Siamo arrivati alla fine dell’anno, a quel momento in cui ci si chiede quale sia stato il film più bello di questi dodici mesi – quasi – appena passati. Se il 2017 si è rivelato come un anno che ha patito la scia delle elezioni del 2016, il 2018 si è presentato come una nave per una società alle prese con la sua peggiore crisi di identità nella storia moderna. I migliori film hanno interrogato un mondo in disaccordo con se stesso, alle prese con i dilemmi morali e i valori personali, mentre incanalavano queste lotte in opere d’arte tonificanti. Le questioni relative all’identità, al comportamento e alla responsabilità personale sono diventate un motivo centrale. Questo è ciò che i film fanno meglio, a modo loro: esplosioni di idee ed esperienze che riflettono o rifrangono il momento del loro concepimento. Vediamo una breve lista coi titoli di alcuni dei migliori film del 2018.

A Star is Born

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A Star is Born ha visto la partecipazione della cantante Lady Gaga e di Bradley Cooper con il suo debutto alla regia. Il film è un remake del film del 1937 È nata una stella di William A. Wellman. La coppia Gaga-Cooper convince, anche se nel complesso il film rimane modesto nel risultato. Cooper mescola parole a musica e cinema nel nome dello spettacolo, rendendo interessate la trattazione che ne fa dei personaggi. È soprattuto una Lady Gaga nuda e cruda, spogliata da ogni travestimento, frutto del suo successo, e mostrata quindi al naturale ad incuriosire – ingrediente segreto che rende A Star is Born uno dei migliori film del 2018.

Una mossa del tutto coraggiosa da parte della Germanotta. Al suo debutto cinematografico convince e ovviamente lascia a bocca aperta nei momenti di performance musicali in cui afferma le sue alte qualità di cantante. Nonostante la storia della “star che nasce” sia stata rivista e rivista, Cooper è riuscito a catturare l’attenzione dello spettatore con un approccio più vivo, meno costruito. Una colonna sonora splendida che ha raggiunto il successo con il brano Shallow, considerata una, se non la miglior canzone per il cinema degli ultimi anni.

Shoplifter – Un Affare di Famiglia

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Basta guardare il film per capire subito come Kore-eda Hirokazu, abbia vinto la Palma d’oro con Shoplifter – Un Affare di Famiglia. Seguendo una famiglia di criminali meschini che vivono ai margini della società giapponese, il film si presenta sia come un esame di ciò che tiene insieme un legame di sangue, sia su cosa crei un’identità familiare. Kore-eda, il maestro dei rapporti di parentela, attira magistralmente il pubblico nella vita quotidiana del clan Shibata, prima di strappare completamente il tappeto da sotto i piedi di tutti noi.

In questo racconto – tra i  migliori film del 2018 in assoluto – emerge chiaro il conflitto tra legge morale e legge sociale, uno scontro tra regole e natura che raggiunge l’apice nell’epilogo del film, mostrandone l’invincibilità della prima ribadendo con forza le ragioni della seconda, rendendo impossibile la costruzione di un modello alternativo. Il film è commovente e straziante, da far asciugare le lacrime agli occhi nell’attesa di guardarlo di nuovo.

Annihilation

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Anche la logica di base per l’ambizioso seguito di Alex Garland della sua altrettanto complessa Ex Machina è più emozionante della maggior parte dei film che sono arrivati ​​quest’anno. L’incipit è rappresentato dalla vicenda di un biologo che si iscrive per una pericolosa spedizione segreta in una zona misteriosa, dove le leggi della natura non si applicano. Basato sul primo libro della trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer, il lungometraggio di Garland espande le idee con cui l’autore ha lottato nella sua serie unica, emergendo con una funzione che funge sia da emozionante film di fantascienza che da esplorazione stravagante dell’esperienza umana.

