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L’uscita di The French Dispatch di Wes Anderson è stata posticipata ad ottobre

The French Dispatch di Wes Anderson ha posticipato la sua uscita nelle sale dal 24 luglio al 16 ottobre e questa mossa spinge Anderson nella fitta stagione dei premi. La maggior parte delle recenti pubblicazioni del regista sono state tutte in primavera o in estate, tra cui L’isola dei cani, Grand Budapest Hotel e Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore. La data di uscita originale del 24 luglio ha portato molti nell’industria cinematografica a credere che Searchlight avrebbe presentato in anteprima mondiale The French Dispatch al Festival di Cannes 2020, ma l’evento è stato annullato a causa del COVID19.

The French Dispatch viene descritto come “lettera d’amore di Anderson ai giornalisti” ed è ambientato in un avamposto di un giornale americano in una città francese immaginaria del ventesimo secolo. Gli editori del giornale si riuniscono per scegliere tre delle loro storie da ripubblicare in omaggio al loro defunto caporedattore. Anderson dà vita alle tre storie in quello che è il suo primo film antologico. Il cast del film comprende Bill Murray, Timothée Chalamet, Frances McDormand, Bob Balaban, Jeff Goldblum, Elisabeth Moss, Tilda Swinton, Lea Seydoux, Owen Wilson, Jeffrey Wright, Tony Revolori, Saoirse Ronan e altri. The French Dispatch ha un budget di produzione di 25 milioni di dollari, che lo mette allo stesso costo di Grand Budapest Hotel. Il progetto vanta regolari collaboratori di Anderson come il direttore della fotografia Robert Yeoman, il compositore Alexandre Desplat e l’editore Andrew Weisblum. Adam Stockhausen, scenografo di Anderson e vincitore del premio Oscar per Grand Budapest Hotel, ha rivelato che la troupe ha preso una fabbrica di feltro in Francia e l’ha trasformata in uno studio cinematografico per la produzione.

“Fuori dalla città, abbiamo trovato questa fabbrica di feltro abbandonata, che sembra assurdo in retrospettiva, ma al momento sembrava perfettamente normale tipo ‘Sì! Fabbrica di feltro!'”, ha dichiarato Stockhausen in una nota. “Quindi abbiamo preso questo posto e l’abbiamo trasformato in stile fai-da-te in uno studio cinematografico, e abbiamo adibito le diverse stanze, una come deposito per oggetti di scena, una è diventata una carpenteria, una è diventata la stanza delle sculture, e un’altra è diventata il camerino, e le tre stanze più grandi sono diventate i nostri palcoscenici”.

The French Dispatch uscirà quindi nelle sale il 16 ottobre 2020.

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Il Festival Internazionale della creatività Leoni di Cannes è stato annullato a causa della pandemia di coronavirus

L’edizione 2020 del Festival Internazionale della creatività Leoni di Cannes è stata annullata a causa della pandemia di coronavirus, come hanno affermato gli organizzatori:

È diventato chiaro per noi che le priorità dei nostri clienti si sono spostate sulla necessità di proteggere le persone, di servire i consumatori con elementi essenziali e di concentrarsi sulla preservazione di aziende, società ed economie.

Circa un mese fa, avevano intenzione di posticipare l’edizione ad ottobre, dal 26 al 30, affermando di aver preso accordi con la città di Cannes, per assicurarsi che il passaggio da giugno a ottobre sarebbe stato una transizione graduale per tutti, garantendo ai clienti Leoni di Cannes che tutti i pass, gli accordi di sponsorizzazione e le prenotazioni, sarebbero rimasti validi. Ma Philip Thomas, il presidente del Festival, ha dichiarato:

I Leoni di Cannes hanno sempre riguardato la creatività e i loro clienti. Ci rendiamo conto che la comunità creativa ha altre sfide da affrontare e semplicemente non è in grado di presentare il lavoro che fisserà il solito punto di riferimento. Le industrie di marketing e creative, in comune con così tante altre, sono attualmente in subbuglio, ed è chiaro che possiamo svolgere la nostra piccola parte rimuovendo tutte le speculazioni sul festival quest’anno. Abbiamo cercato di prendere le nostre decisioni il prima possibile, per dare all’industria una chiarezza totale sulla situazione, ed è per questo che oggi annunciamo questa decisione definitiva.

