua prima versione lui sarebbe stato abbordato dall’intellettuale e gli sarebbe offerta la possibilità di guadagnare del denaro in cambio di un rapporto sessuale. Lo scrittore portò così il giovane a mangiare qualcosa nel locale al Biondo Tevere e poi i due si diressero a Ostia. Arrivati ad Ostia secondo Pelosi Pasolini avrebbe chiesto al ragazzo un rapporto sessuale non desiderato e al rifiuto di Pelosi lo scrittore avrebbe minacciato il ragazzo con il bastone.

Il ragazzo spaventato avrebbe colpito Pasolini in vari punti del corpo con una tavoletta di legno fino a renderlo incosciente. Poi avrebbe acceso la macchina e investito il poeta uccidendolo. Questi a grandi linee i fatti raccontati da Pelosi ai tempi hanno convito i giudici che hanno condannato Pelosi per omicidio. Tuttavia varie cose rimangono poco chiare in questa vicenda. Molti amici e simpatizzanti di Pasolini per esempio hanno fatto notare come fosse poco probabile che un uomo atletico e sportivo potesse essere messo al tappeto da un giovane come Pelosi. Sempre un maggior numero di persone crede attualmente che altri siano stati gli assassini di Pasolini e non di certo il “ragazzo di vita”.  Per comprendere al meglio la vicenda della è utile sapere alcune cose sulla vita, le opere e la poetica di Pasolini, sopratutto in relazione agli ultimi anni della sua vita.

Pasolini: una vita di scandali e contraddizioni

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Dalla pubblicazione del suo primo romanzo Ragazzi di vita (1955) fino al suo ultimo film Salò o le 120 giornate di Sodoma la carriera di Pasolini fu continuamente motivo di scandalo per la società dell’epoca. Pasolini dovette affrontare un numero altissimo di denunce sia contro la sua persona che contro le sue opere. La ragione di questo alto numero di denunce e processi si deve alla omosessualità mai negata dell’autore da una parte e dall’altra per il fatto che nelle sue opere Pasolini raccontò storie crude e realistiche molto spesso associate alla violenza e alla sessualità.

Sopratutto Pasolini visse di contraddizioni che nell’Italia  piccolo-borghese del dopoguerra sono inconcepibili. Pasolini fu un uomo di sinistra e antifascista che scriverà:

Io sono una forza del Passato.

Solo nella tradizione è il mio amore.

Pur essendo marxista ,gramsciano e ateo era affascinato alla religione cattolica in maniera molto profonda tanto da dirigere un film sul vangelo di Matteo. Il lavoro di Pasolini in genere pone molta attenzione verso l’accostamento di figure contrastanti e apparentemente contrarie come amore-morte, cristianesimo-ateismo, progresso-barbarie. Proprio risolvendo questi contrasti si può comprende il senso dell’opera Pasoliniana.

Pasolini: Petrolio, Scritti corsari e Lettere Luterane

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Negli ultimi anni della sua vita Pasolini fu molto attivo sopratutto a livello cinematografico. Ciò non significa che si dimenticò della sua attività di letterato.  Pasolini lavorò negli anni settanta a Petrolio un romanzo che alcuni intellettuali e amici dello scritto ritengono essere la causa della sua morte, questa opera rimase incompiuta. Oltre a questo scrisse moltissimo su quotidiani e riviste vari articoli molto polemici che alcuni sostengono siano la causa della morte dello scrittore. In uno di questi intitolato  Cos’è questo golpe? Io so e pubblicato sul “Corriere della Sera” il 14 novembre 1974 Pasolini scrisse:

Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.

Questi articoli finirono nella celeberrime pubblicazioni postume Scritti corsari (1975) e Lettere luterane (1976). In questi scritti si batte in maniera molto feroce contro il crescente consumismo.

Pasolini: la denuncia contro la società dei consumi

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Pasolini notò come nel corso degli anni la società italiana cambiò omologandosi e perdendo così le varie differenze di classe. Questo cambiamento antropologico fu causato per l’intellettuale di Casarsa sopratutto dalla televisione che proprio per il fatto di essere un medium di massa omologava le persone a comportarsi in maniera uguale alle altre distruggendo ogni cultura particolare e diversa. Pasolini associò il potere della società dei consumi al fascismo. Notando come tutto sommato questa nuova forma di potere fosse addirittura peggiore di quella del fascismo. Pasolini dirà:

Il regime è un regime democratico. Però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non era riuscito assolutamente ad ottenere. Il potere di oggi, cioè il potere della civiltà dei consumi, invece riesce ad ottenere perfettamente. Distruggendo le varie realtà particolari. Togliendo realtà ai vari modi di essere uomini, che l’Italia ha prodotto in modo storicamente molto differenziato.

