L’ultima stagione di Game of Thrones ha scontentato molti appassionati della serie. Coloro che forse sono rimasti più delusi da questo finale, sono stati i lettori de Le cronache del ghiaccio e fuoco. Vedendo le ultime stagioni de Game of Thronessi ha il sospetto che gli autori della serie avessero voglia di finire al più presto possibile la serie, per concentrasi su altri progetti, come la prossima trilogia di Star Wars. Questa loro fretta, ha causato un profondo allontanamento dal materiale letterario di Martin, e più che essere contenutistica, questa differenziazione è data dal modo in cui gli sceneggiatori hanno raccontato la “stessa” storia. Questo nulla toglie ovviamente alla grande qualità a livello produttivo di Game of Thrones, anzi, si può notare un invertimento di tendenza rispetto alle prime stagioni, dove il punto di forza della serie era la sceneggiatura e non la maestria tecnica dei registi e degli esperti di effetti speciali. Vediamo quindi un bilancio finale di quest’epoca della televisione, confrontando il risultato finale tra la serie tv e l’opera letteraria.

I problemi di una serie arrivata alla fine

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Molti di questi problemi sono nati dalla lentezza di George R.R. Martin nel finire i sui libri, anche se sarebbe riduttivo cercare solo in questo la causa della debolezza strutturale dell’ottava stagione di Game of Thrones. Le scelte compiute dagli sceneggiatori nelle stagioni precedenti (in particolare nella sesta) hanno messo gli stessi in profonda difficoltà nel dover completare la storia, secondo le indicazioni dell’autore. Oltre a questo, le richieste di un fandom sempre più diversificato e complesso non hanno di certo aiutato il lavoro di Benioff e Weiss. Nonostante tutti questi aspetti, è indubbio che tutte queste scelte sono state compiute nel pieno rispetto dell’autore e del suo materiale. Proprio per questo, è interessante osservare ciò che gli sceneggiatori hanno fatto per omaggiare l’opera letteraria e ciò che certamente si discosta da Le Cronache di Ghiaccio e Fuoco.

Le differenze con i romanzi: i pregi delle prime quattro stagioni

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Nei romanzi su cui si basa Game of Thronesla storia è presentata mostrando il punto di vista di una serie di personaggi. Si vengono così a creare una serie di micro-narrazioni che espandono moltissimo l’universo che Martin sta descrivendo. Proprio per questo, le decisioni che i personaggi compiono risultano sempre coerenti con le loro caratteristiche psicologiche. Purtroppo però, in Game of Thrones non è possibile entrare in contatto psicologico così profondamente con loro, ma dall’altra parte la serie (nelle prime stagioni) aveva la dote di raccontare al meglio parti della storia che non trovavano spazio nei libri. Si pensi per esempio che le straordinarie scene tra Varys e Ditocorto, non sono presenti in Le Cronache di Ghiaccio e Fuoco. Il problema è sorto quando, finiti i libri da adattare, gli sceneggiatori sono stati costretti non solo a scrivere delle scene nuove, ma ad immaginarsi un universo potenzialmente infinito.

La paura dell’infinito

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Sembra quasi che Benioff e Weiss abbiano avuto la stessa paura che Novecento ha dell’infinito, nel celebre omonimo monologo di Alessandro Baricco, quando egli afferma:

Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è. Non avete paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla?

Questa loro paura di naufragare nel mare immenso dei potenziali racconti di Martin, li ha spinti ad affrontare in maniera convenzionale una storia complessa. Dalla sesta stagione in poi, si può notare quindi la mancanza reale di voler espandere l’universo di Game of Thrones, per concentrasi su le parti “essenziali”. Nella sesta, questo esperimento reazionario ha “funzionato” portando l’attenzione di molto pubblico generalista verso lo show; tuttavia, proprio da quel momento, la serie è stata costretta a cambiare pelle. Quello che è stato sacrificato, è ciò che ha reso Game of Thrones una serie capolavoro: lo studio attento dei personaggi e dei luoghi.

