Malcolm è un capolavoro televisivo di stampo socialista: la nostra analisi

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Malcolm è stata la sitcom andata in onda dal 2000 al 2006 su Fox che parla di una famiglia disadattata, ma ha molte tematiche socialiste.


Malcolm è stata la sitcom andata in onda dal 2000 al 2006 su Fox che parla di una famiglia stravagante e un po’ disagiata, in cui molti ricordano il volto di Bryan Cranston divenuto celebre poi per Breaking BadQuasi ogni episodio dello show termina col suono di una porta che viene sbattuta. È una metafora che indica che la famiglia di Malcolm – un accozzaglia di vivaci personaggi combina-guai e disadattati – è tornata al suo status quo. Si tratta di uno standard tipico delle sitcom; tutto torna com’era. La differenza però è che in Malcolm questo status quo è piuttosto tetro. Loro non sono i personaggi di Friends con i loro lavori di successo che vivono tutti in appartamenti nel centro di New York. La famiglia di Malcolm è povera. Ogni battuta, trama e risoluzione gira attorno al materialismo. A prima vista sembra lo show di quattro fratelli litigiosi e i loro genitori. Ma non si ferma qua:

la meritocrazia è una farsa, le istituzioni sono corrotte e il lavoro retribuito è crudele.

I genitori, Hal e Lois, hanno una relazione carnale piuttosto comica che li protegge in qualche modo dalle vicissitudini del capitalismo. Tutti i personaggi sono condannati dal mondo che li circonda. Sembra di vederli in quella classica sfiga che tanto caratterizza anche i personaggi de I Malavoglia di Giovanni Verga: nonostante tutte le buone intenzioni che mettono dietro le loro azioni sembra che il destino cospiri contro di loro. Il che ci fa riflettere che forse la vita non è sempre questione di scelte personali, ma che anche il destino e la sorte (o la provvidenza nel caso dei Malavoglia) giocano la loro parte nelle vite delle persone, specialmente di quelle nate con meno fortuna.

Non è la prima volta che una sitcom inserisca così delle idee radicali, un po’ sottobanco. C’è un riferimento nella stanza di Malcolm, Dewey e Reece su un poster della sitcom Dinosaurs che veniva trasmessa nei primi anni ’90 su ABC. Dinosaurs è diversa da ogni sitcom che l’America ha prodotto: uno show di pupazzi grotteschi di stampo moralistico e anti-capitalistico su una famiglia di dinosauri che vive su un terreno paludoso posseduto da FruitCO corporation gestito da un CEO “alla Trump”. Offre una critica allo sfruttamento, alla molestia sessuale e alla corruzione politica, e si conclude con la famiglia che si estingue a causa del cambiamento climatico indotto dall’era glaciale. Dinosaurs era fonte di ispirazione per Malcolm.

All’inizio la famiglia di Malcolm è indebitata, sempre stressata, in una casa che cade a pezzi. Per descriverlo con un immagine, basta pensare ad Hal e Lois seduti al tavolo della cucina straripante di bollette e conti. Lois non ha il tempo di andare oltre le basiche richieste di ruoli che ci si aspetta dalle madri – pulire i vestiti, preparare il pranzo – dato che ha un lavoro di basso calibro in un supermercato. Hal lavora in un ufficio come impiegato, uno di quei lavori tipici del capitalismo, poco produttivi e senza sbocchi che rende le persone infelici. Deve fare così poco che ad un certo punto si scopre che il venerdì non va mai in ufficio, preferendo fare delle piccole gitarelle per conto suo in posti come Seaworld in un gesto di rifiuto piuttosto radicale di lavorare.

Malcolm: le promesse del neo-liberalismo sono sempre state false

Malcolm, CinemaTown.it

Nel primo episodio Malcolm viene riconosciuto come genio con un QI di 165. La sua scuola pubblica sottofinanziata lo inserisce in una classe di talenti, dove tengono “tutte quelle cose buone che non sprecherebbero sui ragazzi normali”. In una sitcom conservativa questa sarebbe una storia che prende in giro i ricchi e la sua intelligenza eleverebbe la famiglia a un prospero futuro. Ma quello che invece succede è solo una spietata onestà: il dono di Malcolm non lo porta fuori dalla sua posizione nella classe, piuttosto lo trincera. Nel finale dello show viene preso ad Harvard, ma può permettersi di pagare le tasse universitarie solo lavorando come addetto delle pulizie all’università. Tutto questo accade prima della crisi economica del 2008, quando i giornali iniziarono a scrivere della “classe media che collassa” in tutte le economie occidentali, come se invece prima stesse andando tutto bene.