L’amministratore delegato Simon Cook ha aggiunto:

Crediamo fermamente che i Leoni continueranno ad offrire un prezioso riconoscimento alla comunità e non vediamo l’ora di celebrare e onorare il loro lavoro nel 2021, quando si spera che il mondo sarà più stabile, e la comunità potrà dare al nostro lavoro l’attenzione che merita.

La prossima edizione del Festival Internazionale della creatività Leoni di Cannes si svolgerà dal 21 giugno al 25 giugno 2021.

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#IoRestoACasa: il film da quarantena must per tutti i videogamer

L’iniziativa #PlayApartTogether, promossa dall’OMS, ha fatto ridere un po’ tutti sotto i baffi. Secondo l’organizzazione, la quarantena è un periodo che si può passare in maniera più leggera se il tempo lo si dedica ai videogiochi, da soli o in compagnia. Una considerazione che ha avuto le fattezze di una terapia. Sì, fa ridere, forse perché non tutti hanno tratto dai videogame gli stessi interessi di coloro che invece ci si dedicano con passione. Fatto sta che una notizia di questo tipo spiana la strada al consiglio del film da quarantena di oggi, da poco sul catalogo Prime Video e che dei videogiochi ha ripreso la stessa identica struttura, sia narrativa che visiva, con dei tocchi trash da far crogiolare.

Guns Akimbo, interpretato da Daniel Radcliffe, è un film da quarantena perfetto per chi ama i videogiochi e per chi si vuole dedicare alla visione di qualcosa davvero unico nel suo genere. È un prodotto che non ha uno scopo, va sottolineato, ma è confezionato in maniera curata sotto tutti i punti di vista. La fotografia, i movimenti di camera e la colonna sonora rispettano gli stilemi silenziosamente imposti da Atomica Bionda, con tonalità del rosso e del blu vividissime e una track list da sballo. Il tutto, incorniciato attorno a una prestazione attoriale sorprendente da parte dell’ex maghetto e delle idee visive inaspettate, con dei movimenti di camera vorticosi divertentissimi.

La trama del film da quarantena segue la struttura del videogioco, partendo quindi da una situazione di totale svantaggio al centro dell’azione, per poi accumulare sempre più esperienza sconfiggendo il boss finale, concludendosi in un finale aperto dal gusto tipico dei franchise videoludici. È proprio il gaming al centro della sceneggiatura, in maniera onnipresente: dagli stacchi di montaggio, dagli effetti visivi alla natura del protagonista, che lavora allo sviluppo di giochi per dispositivi mobili e passa il tempo libero completamente assorbito dagli sparatutto – nonostante si professi vegetariano e pacifista, cosa che gli causa non pochi problemi durante la fuga per la vita, parte centrale della narrazione. Un film divertentissimo, dalle poche pretese ma che vi ricorderete davvero a lungo e solo per motivi positivi.

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La battaglia di Sony contro il COVID-19 continua: stanziato un fondo di 100 milioni

La battaglia di Sony contro il Coronavirus non si ferma solo alla gestione del palinsesto cinematografico. La società ha infatti annunciato che stanzierà un fondo da 100 milioni di dollari da donare all’assistenza mondiale dei pazienti affetti dalla pandemia. La società di base a Tokyo ha dichiarato che il fondo andrà in tre direzioni: a supporto dei medici sul campo, a supporto della didattica a distanza e a sostegno dei dipendenti dell’industria dell’intrattenimento, che ha subito un impatto tremendo dalla diffusione dei virus.