L’insufficienza in geografia

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Una delle cose maggiormente sacrificate da questo cambio in Game of Thrones, è stata l’idea dello spostamento. I libri di Martin mostrano un universo geografico molto preciso, dove per arrivare da un punto all’altro i personaggi devono compiere delle fatiche immani. Proprio questa fatica del viaggio, mostra anche metaforicamente il cammino compiuto internamente dal personaggio di turno. I viaggi occupano gran parte dei libri e sono molto affascinati, perché permettono al lettore di entrare in nuovi aspetti della trama. Nelle prime stagioni tutto questo avveniva regolarmente; tuttavia dalla sesta stagione in poi, i personaggi iniziano a compiere i loro viaggi off-screen rendendo così le loro comparse a sorpresa quantomeno inspiegabili.

Talvolta alcuni spostamenti non hanno addirittura senso logico. Tutto questo ha permesso agli sceneggiatori di portare in maniera rapida i protagonisti in uno stesso punto, togliendo però agli spettatori la possibilità di vivere l’esperienza del viaggio. Ormai, nell’ultima stagione di Game of Thrones c’era ben poco da muoversi, visto che i personaggi erano più o meno tutti nello stesso posto, e nonostante questo gli sceneggiatori si sono lasciati fuggire l’opportunità di mostrare l’unico grande viaggio, quello da Grande Inverno a  Roccia del Drago.

Un problema morale

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Un’altra caratteristica che ha sempre rappresentato Le Cronache di Ghiaccio e Fuoco è la profonda complessità dei personaggi. Utilizzando il POV, Martin riesce a raccontare la storia facendo entrare il lettore nella testa dei protagonisti. Il plurale in questo caso è veramente d’obbligo, perché ognuno dei punti di vista ha un carattere e delle idee molto approfondite. Una delle caratteristiche dei romanzi di Martin, è anche che i vari personaggi hanno una visione del mondo che non è giusta o sbagliata, ma che tuttavia ha perfettamente senso secondo la sua prospettiva.

I protagonisti quindi possono nello stesso capitolo fare cose onorevoli o meno a seconda del contesto. Sopratutto, ogni decisione che un personaggio prende, ha un peso, e può portarlo alla distruzione o alla gloria non a seconda della nobiltà dell’azione, ma a seconda di come la persona si sa adattare nel dato contesto. Nelle ultime stagioni, l’idea che le scelte cattive possano portare a risultati catastrofici non è del tutto vera. Personaggi moralmente positivi fanno scelte orribili ma rimangono ancora in vita (vedi Tyrion).

Azor Ahai

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Nei libri, vi sono anche moltissime profezie che molto spesso sono delle spie rivelatrici del futuro. Non solo, ma molto spesso Martin si diverte a porre dei piccoli enigmi che il lettore deve risolvere. Per esempio, in una delle visioni nella casa degli Eterni, Dany ha una visione premonitrice delle Nozze Rosse. Game of Thrones, in questo caso, ha tenuto conto di queste premonizioni, sebbene talvolta lo faccia in maniera molto blanda. La profezia principale che si realizza è quella di Azor Ahai. Secondo una leggenda:

Verrà il giorno, dopo la lunga estate, in cui le stelle sanguineranno e il respiro gelido delle tenebre scenderà a incomberà sul mondo. In questa ora terribile, un guerriero estrarrà dal fuoco una spada fiammeggiante. Quella spada sarà la Portatrice di Luce, la Spada Rossa degli Eroi, e colui il quale la impugnerà sarà Azor Ahai reincarnato. E di fronte a lei le tenebre fuggiranno.

Oltre che Azor Ahai, questo personaggio è stato spesso chiamato Il Principe che fu promesso (in particolare dai Targaryen). In molti si sono chiesti prima dell’ultima puntata chi potesse essere il candidato, e lo show sembrava indicare Jon Snow come vincitore. In particolare, viene in aiuto la leggenda riguardante la spada del misterio eroe. Azor Ahai per combattere l’oscurità si trova costretto a creare una spada che portasse la luce. La lavora per trenta giorni, ma quando prova a temprarla nell’acqua la spada si spezza. La seconda volta prova ad usarla, uccidendo un leone, ma anche questa volta la spada si rompe. Non sapendo più cosa fare, la terza volta chiama sua moglie e dopo averla uccisa la spada risulta essere temprata. Vedendo come finisce Game of Thrones, il parallelo con questa storia è evidente. Anche se Jon, purtroppo, utilizza solo un comune pugnale e non Lungo Artiglio per uccidere Dany.

