Quotazioni in borsa: il 2018 finanziario dei colossi dell’intrattenimento

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I numeri e l’andamento delle quotazioni in borsa dei colossi digitali durante il 2018, caratterizzato dall’incertezza economica.


Il 2018 è stato un anno di saliscendi e di costernazione per i giganti digitali tradizionali, col ribasso delle azioni delle società d’intrattenimento. La maggior parte degli azionisti che hanno investito in questo settore hanno visto un calo di quotazioni in borsa durante l’ultimo anno – calcolate e valutate in un arco temporale complessivo che va dal 2 gennaio al 28 dicembre – ad eccezione di Discovery e 21st Century Fox, che si appresta ad essere fagocitata dalla Disney. Le società nel settore mediatico non sono state immuni alle rotazioni dei mercati azionari e alle variazioni delle quotazioni in borsa, specialmente negli ultimi mesi, poiché i timori di un rallentamento economico – scaturito da una Washington sempre meno prevedibile – in seguito alle politiche commerciali trumpiste hanno spinto alla vendita di massa, al punto odi far parlare di un mercato ribassista dopo ben undici anni d’espansione.

La Lionsgate è stata la più grande perdente tra gli studios che contavano sulle quotazioni in borsa, registrando un calo a picco del 52% durante il 2018, costellato di delusioni al botteghino e aspettative irrealistiche degli investitori, che volevano il più piccolo dei principali studi di Hollywood come un target M&A di quest’anno. Le reti Disney e AMC hanno chiuso l’anno con un andamento delle quotazioni in borsa piuttosto lineare. Fox era il beneficiario che avrebbe guadagnato dalla lotta all’ultima offerta tra Disney e Comcast, la quale ha registrato un anno sottotono nel prezzo delle sue azioni. Discovery ha avuto dei rallentamenti nell’avvio dell’anno finanziario, finché la sua acquisizione di Scripps Networks Interactive – per una cifra capogiro di 14 miliardi di dollari – ha incrementato la fiducia degli investitori, facendo aumentare le quotazioni in borsa di oltre il 40% finché il mercato non ha avuto un tracollo durante l’autunno.

I FAANG: le nuove minacce finanziarie

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La nuvola più grigia tra quelle che incombono sul settore dei media è la competizione lanciata dagli interferenti digitali noti come FAANG – Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google. Amazon ha avuto un anno così al rialzo nelle quotazioni in borsa da aver superato il benchmark di 2000 dollari per azione ad agosto e settembre, prima di raffreddarsi col crollo generale del mercato. Sebbene siano i colossi che minacciano l’intrattenimento, il ragionamento è nel medio lungo termine: Apple ha chiuso l’anno con un calo dell’8% mentre Google era fuori dell’1%. Le azioni di Facebook sono crollate del 25% – causa anche gli sforzi russi per manipolare il sentimento pubblico durante le presidenziali 2016 e le preoccupazioni sulla privacy dei consumatori.

Quest’indignazione ha alimentato le analisi severe degli investitori su come la gestione della controversia sul traffico dei dati personali stia inficiando sulla capacità di poter sfruttare al meglio l’enorme base di utenti per generare profitti. La crescita – apparentemente – inarrestabile dei FAANG ha scosso il tradizionale business dei media e delle loro quotazioni in borsa, guidando l’acquisizione di Time Warner da parte di AT&T, l’accordo di Disney e Fox e la scommessa da 40 miliardi di dollari fatta da Comcast su Euro Satcaster Sky. Le aziende, ricche di contenuti, hanno abbracciato il mantra del “diretto al consumatore” che costringe le aziende a fare un salto di fiducia e ad apportare grandi cambiamenti a modelli aziendali decennali. L’analista dei media Michael Nathanson all’inizio di questo mese ha scritto:

La velocità del cambiamento ha costretto ogni dirigente a riconoscere che il futuro dei media è incerto, aggiungendo un alto livello di preoccupazione a molte diverse parti dell’ecosistema economico. Ogni studio e network incumbent si trova di fronte alla nuova realtà di un mondo Direct-to-Consumer e cerca di capire il suo posto all’interno di esso.