Questa posizione viene ripetuta in maniera quasi ossessiva dall’intellettuale nelle interviste, negli articoli di giornale e sarà presente in molte opere letterarie e cinematografiche del poeta.

Pasolini: Salò o le 120 giornate di Sodoma

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L’ultima opera cinematografica di Pasolini Salò o le 120 giornata di Sodoma (1975) è l’ultimo film di Pasolini e di certo il più divisivo e violento di tutta la sua produzione. Il film è una trasposizione dell’opera letteraria del Marchese de Sade Le 120 giornate di Sodoma (1785). Il film è ambientato a Salò durante la dittatura nazi-fascista della Repubblica Sociale Italiana.

Le varie nefandezze dei personaggi descritti da Sade vengono divise nel film in quattro parti. I quali prendono spunto dall’ordinamento dei gironi danteschi. I quattro capitoli sono: Antinferno, Girone delle Manie, Girone della Merda e Girone del Sangue. Nel lungometraggio vengono mostrate scene di uccisioni, coprofagia, violenze sessuali su minori ecc. Con lo scopo di mostrare la natura anarchica  e indistruttibile del potere.

L’intenzione di Pasolini non fu quindi quella di denunciare solo i crimini del fascismo. Semmai fu quella di mostrare come i potenti Dietro una maschera formale ma senza una vera ragione, hanno continuato nel corso della storia dell’umanità a perpetrare crimini orribili. Pasolini dirà in un’intervista fatta per il “Corriere della Sera” il 25 marzo 1975:

 Ecco: è il potere che è anarchico. E, in concreto, mai il potere è stato più anarchico che durante la Repubblica di Salò.

Ovviamente il film uscendo postumo è stato associato molto spesso alla morte di Pasolini; sia per gli argomenti trattati sia per il fatto che uscì postumo. Giuseppe Bertolucci scriverà nel suo libro Cosedadire (2011):

“Salò” è l’ultimo film di Pasolini e coincide con l’anno della sua morte, il 1975, tanto da esserne indissolubilmente, direi quasi intrinsecamente legato alla memoria di chi quel terribile evento ha vissuto come testimone.

C’è chi sospetta che Pasolini quella notte sia andato ad Ostia per trovare delle bobine di Salò . Le quali erano state rubate con la richiesta di un  riscatto.

La morte di Pasolini: la ricerca della verità

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Come già detto la morte di Pasolini non è stata ancora chiarita. Dal momento della sua morte due sono state le tesi principali. Da una parte c’è chi sostiene che il poeta sia stato ucciso da Pelosi. Dall’altra c’è chi dice che a uccidere il poeta siano stati un gruppo di fascisti. La teoria dell’omicidio di stampo fascista è stata rafforzata nel 2005 quando Pelosi affermò di non essere stato lui a uccidere Pasolini. A uccidere il poeta sarebbero stati tre ragazzi che avrebbero picchiato l’intellettuale a sangue per poi ucciderlo. Tuttavia la versione di Pelosi del 2005 è da prendere con le pinze vista la bassa attendibilità del testimone.

Edoardo Sanguineti e altri intellettuali sono stati dell’idea che la morte di Pasolini per mano di Pelosi sia stato “suicidio per delega”. Importante fu la posizione di  Oriana Fallaci  che si è sempre battuta con i denti e con le unghie per dimostrare come la morte di Pasolini fosse da attribuire ai fascisti. Il film del 1995 di Marco Tullio Giordana Pasolini, un delitto italiano mostrerà come molte cose nel caso Pasolini siano poco chiare. Molto diverso è il film di Abel Ferrara  del 2014 intitolato Pasolini ­. Abel Ferrara preferisce concentrarsi verso il posta e l’uomo Pasolini piuttosto che fare un film d’inchiesta sull’omicidio di Pasolini.

La ricerca della verità fu per Pasolini un punto essenziale nella sua vita. Il poeta di Casarsa cercò quasi ossessivamente di smascherare le ipocrisie dell’Italia. La sua ricerca fu talmente profonda che secondo molti intellettuali dei giorni nostri il poeta riuscì a profetizzare molti aspetti negativi presenti nella nostra società globalizzata. Proprio per questo sembra doveroso ricercare la verità nel caso Pasolini, anche se all’apparenza può sembrare inutile. Scoprire la verità, qualunque essa sia, è qualcosa che in fondo dobbiamo a questo poeta.

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