Kevin Spacey è finalmente tornato, l’attore ha fatto il suo primo comeback artistico oggi, nella cornice del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme, nel cuore della capitale. L’ex protagonista di House of Cards ha letto un’emozionante poesia di Gabriele Tinti, intitolata The Boxer, che tratta di un pugile ormai stanco, dopo i numerosi colpi presi; una sorta di parafrasi della situazione di Kevin Spacey dopo le numerose accuse di molestie, concludendosi poi in un nulla di fatto, con le accuse cadute.

Un plauso agli organizzatori, a chi è riuscito a dimostrare che l’arte non può essere cancellata, come afferma la campagna di SupportKevinSpacey.com nata al Festival di Cannes e diffusasi a macchia d’olio in tutto il  mondo, tra i fan di Kevin Spacey. Durante l’evento, l’attore ha recitato la poesia in diverse versioni, con un’esibizione esclusiva nella sala che ospita la statua del Pugile in riposo, per poi spostarsi all’esterno, dove ha fatto un bis per i 150 fan lì presenti ad acclamarlo.

Il testo di The Boxer, la poesia di Gabriele Tinti recitata da Kevin Spacey

Per favore, ripeti. Non riesco a sentire quello che dici. Il mio viso è di bronzo, non lo vedi? Guarda i miei occhi, le mie orecchie, questo petto. Ripeti se vuoi. Oppure risparmia il fiato. Le parole si rassegnano davanti a me. Ogni volta c’è qualcosa che non torna, la voce si perde. Non so perché ma non è mai abbastanza. Come dici? Forse hai ragione. Più si è feriti e più si è grandi. E più si è vuoti. M’hanno usato per i loro divertimenti, nutrito di roba scadente. La vita se n’è andata in un momento. È sempre stato così: ho lottato, cercato un orlo, un’alba dove poter ricominciare. Ho passato un’infinità di notti senza dormire. Sono rimasto ore e ore a sudare per distruggere e cadere. Ho fatto di tutto per occupare ogni vuoto. Il sangue brillava nelle mie vene e io, in fondo, ho sempre voluto precipitare.

Questi che vedi sono i miei guanti sacri alla vita, le mie ferite. Fermati un momento, appoggiaci la mano, guarda. Bisogna succhiare il cuore d’un eroe finché batte, lo dovresti sapere. Ho scosso il paese, scrollato le arene, fatto a pezzi gli avversari. Ho illuminato il buio, raccolto gli insulti, costretto agli applausi. Non tutti l’hanno saputo fare. Non te, non voi. D’altronde la vita non è uno spavento per chi non l’ha mai rischiata. Chi mi può capire? Con chi posso ancora parlare? Lo spirito è ammalato, non si può più curare. Sparirà dalla faccia della terra. È il suo destino. Lo so, adesso sono stanco e sto diventando malinconico. È per questo che m’avete scavato la fossa. L’avete aperta lassù, lontano. Per nascondermi. Per non avere problemi e non dover vedere. Stolti! Non potevate immaginare che sarei resuscitato in questo vestito di metallo, che sarei tornato a fissarvi con il mio volto scuro, senza labbra.

È tutto finito

Quante dita son queste?

Libero la mente

La vedi la mia mano?

Riposo la concentrazione

Dove ti trovi ora?

M’acquieto per un attimo

Che round è?

Recupero il respiro

Finiscilo!

Urla forte il gorgo profondo

Finiscilo!

Si sgola la cavea furiosa

Finiscilo!

Sento abbaiarmi addosso.

Mi fermo a guardarlo.

È di nuovo in piedi.

Non chiede compassione.

Soltanto cerca un po’ di verità,

una nuova ferita.

va tutto

bene

mi sento

bene

colpisco

bene

preciso

duro

ci siamo!

supero

il limite

non sento

più nulla

ora

vedo però

la sua smorfia

è una smorfia

di dolore

capisco che

sta soffrendo

che sente

come un blocco

una morsa

pare prigioniero

del suo stesso corpo

si sbilancia

pare cedere

no!

è ancora lì

ha quell’occhio

quell’occhio fisso

con quello

m’incalza

mi tampina

avanza

torno

a sentire

ora

delle voci

urlano

sento

chiamare forte

il mio nome

ecco!

ci siamo!

non sento

più nulla

supero

il limite

colpisco

veloce

danzo

leggero

va tutto

bene

mi sento

bene

colpisco

e mi muovo

bene

a brevi falcate

a piccoli passi

giro

dove devo

faccio tutto

come si deve

lui si fa sotto

mi colpisce

fa caldo

sento

il mio corpo

libero

sento

ogni fibra in me

che reagisce

continuo a muovermi

e a colpire

ci siamo!

lui accusa

i miei colpi

capisco che

devo tener duro

e andare avanti

mi colpisce

in faccia

esonda in me

dolore puro

inarginato

mi tocco

la piaga

è aperta

sbotta sangue

ma non è

niente

va tutto

bene

è solo

sangue

lo fisso

quell’occhio

ricambia

ma sto

bene

ci siamo!

non vedo

più nulla

sento

sento soltanto

un gran calore

venire su

e il mio corpo

rantolare

sboccare

è il mio corpo

il mio corpo

che rantola

schiuma

avvampa

sono tutte

fitte

quelle che sento

è tutto

dolore

quello che provo

ma dura

un attimo

dura

un attimo

soltanto

è tutto finito

è andata

come doveva

come avrei voluto

non andasse

mi guardo

come da lontano

la piaga aperta

sbotta ancora

sangue

ma va bene

così

ho sempre vissuto

così

in un mare

rosso

rosso

di sangue

mi guardo

e mi vedo

una lontananza

e tutto

è splendore

lì dove sono

tutto

è calma

e voluttà

e piacere

tutto

è amore

mi guardo

e vedo un uomo

un uomo soltanto.

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