Malcolm ci mostra che le promesse di neoliberalismo sono sempre state false: le paghe dei lavoratori della classe media e di quella bassa sono rimaste stagnanti dal 1980, i debiti personali sono spuntati come funghi, quando la famiglia deve annullare la vacanza estiva per pagare le cure mediche di Malcolm li si vede fare un’analisi dei costi-benefici, cosa che raramente si vede in TV ma che viene fatta in tutta America ogni giorno.

Lo show non mostra solo le difficoltà di vivere sotto il capitalismo, ma ne distrugge le idee. Una delle battute ricorrenti è che la povertà della famiglia sia il risultato dei difetti caratteriali individuali dei genitori piuttosto che le loro forze strutturali. Quando Lois e Hal vengono forzati a smettere di fare sesso a causa della candida, iniziano a curarsi ossessivamente della casa trasformandola in un giardino borghese – il prato cresce e i fiori sbocciano. Quando Dewey scopre che Hal fuma segretamente, gli fa vedere che con tutto quello che ha speso per le sigarette avrebbe potuto mandarlo – che è pure un genio – in una scuola privata. La parodia sulla retorica Thatcher/Reagan dice che i poveri sono poveri perché non lavorano abbastanza.

Malcolm: la meritocrazia è una farsa, le istituzioni sono corrotte e il lavoro retribuito è crudele

Malcolm, CinemaTown.it

La critica televisiva ha lodato Malcolm come pioniera dell’uso della videocamera singola e del non utilizzo della risata registrata, facendo da guida alle commedie postmoderne del 2000. Ma pochi hanno invece commentato sulla diversità del cast. Il migliore amico di Malcolm è Stevie che non è solo afro-americano, ma è pure un disabile fisico e appartenente alla classe media. Insomma, non è un politically correct da “buonisti” e non tratta nemmeno le minoranze coi soliti stereotipi. Inoltre, la famiglia di Stevie è una di quelle di valori conservativi che satirizza la “rispettabilità politica” – l’idea di “comportarsi giustamente” in modo da potersi elevare in un mondo dominato dai bianchi – che è già stato visto in show come The Cosby Show (il maglione che indossa Stevie viene direttamente dal guardaroba di The Cosby Show).
Lo stesso si può dire della moglie di Frances, Piama, che è di discendenza Inuit. Anche se c’è una carenza di personaggi Nativi Americani nella cultura americana, Piama non è un segno di diversità – il suo personaggio è complesso. Lois inizialmente è sospettosa di lei per averle portato via il figlio, ma riescono a formare un senso di solidarietà grazie a un divertimento condiviso nel punire i loro partner – distruggendo le cose di Frances e Hal quando i due se ne vanno a fare un viaggio in moto da soli.

È diventato obbligatorio di recente per la critica concludere le recensioni tentando di integrare la cultura pop nel clima politico contemporaneo – qualcosa che alle volte è diventato eccessivo. Dato che la politica diventa sempre più insensata, è difficile staccarla dalla cultura generale. Ci chiediamo come sarebbe la vita della famiglia di Malcolm se avesse vissuto sotto Trump. O peggio ancora, se avesse votato per Trump. È vero, probabilmente Trump è stato votato da una demografia multipla – i collegiali e i bianchi benestanti sono stati cruciali nella sua vittoria – ma come famiglia bianca con un reddito basso da qualche parte in uno Stato del Midwest, la famiglia di Malcolm potrebbe aver rappresentato il movimento chiave, quei poveri che si sono spostati dai democratici ai Repubbicani e che hanno aiutato Trump ad arrivare alla Casa Bianca. Hal e Lois si sarebbero fidati delle promesse di Trump di riportare i salari alti in un economia basata sull’esportazione? Sarebbero stati ingannati dal suo costume anti-sistema e trovato la catarsi in un voto di protesta?

Non sarebbero comunque da biasimare; tra lo stress di un lavoro poco remunerativo, l’ansai di uscire dai debiti e il caos di mantenere quattro figli, Lois e Hal sarebbero potuti tranquillamente essere tra quei milioni troppo occupati – o troppo cinici – da preoccuparsene. Magari avrebbero semplicemente fatto parte di quelli che non votano. Un esempio molto simile lo offre una serie più recente, Shameless: una famiglia della classe povera che vive nel quartiere più povero e trascurato di Chicago, il South Side, e non ha le forze se non di pensare alla giornata, tra lavori saltuari e sottopagati, un padre che ruba i soldi dei figli per l’alcol, relazioni instabili e pericolose e un quartiere dove tutti quelli che conoscono finiscono o a battere o a vendere droga o a marcire in galera. Il povero resta povero… o?

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