Netflix è ufficialmente diventata la fucina dei grandi talenti che non trovano spazio nelle produzioni cinematografiche tradizionali. Una regola, quella del dar spazio ai registi e agli sceneggiatori, che permette allo streamer di attingere sia dai talenti sconosciuti, che dai grandi nomi che, per ripiego o causa presa, scelgono la piattaforma come la casa delle loro idee. Highwaymen, nel quale hanno confluito sia i grandi nomi che già fanno parte della crew di Netflix, che alcuni della meglio Hollywood, ha rispettato in pieno questa regola, confezionando un prodotto che senza infamia e senza lode, si impone come una delle migliori produzioni originali targate Netflix, immediatamente dietro Bird Box.

La sceneggiatura di Highwaymen gioca abbastanza in casa. Prende infatti spunto da una vicenda realmente accaduta, quella delle malefatte di Bonnie & Clyde, che hanno da sempre interessato gli appassionati di cinema e storia contemporanea, vista la gigantesca mole di prodotti filmici e letterari dedicati ai due carnefici, che hanno agito deliberatamente – e protetti dal benestare della vox populi, eletti a veri eroi popolari – negli Stati Uniti devastati dalla crisi del ’29. Quello che Highwaymen fa meglio di altri prodotti, è raccontare una storia diversa dal solito, prendendo come protagonisti i due Texas Rangers rottamati che gli hanno dato la caccia, crivellandoli di colpi.

Un po’ Gli Intoccabili, un po’ Gli Spietati

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La presenza di Kevin Costner all’interno del cast poteva tingere Highwaymen di una tinta revival di medio livello, a causa del tenore drammatico che le sue ultime uscite avevano subito, ma quello che la star di Balla coi lupi riesce a fare in questo western, è riscattarsi a pieni voti dai brutti strascichi che si portava dietro da qualche decennio. In coppia con Woody Arrelson, Costner prende i panni di un Texas Ranger che sembra ricalcare il Jimmy Malone di Sean Connery, visto ne Gli Intoccabili, dove il vecchio poliziotto esperto – e letale – non riesce a decidersi se tornare al lavoro per l’ultima sfida, accettando poi consapevole dei suoi limiti… e della sua fame di sangue.

Un parallelismo, quello tra Costner e Connery, che chiude un cerchio perfetto tra i ruoli di Eliot Ness – giovane poliziotto che diede una caccia spietata, ma senza macchia, ad Al Capone – e Frank Hamer, il Texas Ranger che crivellò di proiettili i due ricercati più pericolosi della storia, sfruttando un cinismo da braccio della legge in pensione che non bada più al metodo, quanto al redimere sé stesso attraverso lo sterminio dei due malviventi. A rendere questo teatrino ancora più ruvido, è la palese assonanza con Gli Spietati di Clint Eastwood, dove due ex fuori legge, ora anziani e da rottamare, relegati ai confini di una società che non li vuole più, tornano insieme per un ultimo lavoro, che li metterà di fronte non solo ai limiti fisici dell’età, ma all’assenza di scrupoli.

Highwaymen ha tanti punti forti e tanti punti deboli

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Soppesando sul piano critico Highwaymen, quel che ne esce fuori è un bilancio piuttosto equilibrato tra qualità e quantità, sebbene a pagarne il prezzo sia una relativa ricercatezza registica. John Lee Hancock – nonostante il suo alto livello di esperienza – è la componente che passa più in sordina, con dei passaggi di regia che a volte sono a livelli magistrali, altri a livelli dilettantistici. Nel momento in cui il pathos del film raggiunte il suo climax, Hancock non sbaglia comunque un colpo, facendoci tagliare col coltello la tensione psicologica dei protagonisti, ma l’effetto virtuoso se la deve vedere con alcune sequenze che puntano molto di più sulla spettacolarità delle immagini, piuttosto che sulla loro drammaticità.

Ne esce fuori un prodotto che si regge su una sceneggiatura e una regia piacevoli ma non perfetti, elevati però dal magistrale stato di grazia degli attori – primo tra tutti Costner, che per la parte di Hamer potrebbe sperare in qualche nomination di alto livello – e soprattutto da una cura nella direzione della fotografia degne di un poliziesco vecchio stile di prima categoria, unito alle più innovative tecniche di ripresa paesaggistiche che rendono giustizia ad un contesto, quello geografico statunitense, il quale funge da carta vincente in qualsiasi film esso si riesca ad inserire. Il tocco di classe maggiore di Highwaymen, che rafforza i punti a favore della regia, è senza dubbio l’aura di mistero in cui vengono avvolte le figure di Bonnie & Clyde, mostrateci per intero solo al momento della resa dei conti.

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