Le donazioni verranno fatte ai dipendenti Sony di tutto il mondo, che ammontano a quasi 110 mila. L’iniziativa del colosso giapponese arriva sulla scia di quelle già prese da altri colossi digitali come Netflix, che ha stanziato un fondo da 100 milioni di dollari, Live Nation con 10 e Facebook, anch’esso con 100 milioni riservati agli imprenditori. In che modo il fondo stanziato da Sony andrà a coprire i dipendenti dello spettacolo non è ancora molto chiaro, ma andrà a toccare il settore cinematografico, televisivo, musicale, del gaming e dell’animazione. La dichiarazione cita:

Insieme al compartimento societario impegnato nell’intrattenimento, Sony troverà modi per supportare i suoi impiegati, sia gli artisti che i tecnici di quest’industria che sono stati travolti dalle conseguenze della cancellazione di innumerevoli progetti. Riguardo alla didattica, gli studenti di tutto il mondo stanno patendo la mancanza delle ore di scuola, motivo per cui Sony sta cercando modi per implementare i supporti tecnologici a supporto degli insegnanti.

Vogliamo inoltre fare le nostre condoglianze alle famiglie che hanno subito perdite a causa del COVID-19, estendendo la nostra empatia a coloro che sono rimasti implicati nel contagio. Faremo tutto ciò che possiamo per aiutare nella battaglia contro il Coronavirus, per tutelare le nuove generazioni e la comunità creativa.

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Come Contagion è tristemente diventato il film di riferimento nella lotta al COVID-19

Come tutti sappiamo il 2020 non è iniziato nel migliore dei modi in quanto la società sta affrontando una nuova crisi, una vera e propria pandemia quella del Covid-19, più comunemente Coronavirus, che ha iniziato a diffondersi per il mondo a partire dalla Cina. Oggi quindi affronteremo il caso del film Contagion e del perché sia stato riscoperto proprio in questo periodo. Tosse, Febbre, crisi respiratorie, un virus che ti distrugge i polmoni e si diffonde alla velocità della luce, la trama perfetta per un bel film thriller come Contagion. Tutto questo veniva raccontato nel film datato 2011 di Steven Soderbergh con un cast stellare come Matt Demon, Jude Law, Kate Winslet, Gwyneth Paltrow, Marion Cotillard.  Questo film dallo scenario apocalittico non poteva passare inosservato al giorno d’oggi dal momento che tutto il mondo e soprattutto alcuni paesi come l’Italia, stanno affrontando una situazione del tutto simile se non uguale sotto alcuni punti di vista.

Abbracciare i propri cari, immergersi in ascensori affollati, utilizzare i mezzi pubblici, camminare attraverso un mercato del pesce all’aperto, afferrare un palo della metropolitana, consegnare una carta di credito, passarsi un telefono, particolari che, una volta messi a fuoco, ci fanno rendere conto come e quanto veniamo in contatto con il mondo che ci circonda senza che noi ce ne rendiamo conto. Forse nel 2011, ci eravamo ritrovati davanti un film con un tipo di intrattenimento particolarmente intenso. Non si potrebbe nemmeno definire di evasione, perchè sarebbe alquanto desolante. Una tipica serata al cinema con un cast di tutto rispetto, tensione e facce cadaveriche, Soderbergh sa come “sparare” a un thriller. Lo sceneggiatore Scott Z. Burns sa come costruirne uno e ancora, la colonna sonora del sintetizzatore di Cliff Martinez non potrebbe essere più propulsiva o più perfettamente alla John Carpenter.

In sintesi Contagion è un film che non smette mai di muoversi. Nonostante la moltitudine di film che hanno come protagonista un virus misterioso, Contagion è diventata la scelta preferita per le persone che cercano di dare un senso al momento in cui ci troviamo in questo periodo. Solo a Gennaio, il film datato 2011 era al decimo posto per i film piu’ noleggiati su ITunes per poi passare, una volta dichiarato lo stato d’emergenza, alla posizione numero 4!  Molte persone hanno cominciato a parlarne e a notarne la similarità con la situazione attuale. Più del virus in sè ci si focalizza con Contagion sul senso di guardare le cose crollare mentre la vita di ogni giorno si ferma. Ascoltare gli esperti che parlano di tecniche di lavaggio delle mani in TV non nel film, ma sulla TV nella vita reale.

