David Fincher: il cinema secondo il regista più hitchcockiano della sua epoca

Non ci sono dubbi sul fatto che David Fincher sia uno dei maggiori registi del cinema americano contemporaneo. Analizziamo la sua filmografia!


Carl Jung sosteneva che l’uomo stesso fosse l’enigma di più difficile risoluzione. La stessa affermazione può essere fatta relativamente ai personaggi della filmografia di David Fincher e alle relazioni che intrattengono tra loro. Ambientate tra ombre e nebbia, il regista ha sempre raccontato storie di segreti accartocciati su sé stessi, ponendo particolare attenzione a bugie e perversioni. Fincher è noto per essere un regista meticoloso e, spesso, fa ripetere la stessa scena anche cinquanta volte. Attraverso la sua tenacia, il regista ha lavorato per diversi studio pur riuscendo a mantenere una patina di autorialità. Per i suoi film più accessibili (Il curioso caso di Benjamin Button e The Social Network), è stato anche nominato ai Premi Oscar.

Come molti altri filmmaker della sua epoca, David Fincher ha iniziato a lavorare nel campo dei videoclip musicali e in ambito pubblicitario per Propaganda Films, da cui sono partite anche le carriere di Michel Gondry, Michael Bay, Spike Jonze, Zack Snyder e di molti altri. Influenzato continuamente da Alfred Hitchcock, Fincher ha dato vita a film cupi, misteriosi e degni rappresentati dell’epoca postmoderna. Recentemente e per Netflix, il regista si è occupato di Mindhunter e di Love, Death & Robots. Diamo un’occhiata ai titoli della sua filmografia!

Alien 3 (1992)

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Sebbene in molti tendano ad escludere questo film dalla carriera di David Fincher, Alien 3 rimane un fondamentale esempio di film hollywoodiano. Moltissimi registi sono stati accostati al progetto ma hanno tutti quanti rifiutato. La stessa Sigourney Weaver vi ha preso parte dietro lauto compenso e con la promessa di essere accreditata come co-producer. Il giovane David Fincher si è lanciato sul progetto senza uno script completato e, durante le riprese, molte sue decisioni sono state contraddette dalla produzione.

Il risultato? Il regista descrive il terzo episodio di Alien come il peggiore film della sua carriera. Il titolo si è rivelato un flop negli Stati Uniti d’America, dove ha guadagnato soltanto 55 milioni di dollari, e ha ottenuto pessime critiche. Nonostante il fallimento come blockbuster, il film è stato comunque in grado di dare vita ad una visione nichilista che era assente nei precedenti episodi di Ridley Scott e James Cameron.

Se7en (1995)

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Dopo la sua esperienza con Alien 3, David Fincher non ha accettato script per più di un anno. Alla fine, il regista ha deciso di occuparsi di Se7en dopo aver letto la sceneggiatura di Kevin Walker, credendo di trovarsi di fronte ad una meditazione sul male piuttosto che ad un film poliziesco. Il titolo racconta la storia di David Mills e di William Somerset, che investigano su una serie di delitti avvenuti nell’arco di diverse settimane e corrispondenti ai sette peccati capitali. In netto anticipo sull’esplosione del torture porn a metà anni 2000, Se7en è un film decisamente hitchcockiano e dimostra che ciò che non si vede sullo schermo e molto più spaventoso di quello che viene mostrato. Il punto di vista è quello dei due detective quindi il pubblico vede solo le conseguenze degli omicidi e il resto è affidato all’immaginazione.

Fincher dipinge un mondo oscuro in Se7en. Piove ogni giorno e l’intera città sembra essere precipitata nel peccato. La violenza è dappertutto. Il film pone anche interrogativi sul male e sull’apatia. Mills, Somerse e John Doe rappresentano diversi soldati nella battaglia della morale. I detective lottano per la giustizia. Allo stesso modo, l’obiettivo di John Doe è quello di purgare il mondo dal male. Molto del carattere perverso del film risiede nel fatto che, sebbene Doe uccida le persone, questi tre personaggi hanno in comune più di quanto si possa pensare. L’interpretazione di Kevin Spacey è straordinaria e accredita l’attore nell’olimpo dei maggiori interpreti viventi.