Il Diretto-al-Consumatore sarà lento e costosissimo

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Il processo per arrivarci non è facile ed economico. Disney e AT&T in particolare stanno cercando di investire in grande nel lancio di piattaforme streaming in abbonamento entro la fine del 2019. L’incertezza sul percorso che entrambe le società con quotazioni in borsa stanno percorrendo nello scontro diretto nel servizio al consumatore è stata un freno a mano per il prezzo delle azioni. AT&T è stata anche appesantita dalla preoccupazione degli investitori circa la sua incapacità di gestire i 170 miliardi di dollari accumulati da quando a acquisito Direct TV nel 2015, e Time Warner a giungo, dopo una dura ed estenuante battaglia anti-trust col Dipartimento di Giustizia, che ora è in appello.

Il 2018 è stato un anno difficile anche per le due metà dell’impero di Sumner Redstone. Le azioni della CBS sono state colpite da sconvolgimenti durante tutto l’anno, dalla cacciata del CEO Leslie Moonves a settembre, alla battaglia legale per il controllo della compagnia che Moonves ha iniziato a maggio contro l’azionista di controllo, Shari Redstone. La CBS ha registrato un calo delle quotazioni in borsa più consistente rispetto a Viacom, che ha mostrato segni di inversione di tendenza dopo quattro anni di costante calo nel prezzo delle azioni. Lionsgate, nel frattempo, sta cercando di rimbalzare tra un anno finanziario e l’altro. Il titolo ha mostrato un lieve rialzo nelle ultime settimane del 2018 e il presidente della compagnia, Mark Rachesky, ha votato col suo portafoglio acquistando quasi 800 mila azioni a dicembre, secondo i documenti della Securities and Exchange Commission.

Quotazioni in borsa dei colossi: i numeri

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Media tradizionali

  • 21th Century Fox

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 35,36$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 47,62$

Guadagno/perdita%: +40%

Intervallo di 52 settimane: 33,75$ – 49,65$

  • Discovery

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 23,11$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 24,64$

Guadagno/perdita%: +10%

Intervallo di 52 settimane: 20,60$ – 34,89$

  • AMC

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 54,13$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 54,72$

Guadagno/perdita%: +1%

Intervallo di 52 settimane: 48,00$ – 69,02$

  • Disney

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 111,80$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 107,28$

Guadagno/perdita%: piatto

Intervallo di 52 settimane: 97,68$ – 120,20$

  • Comcast

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 41,07$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 34,35$

Guadagno/perdita%: -14%

Intervallo di 52 settimane: 30,44$ – 44,00$

  • AT&T

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 38,54$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 28,45$

Guadagno/perdita%: -27%

Intervallo di 52 settimane: 26,80$ – 39,32$

  • Viacom

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 31,19$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 25,89$

Guadagno/perdita%: -16%

Intervallo di 52 settimane: 23,31$ – 35,55$

  • CBS

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 59,17$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 43,42$

Guadagno/perdita%: -26%

Intervallo di 52 settimane: 41,38$ – 61,59$

  • Lionsgate

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 33,01$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 16,16$

Guadagno/perdita%: -52%

Intervallo di 52 settimane: 13,63$ – 36,48$

FAANG

  • Facebook

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 181,42$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 133,20$

Guadagno/perdita%: -25%

Intervallo di 52 settimane: 123,02$ – 218,62$

  • Apple

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 172,26$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 156,23$

Guadagno/perdita%: -8%

Intervallo di 52 settimane: 146,59$ – 233,47$

  • Amazon

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 1189,01$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 1478,02$

Guadagno/perdita%: +26%

Intervallo di 52 settimane: 1167,50$ – 2050,50$

  • Netflix

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 201,07$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 256,08$

Guadagno/perdita%: +33%

Intervallo di 52 settimane: 192,22$ – 423,21$

  • Google

Prezzo di chiusura al 2 gennaio: 1065$

Prezzo di chiusura al 28 dicembre: 1037,89$

Guadagno/perdita%: -1%

Intervallo di 52 settimane: 970,11$ – 1273,89$

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