Il mondo del lavoro, lo sappiamo fin troppo bene, è una questione di ritmi massacranti – vuoi per questioni fisiche, vuoi per questioni di stress mentale. Proprio riguardo l’affaticamento mentale, l’autrice Laura Vanderkam ha realizzato un modello ideale per gestire le strutture del cervello su base settimanale: gestisci il tuo tempo in base a quello che ti aspetti di realizzare il venerdì. Il consiglio della scrittrice si basa sull’assunto Do less then obsess, coniato da Morten Hansen, secondo cui bisogna scoprire cosa si è bravi a fare per metterlo subito in pratica.

Lo studio del Do less then obsess è stato condotto proprio ad Hollywood, dove le routine del cinema sono a dir poco pesanti e non lasciano troppo tempo agli addetti ai lavori di dedicarsi a loro stessi – motivo per cui frequentemente implodono. La filosofia di Laura Vanderkam, ad esempio, si basa su una dilatazione del tempo psicologico:

Pensare in termini di 168 ore anziché di 24 offre una prospettiva di ore più abbondante. Si tratta di gestire il calendario facendo brevi elenchi di priorità, di due o tre elementi in tre categorie: la carriera, le relazioni e sé stessi.

In questo modo si ottengono dati eccezionali, tenendo traccia del proprio tempo settimanalmente. Ci si annota quel che si fa, ci si chiede cosa non ci piace e si prendono decisioni razionali conseguenti, non insensate.

Do less then obsess è stato perfezionato osservando le diverse esperienze di tutti gli impiegati del settore – specialmente le donne – che hanno manifestato a diversi livelli gravi sintomi di disturbo psicologico, legato alla costante sensazione di essere derubati del proprio tempo per qualcosa che distrae dalle proprie ambizioni. Uno degli studi, ad esempio, è quello dell’autore essenzialista Greg McKeown, il quale suggerisce di perfezionare la propria arte di dire no:

Conosco persone che hanno davvero perfezionato la loro capacità di dire di no. Un mio conoscente, sommerso dagli impegni, ha creato un foglio di calcolo con dei criteri diversi da applicare sui clienti.

Invece di rincorrere in modo casuale i propri impegni, dopo un periodo di affinamento del metodo, è riuscito a gestire più lucidamente questo aspetto della sua vita.

Il problema di fondo, su cui Do less then obsess si interroga, è quello legato alla produttività: si cerca di fare sempre di più e sempre meglio, ma si dimentica quella che è la nostra natura umana, legata a vincoli di incapacità fisica di far fronte a qualsiasi tipo di difficoltà. Si percepisce un senso di terrore all’idea di procrastinare, sviluppando la convinzione che se non si agisce subito, tutto finirà per andare peggio. Lo studio e il suo argomento principe sono sicuramente qualcosa su cui continuare a riflettere, nella speranza che si sviluppino nuovi modelli produttivi a misura di natura umana.

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