Il film è noto soprattutto per il finale scioccante che New Line ha provato più volte a cambiare. Nonostante la casa di produzione abbia chiesto più volte ad Andrew Kevin Walker di cambiare la conclusione, Fincher ha accettato di dirigere il film a patto di mantenere il finale originale. Seven è stato un grande successo finanziario e ha portato a casa più di 300 milioni di dollari. Il film è anche stato lodato per le interpretazioni e lo sviluppo del racconto. Probabilmente, è il film più nichilista del suo regista.

The Game – Nessuna regola (1997)

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Michael Douglas interpreta Nicholas Van Orton, una sorta di Scrooge che vive solo nella proprietà in cui il padre si è suicidato. Nicholas compie 48 anni, la stessa età in cui il padre si è tolto la vita. La sua vita cambia drasticamente quando il fratello gli regala un voucher per un gioco, offerto da una compagnia chiamata Consumer Recreation services. Nicholas accetta ma ben presto si trova invischiato in un massacro che mette a repentaglio la sua vita.

Il film richiede una certa dose di sospensione dell’incredulità e sembra essere una sorta di incubo da cui è quasi impossibile fuggire. The Game non offre alcun approfondimento ma è una sorta di gioco superficiale e ingarbugliato come la tela di un ragno. In un certo senso, Nicholas è davvero il cugino di Scrooge e, alla fine, grazie al gioco di cui si rende protagonista, comprenderà quanto la vita si degna di essere vissuta.

Fight Club (1999)

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Si tratta del primo adattamento di un libro per David Fincher e, probabilmente, anche del suo film più provocatorio. Il titolo racconta la storia di un uomo comune -interpretato da Edward Norton – che soffre di insonnia e che nutre pensieri misantropi nei confronti degli interi Stati Uniti d’America. In un gruppo di aiuto, incontra Tyler Durden, il carismatico leader di un gruppo di ribelli. Il film costruisce una condanna nei confronti del consumismo e del maschilismo nell’America post-femminista.

Il fight club a cui Tyler Durden darà vita è una sorta di gruppo tribale in cui ogni uomo interpreta un ruolo sotto la volontà e la guida di un maschio alpha. Le persone si trasformano e tirano fuori il proprio lato bestiale. In accordo alla sua estetica, David Fincher ha girato quasi tutto il film durante le ore notturne e soltanto pochissime sequenze all’alba. Sebbene studio e critica si siano divisi sul film, Fight Club è diventato presto un cult ed è considerato anche materia di studio.

Panic Room (2002)

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A differenza di Fight Club, ambientato in più di cento location, Panic Room è un film relativamente più semplice e racconta la storia di una madre e di una figlia rifugiatesi all’interno di una panic room durante una rapina nel loro appartamento. Ovviamente, la casa pullula di sistemi di sorveglianza, a tal punto da trasformare il racconto in una sorta di videogame. Panic Room è un thriller denso ed hitchcockiano, in grado di intrattenere il pubblico e di porre quesiti sull’universo mediatico che ci circonda.

Zodiac (2007)

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In seguito all’annuncio di David Fincher sulle riprese di Zodiac, in molti aspettavano un film in stile Se7en. Invece, stavolta, il regista è andato in direzione opposta e ha realizzato un poliziesco lento ed incentrato sul dietro le quinte delle indagini. Il film spende pochissimo tempo a mostrare gli omicidi e si concentra principalmente sui personaggi che investigano sul caso. Per fortuna, il film non contiene esplosioni o battaglie climatiche tra il bene e il male. Si tratta, più che altro, dell’analisi di un’ossessione e degli effetti che un nemico invisibile provoca sugli esseri umani.

A differenza dei voli estetici di Panic Room, Zodiac preferisce la macchina da presa fissa e le inquadrature statiche. L’obiettivo del regista è quello di farci empatizzare con i protagonisti attraverso il loro punto di vista. Fincher e gli interpreti principali hanno trascorso mesi a prepararsi per il ruolo. Molte persone che hanno criticato il film hanno attaccato il finale e la mancata risoluzione del whodunit. Tuttavia, il fine del regista non era quello di trovare il colpevole ma di mostrarci l’evoluzione dei principali personaggi coinvolti nel caso.

