Le misure di sicurezza adottate dall’Italia e poi importate da tutto il resto del mondo stanno sì mettendo le persone al sicuro, ma stanno anche causando un’intensità di traffico su internet che non può lasciare indifferenti i gestori dei servizi web. I contenuti streaming in particolare sono i più cercati, e sia Netflix che YouTube stanno prendendo misure drastiche per impedire alle persone di accalcarsi durante le sessioni. Netflix in particolare ha risposto alla richiesta dell’UE di abbassare la velocità di download per rendere più snella la tensione della banda internet continentale, con lo streamer che ha dovuto accettare di buon grado la richiesta, almeno per un mese, come dichiarato a IndieWire:

Questa manovra ridurrà il traffico europeo sulla nostra piattaforma almeno del 25%, tenendo però in primo piano la qualità del servizio per tutti.

La decisione è arrivata dopo una lunga trattativa tra il CEO di Netflix Reed Hastings e il commissario europeo Thierry Breton, a prevenzione di uno stress catastrofico delle linee internet europee durante il periodo di quarantena continentale. Questo – e capiamolo sin da ora, non è un sacrificio, e nemmeno un fastidio, ma una manna dal cielo perché il servizio è ancora disponibile – comporta una semplice riduzione della risoluzione dei prodotti Netflix, niente di più. La soluzione sarà apportata immediatamente dallo streamer, che inizierà dall’Europa per poi applicare la stessa mossa in tutto il mondo.

Ciò causerà un’inevitabile inflessione negli introiti di Netflix, avendo rivelato già nel 2018 che da sola rappresenta il 15% del traffico internet a livello mondiale. Sappiamo che la piattaforma utilizza già una strategia di streaming adattabile alle situazioni di diversa intensità di traffico, quindi si presuppone che il servizio sia già preparato a gestire una situazione del genere, seppur così in larga scala. Un recente report del New York Times ha indicato che gli USA dovranno aspettarsi un’imminente stress della banda internet federale. Insomma, il concetto di “stressante” non è mai stato così applicato come durante l’epoca del COVID-19.

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