La casa eterna dalla porta rossa

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Anche la profezia della casa degli Eterni (versione televisiva) si è realizzata, visto che Daenerys entra nella stanza del trono distrutta con la “neve” che cade dal soffitto. Tuttavia nei libri le premonizioni che la regina della polvere riceve, sono ben diverse e più complesse. In questo particolare luogo, Dany ha molte visioni profetiche. In una di queste, vede quattro nani che violentano una bellissima donna. Questo chiaramente è un riferimento alla guerra in atto a Westeros (vedi seconda stagione dello show). Poco dopo Dany ha modo di “assistere” in anticipo alle Nozze Rosse.

Subito dopo, si ritrova di fronte alla casa dalla porta rossa, nella quale è stata portata in salvo da piccola da Ser Willem Darry. Questo luogo ha un grande significato simbolico per la regina dei draghi, ed è l’unico luogo nel quale lei si sia mai sentita a casa. In questo posto vi è anche un albero di limone, e Daenerys è convinta che si trovi a Braavos. Vorrebbe entrarvi, ma accorgendosi che è un illusione scappa via. Chissà che la scoperta di ciò che accadde nella casa rossa, non sia una delle cause della sua futura follia

La regina delle ceneri, il principe che fu promesso e il terzo incomodo

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Le visioni più interessanti avvengono subito dopo che Dany cambia stanza. In questo nuovo luogo lei vede prima un re vecchio che dichiara:

Lascia che diventi il re delle ossa carbonizzate e di carne bruciata (…) Lascia che diventi il re delle ceneri.

Il riferimento è chiaramente a Aerys II, che voleva bruciare Approdo del Re con l’Altofuoco, ma ora questa sembra una chiara premonizione del futuro di Daenerys. Alla visione di Aerys si sovrappone quella di un altro Taragaryen. La regina dei draghi vede che il sovrano parla con una donna che sta allattando un bambino, ed ella le dichiarai:

Aegon (…) Quale nome migliore di questo per un re?

Quando la donna gli chiede se comporrà una canzone per il neonato, egli afferma:

Ha già una canzone (…) è il principe che venne promesso, e il suo canto è il canto del ghiaccio e del fuoco.

All’inizio si poteva pensare che la donna in questione fosse Elia Martell, e che il piccolo fosse il primo figlio di Rhaegar. Tuttavia, dopo le ultime rivelazioni di Game of Thrones, il pargolo potrebbe anche essere Jon Snow e la scena potrebbe riguardare un passato alternativo. Se così fosse, l’accostamento di queste due scena potrebbe rappresentare i destini dei due personaggi (uno di regina folle e l’altro di eroe) e il loro successivo incontro-scontro. La scena non si conclude in questo modo. L’uomo di fatti si alza e dichiara (non si sa bene se a Dany o se alla donna con il bambino) che:

Deve essercene un altro (…) Il drago ha tre teste.

Se le prime due teste del drago sono Jon e Dany, chi è la terza? Game of Thrones non ce lo rivela (almeno che non si voglia considerare il Re della Notte come terza testa). Molti suppongono che Tyrion possa essere il terzo Targaryen. Nell’ultimo libro sulla storia della casata, viene rivelato che una delle figlie di Jaehaerys I Targaryen, Alyssa Targaryen, possedeva le stesse malformazioni del nano Lannister.

Ali oscure, oscure parole

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Poco dopo vi è un altro possibile riferimento alla follia di Dany. Mentre parla con lo stregone Pyat Pree, lei vuole scappare, ma questo afferma preoccupato:

Bambina testarda. Ti perderai, e non sarai più ritrovata.

Lei riesce comunque a fuggire e ad incontrare gli Eterni, per cui dovrà accendere tre fuochi:

Uno per la vita, uno per la morte e uno per l’amore

Cavalcare tre destrieri:

Uno per il piacere, uno per il terrore e uno per l’amore

E conoscere tre tradimenti:

Uno per il piacere, uno per il terrore e uno per l’amore…

Vedendo l’ultima stagione, si può immaginare che le parti sull’amore riguardino Jon Snow. Dopotutto, non è un caso che quella sia l’unica parola che torni in tre le profezie. A questo punto Daenerys, non comprendendo, chiede spiegazioni e le vengono così mostrate varie visioni. Due in particolare sono molto interessanti. In una di queste:

Un fiore azzurro nasce da una cavità in una muraglia di ghiaccio, l’aria è piena di fragranza.