Il curioso caso di Benjamin Button (2008)

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Il film tratto dal racconto di Francis Scott Fitzgerald narra la storia di un uomo che nasce vecchio e muore da neonato. Si tratta di un titolo decisamente peculiare nell’ambito del cinema di David Fincher. In un certo senso, sembra quasi un Forrest Gump un po’ depresso. Benjamin Button vive l’American Dream, realizza sè stesso, va in guerra, si innamora e fa esperienza delle meraviglie che popolano il mondo.

Come al solito, il regista dimostra tutta la sua abilità nei movimenti della macchina da presa. Probabilmente, però, a differenza che negli altri film, il terzo atto soffre di qualche problema e il protagonista perde in appeal. Come esperimento radicale con il cinema digitale, si tratta di un film straordinario. Sul versante narrativo, magari, si poteva fare meglio.

The Social Network (2010)

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Prima di essere un film di David Fincher, The Social Network è un prodotto firmato da Aaron Sorkin e dimostra l’importanza fondamentale dello sceneggiatore dietro ad un qualsiasi progetto. Adattamento di The Accidental Billionaires, The Social Network è un film sulla nascita di Facebook e racconta i primi passi del gigante mediale fondato da Mark Zuckerberg e desiderato anche da Eduardo Saverin e dai fratelli Winklevoss. Sorkin provvede a comunicare informazioni attraverso i dialoghi e la loro velocità la dice lunga sul carattere dei vari personaggi.

La fondamentale inquadratura finale mostra Mark Zuckerberg seduto da solo in una stanza, accompagnato da uno smartphone su cui arriva una richiesta di amicizia. Il film segna anche il debutto nel rapporto tra Fincher, Trent Reznor ed Atticus Ross dei Nine Inch Nails. Non sorprende che lo stile fantasmatico di Reznor sia stato perfetto per il titolo del regista. Il duo ha vinto un Premio Oscar per la Miglior Colonna Sonora e ha collaborato ad ogni successivo film di Fincher.

Millennium – Uomini che odiano le donne (2011)

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Basato sull’omonimo romanzo di Stieg Larsson, l’adattamento di Fincher ha finalmente fatto onore al libro di partenza. Il film racconta la storia di un giornalista di nome Michael Blomkvist, a cui viene affidato il caso di una giovane ragazza di buona famiglia scomparsa anni prima. L’uomo ottiene l’aiuto di una giovane hacker, Lisbeth Salander, che lo aiuta a scovare il segreto di famiglia.

Temi come la violenza domestica, lo stupro e la misoginia caratterizzano questo titolo. All’inizio diffidente, Lisbeth riesce ad aprirsi unicamente con Blomkvist. Come ogni altro film di Fincher, i segreti sono intorno ad ogni personaggio e la neve nasconde le ombre caratteriali dei protagonisti. Il cast è all-star e comprende i nomi di Daniel Craig, Christopher Plummer, Stellan Skarsgard e Rooney Mara. Al momento dell’uscita del film, David Fincher ha espresso il desiderio di adattare anche gli altri due episodi della trilogia letteraria. Al momento, però, non è previsto nulla.

L’amore bugiardo – Gone Girl (2014)

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Non importa cosa è vero e cosa falso ma soltanto ciò che le persone pensano sia vero o falso. L’ultimo film di David Fincher finora è basato sul romanzo di Gillian Flynn, Gone Girl, e racconta la storia di Nick, un giovane scrittore che ha perso la moglie, Amy. La donna è fuggita, probabilmente, e tutti gli indizi fanno pensare che l’uomo l’abbia uccisa.

Provocatorio e controverso, il film sembra misogino ma, in realtà, è stato il più femminista dell’anno. Fincher si concentra sulle dinamiche del potere e sulla sua rappresentazione mediatica. Viviamo in un’epoca di cattiva informazione, in cui qualsiasi cosa diventa subito virale. Ciò che conta, quindi, non è mai la verità ma la capacità di un contenuto di affermarsi il più velocemente possibile. Amy lo sa e utilizza la sua intelligenza per ottenere un consenso favorevole da parte del pubblico.

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