Contagion ha anticipato i tempi mostrando le conseguenze della pandemia

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Contagion è, forse un po sorprendentemente, diventato il film flashback del momento proprio perché non è uno scenario esagerato nel peggiore dei casi, ma misteriosamente realistico. Gli alieni non sono responsabili del virus che attacca l’uomo; né, del resto, è il risultato di agenti stranieri che interrompono lo stile di vita americano. L’aspetto più agghiacciante dello scenario fortemente studiato di Soderbergh e Burns è quanto sia casuale la creazione del MEV-1. “Il maiale sbagliato ha incontrato il pipistrello sbagliato” come ci viene mostrato nell’ultima scena che chiude il film Contagion con l’atteso Giorno 1. Del tutto casuale, il maiale “sbagliato” viene portato in un casinò di Macao per diventare la cena di qualcuno, lo chef che stringe la mano di una donna d’affari che si ritrova a soffiare sui dadi dell’uomo che le gioca accanto. Tutte mosse sbagliate che hanno portato al tardivo e odierno successo di Contagion oggi, nel 2020.

È un film catastrofico, ma è anche una procedura pandemica, dedicata alla creazione di grafici su come, quando, dove, perché e, cosa più importante, cosa succederà dopo. I rappresentanti del CDC e dell’OMS del film sono competenti, intelligenti e organizzati; si sono mobilitati al meglio delle loro capacità collettive. Il medico di Kate Winslet mette la sua vita in pericolo; un professionista medico di San Francisco (Elliot Gould) sfida gli ordini diretti di distruggere i suoi campioni ma finisce per scoprire un pezzo chiave del puzzle. La ricercatrice che per prima traccia le origini di quando il pipistrello incontra il maiale finisce per testare un vaccino su se stessa, ignorando volontariamente il protocollo dimostrando così che esiste un vaccino iniettabile, un Matt Damon, padre, che respinge le persone in preda all’estrema paranoia, fino al blogger Jude Law che incassa il caos.

Altro aspetto che ci connette con Contagion e ci tocca da vicino sono le limitazioni dei viaggi, l’impossibilità di spostarsi da un confine all’altro. Nonostante le scene raccapriccianti di persone che muoiono e la sensazione generale che la società sia solo un video virale lontano dalla pura anarchia, è un film di speranza. La fiducia degli scienziati che svolgono il loro lavoro, le persone che si comportano di conseguenza, anche se si assistono a scene apocalittiche di distruzione di supermercati per approvvigionarsi in vista del Lockdown è ciò che prevale e la conseguente scoperta del vaccino è ciò che ci fa tirare un sospiro di sollievo.

Le persone si sentono legate al film Contagion per tutti gli aspetti che vengono affrontati, e per vedere rappresentati, seppur rimanendo, si spera per alcune parti, nella finzione, gli eventi legati al contagio del virus e di come le diverse parti della società si muovono in uno scenario che ha ben poco di diverso con quello odierno. Il film termina con una punta di speranza appunto, di ottimismo che ci lascia sperare e guardare al futuro con maggiore positività.

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#IoRestoACasa: il film da quarantena sulla resilienza che ci farà sentire infrangibili

In quello che ormai è quasi un mese di clausura, la frase che abbiamo sentito dire più spesso, in particolare modo dal Premier Conte, è uniti ce la faremo. Inutile dire che ha ragione. Solo sforzandoci collettivamente possiamo auspicare di tornare alla quotidianità quanto prima; meno rispettiamo le regole, più saremo costretti a rimanere in casa, rischiando anche di dare di matto, oltre che aggravare il bilancio dei morti e dell’economia. Quand’è che gli eventi riescono a raggrupparci, facendoci creare un blocco saldo di solidarietà e coordinazione? In questi giorni abbiamo imparato che sono le avversità, capaci come poche di renderci migliori solo quando le cose vanno male. Un film da quarantena che racconta precisamente quest’identità collettiva è Darkest Hour, presente sul catalogo Prime Video.