Questa immagine rimanda chiaramente a Jon Snow. Il fiore azzurro è di fatti la rosa d’inverno, una particolare rosa blu molto amata da Lyanna Stark, mentre la muraglia blu è ovviamente la barriera. Il fatto che Dany senta l’aria piena di fragranza, potrebbe essere un rimando al loro futuro rapporto amoroso. Nell’altra lei vede molte persone che la portano in trionfo chiamandola Madre. Il riferimento è alla sua vittoria a Yunkai, ma la visione sembra non seguire la storia alla lettera:

Cercano di afferrarla. La toccano, tirano la sua tunica, il bordo della gonna, il piede, la gamba, il seno. La vogliono. Hanno bisogno di lei, del suo fuoco, della sua vita. Daenerys spalanca le braccia per accoglierli, per nutrirli tutti…

Poi ali nere agitano l’aria sopra la sua testa e un urlo di furore si aprì la strada nell’atmosfera color indaco. Le visioni andarono in mille pezzi. L’ansito di Dany si tramutò in grido d’orrore.

Leggendo questa visione, ritorna subito il finale dell’ultima stagione. Questa è l’ultima delle cose che Daenerys vede nella casa degli Eterni. Oramai il destino della regina di cenere è scritto, ma pochi l’hanno letto. Nei libri, vi saranno altri rimandi alla possibile pazzia di Daenerys. In particolare, mentre si trova dispersa nel Mare Dothraki, fa una conversazione immaginaria con Mormont nella quale ammette di aver dimenticato di essere sangue di drago e si convince a ritornare a Westeros. Questa chiacchierata (che in realtà si sta svolgendo con l’erba) si conclude con lei che dichiara il motto della Casa Targaryen, Fuoco e Sangue.

Maggy

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Un’altra importante profezia che in parte si è avverata in Game of Thrones è quella di Maggy La Rana. Questa strega ha dichiarato a Cercei che:

Sarai regina fino a quando non ne verrà un’altra, più giovane e più bella di te, a distruggerti e a portarti via ciò che avrai di più caro.

Nonostante Cercei crede che la strega si riferisca a Margaery Tyrell, è molto probabile che questa regina sia Dany. Cercei chiede quindi delle informazioni sui figli e la strega le risponde:

Sedici lui e tu tre. D’oro saranno le loro corone e d’oro i loro sudari. E quando sarai annegata nelle tue stesse lacrime, il valonqar chiuderà le mani attorno alla tua gola bianca e stringerà finché non sopraggiungerà la morte.

Se la prima parte è chiara, la seconda risulta di più difficile lettura. In antico valyriano, valonqar significa piccolo fratello. Per anni Cercei credeva che questo potesse essere un riferimento a Tyrion, non pensando alla possibilità che la profezia potesse riferirsi a Jaimie. Nel finale di stagione, egli chiude le chiude mani intorno al collo per abbracciarla e non per ucciderla. Tuttavia, nulla vieta che nei libri le cose possano andare diversamente.

Fine?

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Come ci insegna Macbeth, le profezie possono essere fallaci, ma una cosa non lo è mai: una storia ben raccontata. Come dice Tyrion nel finale di stagione, la capacità di raccontare delle storie e mantenere la nostra memoria è ciò che ci rende vivi e umani. Allora è utile, per chi non è soddisfatto di questo finale, ripensarne uno tutto proprio. Forse ha senso leggere i libri e scoprire modi alternativi di finire la storia, in fondo Martin ci ha fatto involontariamente un grande dono: quello di poter decidere il finale del suo libro, e non è una cosa da poco. Ognuno di noi può leggere una profezia e notare come in fondo tutto non sia già scritto. Ci sono ancora territori da esplorare e terre da conquistare in questo reame infinito che è la nostra mente. A noi che restiamo qui con un pugno di mosche, ci restano solo i prossimi libri di Martin e la serie spin-off prequel di Game of Thrones.

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