Il cinema iraniano e la cultura persiana: dieci titoli che raccontano il paese attaccato dagli USA

L’Iran è il paese più incompreso e stereotipato del Medio Oriente. I dieci titoli del cinema iraniano che hanno raccontato il paese ora sotto attacco.


I registi provenienti dall’Iran si sono sempre dovuti confrontare con ostacoli enormi. Tutti i film iraniani, infatti, sono soggetti ad una complessa analisi da parte del Ministero della Cultura. L’obiettivo, ovviamente, consiste nell’accertarsi che quanto girato aderisca ai rigidi precetti culturali, morali e religiosi del Paese. Nonostante le numerose restrizioni, però, i registi della New Wave iraniana sono stati in grado di dar vita a molti film davvero potenti. Di seguito vedremo dieci titoli del cinema iraniano che meglio raccontano questo paese fulcro della nostra civiltà, oggi minacciato dall’aggressione statunitense.

About Elly (2009)

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In superficie, il film di Asghar Farhadi è un dramma psicologico sulle dinamiche che governano i rapporti tra alcuni colleghi di università che partono insieme per un viaggio di tre giorni. Un secondo livello di lettura, però, offre gli spunti per un approfondito esame della vita della middle-class iraniana, nonché lo spunto di riflessione più contemporaneo del cinema iraniano. Il film pone domande provocatorie sulle interazioni tra i ragazzi, sulle scelte morali e, più di ogni altra cosa, sulla cultura della segregazione portata avanti da una società in cui ogni aspetto della vita è severamente monitorato.

Bashu, the little stranger (1989)

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Bahram Beyzaie è noto per aver ingaggiato uno scontro nei confronti dei valori tradizionali del suo Paese. Il suo film più famoso è Bashu, the little stranger. La pellicola non si relaziona con il sistema di valori socio-culturali del Regno Persiano ma si focalizza sulla società contemporanea, raccontando la storia di un ragazzino orfano che, durante lo scontro tra Iran e Iraq, trova faticosamente il suo posto in una famiglia che decide di adottarlo.

Children of Heaven (1997)

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Il film di Majid Majidi è stato il primo titolo iraniano a ricevere una candidatura agli Oscar come Miglior Film Straniero. Children of Heaven racconta la storia del piccolo Ali, che perde le scarpe della sorella Zahra. Conoscendo la povertà della propria famiglia, i fratelli provano a celare lo smarrimento delle scarpe finchè non riusciranno a trovarle. Si tratta di un film toccante e commovente sul potere della compassione e dei legami familiari.

No one knows about persian cats (2009)

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Il film di Bahman Ghobadi è stato co-sceneggiato dalla giornalista Roxana Saberi, accusata di spionaggio ed imprigionata in Iran nel 2009. No one knows about persian cats racconta la storia di due giovani musicisti che provano a dare vita ad una band di rock underground a Tehran e, per questo motivo, infrangono la legge. Il film, ovviamente, rappresenta un attacco al regime di censura a cui è sottoposto il cinema iraniano e celebra una generazione di giovani determinati a combattere per la loro libertà.

Offside (2006)

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Per le donne iraniane, andare allo stadio a guardare una partita di calcio è stato a lungo vietato. Il film di Jafar Panahi segue gli eventi successivi al tentativo di travestimento di una ragazza che si reca allo stadio a guardare una partita di qualificazione per i Campionati Mondiali di calcio. Il titolo si pone una serie di interrogativi sui motivi per cui un’oppressione del genere è giustificata in Iran. Ovviamente (e purtroppo), Offside è stato vietato nel suo Paese di origine.

Santouri (2007)

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Il film di Dariush Mehrjui segue la straziante discesa verso la tossicodipendenza di un talentuoso musicista. Il regista monta in parallelo il presente del musicista – segnato da povertà e miseria – ed il suo passato – quando l’uomo era felicemente sposato e suonava i suoi strumenti. La frase Playing the santour è lo slang che indica le iniezioni di eroina.

Una separazione (2011)

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Una separazione racconta il devastante dramma su una coppia sposata alle prese con un dilemma impossibile da risolvere: partire e allontanarsi dall’Iran per garantire un futuro migliore ai propri figli o rimanere nel Paese di origine e prendersi cura dei genitori? Il film di Asghar Farhadi -uno dei maggiori successi della cinematografia iraniana- investiga sul ruolo della religione e sulle dinamiche delle classi sociali. Il titolo forse il caposaldo contemporaneo del cinema iraniano ed è anche diventato il primo a vincere un Oscar come Miglior Film Straniero e ha anche ricevuto una nomination per la Miglior Sceneggiatura Originale.

This is not a film (2011)

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Da sempre considerato come una spina nel fianco dal regime autoritario iraniano, Jafar Panahi -regista di film acclamati quali The White Balloon, The Mirror, Crimson Gold e di Offside– è stato arrestato nel 2010 e condannato a sei anni di galera. Come se non fosse già abbastanza, gli è anche stato vietato di realizzare film per i successivi venti anni. Come risposta, Panahi ha documentato la sua vita agli arresti domiciliari in This is not a film, spedito fuori dal Paese in un supporto usb inserito nascosto dentro una torta. Il film è una dimostrazione del suo incredibile talento ed è stato presentato al Festival di Cannes.

Where is the friend’s home? (1987)

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Si tratta di un semplice racconto sul tentativo di un bambino di restituire il suo quadernetto all’amico del cuore. Il film, diretto da Abbas Kiarostami, celebra gli atti di eroismo quotidiani, la gentilezza e l’innocenza dei bambini. La morte del regista, avvenuta nel 2016, è stata una gran perdita per il cinema iraniano.

The white balloon (1995)

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Combinando il talento dei due maggiori registi iraniani – Abbas Kiarostami e Jafar Panahi – , il film segue il tentativo di una bambina di assicurare alla propria famiglia un pesciolino rosso per la celebrazione di Eid Nowrouz. Il racconto è narrato attraverso gli occhi della giovane protagonista ed esplora la sua percezione del mondo e le diverse disavventure cui andrà incontro.

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