Ambientato in Inghilterra durante i fatti di Dunkirk, nel 1940, il film da quarantena diretto da Joe Wright valso a Gary Oldman l’Oscar come miglior attore protagonista ha per protagonista Winston Churchill, politico che allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale non godeva dell’appoggio della popolazione o del Parlamento. Alcolizzato, poco incline alla diplomazia e ai compromessi, Churchill riuscì in un’operazione al di là di qualsiasi aspettativa, riuscendo a unire il popolo britannico che nell’ora più buia, quella in cui Hitler stava per prevalere sulla Gran Bretagna, alzò la testa e si compattò per tutta la durata della crisi. Il concetto di economia di guerra è stato tirato in ballo numerose volte dall’opinione pubblica e dai politici italiani per la gestione del COVID-19, cosa che rende gli appelli di Churchill metaforicamente simili a quelli di Conte:

Confido pienamente che se tutti faranno il loro dovere, se nulla verrà trascurato, che se tutti i preparativi verranno fatti al meglio, come già avviene, sapremo dimostrarci ancora una volta capaci di difendere la nostra isola

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#IoRestoACasa: il film da quarantena per riflettere sui populismi

Dunque, è successo: gli Stati Uniti sono diventati il primo paese per numero di contagi dopo che la pandemia del Coronavirus è esplosa in Cina. Se all’inizio Donald Trump sembrava coerente con le sue capacità logiche, ora sembra aver accennato segni di buon senso, iniziando una campagna di salvaguardia nazionale a dir poco imponente. Non solo ha stabilito giugno come fine del periodo di lotta statunitense, ma ha stanziato aiuti sanitari ed economici che andranno a toccare tutti i tessuti della società – cosa che gli sta garantendo un exploit alle prossime elezioni, alle quali dovrebbe essere riconfermato come Presidente. Uno scenario quanto mai assurdo, ma profondamente americano, che apre le porte al film da quarantena di oggi, presente sul catalogo Infinity.

L’uomo dell’anno non è solo un ottima prova comica di Robin Williams – tra le ultime che ha potuto regalarci – ma è uno sguardo molto da vicino sulla manipolazione del potere. Iniziando come una commedia avvincente in cui un uomo al di fuori del contesto politico si schianta alla Casa Bianca – in una maniera che a noi italiani ricorda precisamente quella di un altro comico, dai natali genovesi – il film da quarantena prende poi una piega inaspettatamente thriller. È un ottimo approfondimento su come la classe politica americana dell’era Obama non abbia sintonizzato i suoi canali sulle frequenze della popolazione, che hanno poi abbracciato il populismo del protagonista – sebbene fosse dotato delle migliori intenzioni – quasi precedendo l’ondata repubblicana del 2016.

Il film da quarantena di oggi inoltre pone l’attenzione su un fenomeno quanto mai reale e quanto mai americano, ovvero la manipolazione dei dati demografici. Attraverso un sistema di calcolo elettorale fallato, la situazione si ribalta, gli equilibri si spostano e da commedia quale era, L’uomo dell’anno diventa un’aspra critica allusiva a quello che si cela al di sotto della cortina di chiacchiere della politica. È un film che prende di mira la classe dirigenziale obsoleta, come tanti altri film, ma la sceneggiatura bipolare e Robin Williams gli danno il tono di voce perfetto per godersi un film leggero che fa divertire, ma che fa anche molto riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni, che spesso vengono manipolate.

E ricordatevi, signore e signori, una vecchia frase di un anonimo che dice così: «I politici somigliano ai pannolini: bisogna cambiarli spesso e per lo stesso motivo». Ricordatelo alle prossime elezioni.