Armato di un cast stellare, tra cui Natalie Portman, Tessa Thompson, Jennifer Jason Leigh, Oscar Isaac, questo titolo tra i migliori film del 2018 è un’esperienza fuori dal corpo piena di corposità che consuma tanto quanto chiede. Potrebbe non aver ottenuto il successo al botteghino che meritava, ma è già un classico istantaneo.

First Man

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In parte documentario, in parte dramma studiato. È così che si presenta First Man, film biografico sulla vita di Neil Armstrong con protagonista Ryan Gosling, film che si distingue da tutti gli altri legati alle spedizioni spaziali. Il cineasta Linus Sandgren raggiunge nuovi livelli cinematografici per trasmettere lo stato d’animo tormentato di Armstrong: usando la camera come la spinning machine della NASA e alternando tra Kodak 16mm e 35mm, prima di dilatare il formato con l’IMAX per il sublime momento sulla luna, dove il terrestre saluta la sua giovane figlia defunta. Il film descrive la vita dell’astronauta in maniera molto personale, dal suo percorso attraverso le stelle fino alla vita privata con la moglie Janet, interpretata da Claire Foy.

Cold War

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C’è un classico cliché sul cinema d’essai europeo degli anni ’50 e ’60 associato al cupo dramma in tempo di guerra in bianco e nero. Ed è proprio l’autore polacco Pawel Pawlikowski a trasformare questo cliché in una forma d’arte altissima, come già visto in Ida, anche con Cold War i suoi film appaiono così precisi nella loro capacità di comunicare con il passato. In Cold War il cineasta intreccia una storia d’amore tra un regista musicale (Tomasz Kot) e uno dei suoi discepoli (Joanna Kulig) in una narrativa precisa che non rovina la cornice che fa sfondo alla vicenda.

Kulig offre una performance come cantante il cui talento è intrappolato dalle grigie condizioni dell’oppressione che la circonda, anche se trova un piccolo conforto nell’uomo al suo fianco e l’opportunità, quindi, di scatenarsi al microfono. In 85 minuti agitati, Pawlikowski assembla un’ode spettacolare al potere catartico dell’arte e della compagnia, anche quando la storia richiede un finale infelice. Sarebbe il più grande dei migliori film del 2018, se non avesse un altro capolavoro in bianco e nero a tenergli testa.

Roma

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Alfonso Cuarón prosegue, dopo l’epico Gravity, che lo ha portato a conquistare diversi Oscar sia come miglior regista che come miglior fotografia, con un dramma intimo di 15 milioni di dollari ambientato a Roma, un quartiere medio-borghese di Mexico City alle prese con un’instabilità economico-politica. Il regista e direttore della fotografia Cuarón racconta il Messico del suo passato attraverso i suoi ricordi, in maniera dettagliata, non solo costruendo la sua casa di famiglia ma una via cosmopolita. Il tutto girato in bianco e nero e in lingua spagnola. Attraverso una serie lunghi ciak, seguiamo Cleo e la famiglia allargata attraverso le sfide di tutti i giorni, dalla separazione dei genitori alla romantica storia di Cleo con un uomo che la abbandona e poi compare di nuovo durante una violenta rivolta studentesca. Accompagnato da un ricco sound design che funge da spartito, questo capolavoro coinvolgente – probabilmente il vero capostipite dei migliori film del 2018 – ha entusiasmato il pubblico dei festival, conquistando riconoscimenti dai vari gruppi di critici di New York e Los Angeles, e si sta dirigendo verso la prima nomination agli Oscar di un film Netflix.

La Favorita

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Una visione audace ambientata nel grottesco spettacolo aristocratico dei reali inglesi del diciottesimo secolo, La Favorita è un racconto oscuro ma comico di tre donne dominanti in competizione per amore e potere. Il regista Yorgos Lanthimos crea un universo incredibilmente vivace, giocando con eventi reali che fungono da sostegno e motivazione per l’interiorità e i conflitti dei personaggi del film.

