1917, il nuovo film del duo Sam Mendes e Roger Deakins, narra la storia di due soldati, Will Schofield e Tom Blake, ai quali, viene affidata una rischiosa missione, che prevede l’attraversamento delle linee nemiche e della No Man’s Land per riuscire a salvare i loro compagni (tra cui il fratello maggiore di Blake). Il film, che sta riscuotendo molto successo al botteghino, ha ricevuto dieci nomination agli Oscar tra cui miglior film, miglior regia e miglior fotografia.

Per la sceneggiatura Sam Mendes si è ispirato ai racconti di guerra del nonno, che lo hanno affascinato per l’assurdità e, allo stesso tempo, il coraggio che vi si ritrovano e che ha voluto portare sul grande schermo, riportando una missione che il nonno stesso dovette intraprendere. Il film racconta in modo delicato come due giovani soldati hanno dovuto affrontare le linee nemiche per consegnare un messaggio, restituendoci quella speranza che l’asperità della guerra ci fa credere perduta per sempre.

1917: la guerra come un teatro

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Già prima della sua uscita e prima di essere considerato uno dei migliori del 2019, il film aveva fatto discutere per il fatto di essere stato girato come un unico piano sequenza: la decisione di Sam Mendes e Roger Deakins in un primo momento sembrò azzardata, facendo pensare anche ad un trucco escogitato per distinguerlo dagli altri film di guerra; ma non è andata così. In realtà il film ti trasporta direttamente dentro le trincee, insieme ai due protagonisti, riuscendo a farti sentire vicino a loro fin dal primo momento; probabilmente, data l’età dei protagonisti, è il pubblico più giovane a immedesimarsi e a sentirsi più coinvolto.

1917 ci riporta la guerra come se la stessimo guardando a teatro: il campo di battaglia è il palcoscenico, tutto il resto è una magnifica opera dell’orrore. Il fatto che tutto sia percepito come un’unica sequenza aiuta a non distogliere l’attenzione da quello che sta accadendo perché tutto sembra succedere in quel momento. A parte, la difficoltà già insita nel dover girare sequenze molto lunghe, obbliga attori e telecamere ad essere perfettamente coordinati per non perdere il ritmo e quindi l’attenzione del pubblico; per questo motivo, la direzione di Mendes è stata particolarmente coraggiosa e lo colloca allo stesso livello di Hitchcock con Nodo alla gola e Ettore Scola con Una giornata particolare.

Infine, grande scelta registica quella di creare una continuità tra l’inizio e la conclusione per lasciare la sensazione che la guerra sia un moto perpetuo che non ti lascia pensare, ragionare, né chiudere gli occhi per un secondo, che tutto possa ricominciare da un momento all’altro.

1917: la forza di un segreto

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Sam Mendes, famoso per titoli quali American Beauty e Revolutionary Road, ci regala ancora una volta dei personaggi con cui possiamo confrontarci e ricchi di livelli psicologici. Il film in sé è, apparentemente, semplice: i due soldati vengono scelti per una missione: devono riuscire a recapitare un messaggio prima dell’alba del giorno seguente. A prima vista facile per la struttura della sceneggiatura, sono, i personaggi che ne fanno la colonna portante di questa vicenda. I due ragazzi, nel pieno della Prima Guerra Mondiale, devono salvare 1600 compagni: possono non accettare la missione invece per ragioni diverse decidono di assumersene la responsabilità.

Ma quello che spinge veramente i personaggi verso il superamento delle linee nemiche è molto più intimo, segreto e importante del semplice dovere militare e per entrambi la vera motivazione si rivelerà solo alla fine del percorso. L’azione si carica di significato e viene scoperta via, via dal pubblico, per far in modo che la carica emotiva sia di volta in volta sostituita da qualcosa che ti lega di più alla persona sullo schermo, fino alla fine. Mendes in questo è sempre un maestro, basti ricordare i personaggi interpretati da Kate Winslet e Leonardo di Caprio in Revolutionary Road, il crescendo di emozioni ed informazioni che riceviamo nel corso di tutto il film.

Il regista sa esattamente come scegliere i suoi attori e ancora una volta ha fatto centro, per aggiungere valore alla sua opera, Mendes sceglie George Mackay, classe ‘92, l’attore ha una splendida carriera davanti a sé, soprattutto dopo questa prova attoriale. Degno successore dei migliori attori britannici, Mackay ci dimostra la sua bravura e versatilità in un film pieno di difficoltà. Ancora una volta Sam Mendes non delude e ci dona un film memorabile per tecnica ed emozioni. Il film uscirà nelle sale italiane il 23 gennaio, non perdetevelo!

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