Quest’opera – chicca in costume tra i migliori film del 2018 – mostra come tra le mura di un palazzo reale, che è tagliato fuori dalla realtà della storia espansiva dell’epoca, si celi un mondo governato da manovre strategiche, seduzioni, gelosie. Saranno la regina Anna (Olivia Coleman), la sua amica e confidente Sarah (Rachel Weisz) e la cugina di Sarah Abigail (Emma Stone) ad incarnare il classico intrigo a palazzo. Una tragicommedia d’epoca dal tocco inaspettatamente moderno, l’interpretazione di Lanthimos del dramma in costume britannico, è qualcosa di unico che merita assolutamente di essere visto.

Burning

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Selezionato per rappresentare la Corea del Sud agli Oscar 2019 nella categoria miglior film straniero, Burning si presenta come un thriller, sia per dare una falsa impressione sia per capire quale sia il primo film di Lee Chang-dong dopo otto anni. Si presenta inizialmente come un ritratto di alienazione e in silenzio, quasi impercettibilmente, si rivela come qualcosa di ancor più metafisico e ossessivo. Non molti film della durata di due ore e mezza ti fanno desiderare che siano ancora più lunghi!

Un trio di incredibili esibizioni di Yoo Ah-in, Jun Jong-seo e Steven Yeun lasciano lo spettatore speranzoso di trascorrere ancora più tempo immerso nel loro mondo, non perché questi sia ​​piacevole, ma perché il desiderio di comprenderli a un livello più profondo si fa allettante. La rivelazione del vero significato del titolo, che non è altro che uno spoiler, implica molto di più che semplicemente bruciare le serre, è così assolutamente agghiacciante che getta ogni momento che lo precede in una nuova, più radiosa luce. Otto anni sono lunghi, ma per Burning è valsa la pena aspettare, con questa chicca che fa dei migliori film del 2018 qualcosa di memorabile.

You Were Never Really Here

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You Were Never Really Here di Lynne Ramsay si presenta come un film d’azione postmoderno che esplora la psicologi disturbata dei suoi personaggi. Joe (Joaquin Pheonix) è un veterano di guerra affetto da PTSD e assegnato per salvare una ragazza da un giro di prostituzione minorile. Nina, l’adolescente abusata, fungerà da specchio al passato di Joe il quale si muoverà come un giustiziere, cercando di ricucire la sua vita costituita da sensazioni e brutti ricordi. Il film consente a Ramsay di meditare sulla natura della violenza e fornisce uno studio attento sui personaggi, lividi ed escoriazioni che fanno vibrare lo spettatore. Il film dura soli 89 minuti ma è difficile da vedere per la violenza mostrata, lasciando pensare alla maggior parte delle persone di aver visto uno dei racconti più violenti del decennio.

Bohemian Rhapsody

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Un film tanto atteso, oggetto di molte critiche, soprattutto positive per la splendida performance di Rami Malek nei panni di Freddie Mercury. Uscito nelle sale il 24 ottobre, si è rivelato un film tra mito e mezze verità. La storia narrata potrebbe essere definita meglio come una storia sul mito del frontman della band. Alterazioni, come ad esempio la diversa data rappresentata di rivelazione della malattia che colpì Freddie Mercury, forse dovute al compito di dover contenere la storia per la durata di un film e diciamo che un film non sarebbe bastato a contenere tutta la storia che si cela dietro la figura di Freddie Mercury e della nascita e ascesa dei Queen.

Il risultato rimane comunque un film memorabile per lo spettatore e che segue la formula tipica del genere biografico musicale di ascesa-declino-redenzione. Il successo di pubblico e il dominio al botteghino lo hanno reso il probabile candidato ad essere il più grande dei migliori film del 2018, almeno per i parametri con cui verrebbe giudicato dall’Academy. Per finire, come già citato in precedenza, da elogiare la performance di Rami Malek nei panni del frontman della band Freddie Mercury, ruolo non facile che l’attore ha saputo affrontare dimostrandosi perfettamente all’altezza. Bohemian Rhapsody è il film più visto del 2018 in Italia.

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