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#IoRestoACasa: il film da quarantena dedicato a chi vuole fuggire

Stare a casa è un obbligo, non c’è molto da fare. Coloro che trasgrediscono a questa disposizione ci sono, ma sempre meno. Cos’è che ci fa scappare da qualsiasi restrizione che riceviamo? Il senso di libertà? Oppure una condizione genetica più singolare per gli abitanti della Penisola? Molto probabilmente quest’ultima, come hanno ritratto innumerevoli artisti durante la storia d’Italia. Eppure, nonostante le conseguenze alle quali andiamo in contro – come ha spiegato al Messaggero Alessandro Gentiloni Silveri – anche durante il Coronavirus continuiamo a disobbedire, come se la fuga fosse una condizione naturale della nostra nazione. Un sentimento al quale Gabriele Salvatores ha dedicato il suo racconto più iconico, film da quarantena di oggi.

Presente sia su Prime Video che finemente restaurato su Infinity, Mediterraneo è il film da quarantena migliore se si cerca un palliativo al nostro malessere domestico, che mai come in questo periodo ha stretto un infimo accordo con le nostre pulsioni ribelli più recondite. Lo scenario è quello della campagna di Grecia dell’Esercito Fascista, i protagonisti un raccapezzamento di soldati provenienti da tutta Italia, uno più improbabile dell’altro. Ognuno di questi ritrae le nostre realtà regionali nonché quelle umane – o meglio, umanistiche – del nostro popolo, tra il romantico, l’idealista, il lavoratore e – in linea generale tra tutti i protagonisti – il sognatore, trainati da un Diego Abatantuono al meglio della sua arte, tanto da aver contribuito in prima persona a far valere al film da quarantena l’Oscar al miglior film straniero.

Dedicato a tutti quelli che stanno scappando – come ha dichiarato Salvatores con una didascalia in chiusura di pellicola – Mediterraneo ci rappresenta molto da vicino, ci critica, ma più di ogni altra cosa ci mette al nostro posto storico nello zoo umano mondiale: siamo persone semplici, fatte di buoni propositi, inadatte per le grandi imprese che vadano oltre la nostra spontanea piccolezza, quella delle cose fatte col cuore e fatte per bene. In Mediterraneo si scappa, esattamente come da noi, settantacinque anni dopo la fine del conflitto, un po’ per salvarsi la pelle, un po’ perché a noi di restare confinati al di qua dell’orizzonte proprio non ci piace. Chi oserebbe accontentarsi di ciò che ha davanti, una volta scorta la fine del mare? Come cita infatti Abatantuono:

Una vita è troppo poco. Una vita sola non mi basta. Se conti bene non sono neanche tanti giorni. Troppe cose da fare, troppe idee. Sai che ogni volta che vedo un tramonto mi girano i coglioni? perché penso che è passato un altro giorno. Dopo mi commuovo, perché penso che sono solo. Un puntino nell’universo.

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Plácido Domingo ricoverato in Messico: era risultato positivo al COVID-19

Il cantante lirico Plácido Domingo è stato ricoverato in Messico lo scorso sabato, a seguito di alcune complicazioni dovute al Coronavirus. In una dichiarazione rilasciata ai media, il portavoce del tenore ha detto che Domingo è in condizioni stabili, e che resterà in ospedale per tutto il tempo che i medici riterranno necessario finché non avverrà un pieno recupero. La scorsa settimana, Plácido Domingo aveva pubblicato su Facebook un aggiornamento riguardo la sua positività al COVID-19.

La star dei Tre tenori aveva sentito il dovere vitale di comunicare al mondo la sua positività. Sia lui che la famiglia sono stati in auto isolamento per un periodo utile prima del ricovero. La moglie Marta, anch’essa cantante lirica, e i tre figli non sono risultati positivi. Domingo ha descritto i sintomi che ha mostrato come febbre alta e tosse, invitando i fan ad essere estremamente cauti, usando pratiche come il frequente lavaggio delle mani e il distanziamento sociale.

Insieme possiamo combattere questo virus fermando la crisi mondiale dilagante, sperando di poter tornare alla nostra solita vita il prima possibile. Per piacere, ascoltate le indicazioni delle autorità sanitarie e tutte le regole necessarie per mettervi al sicuro, per proteggere non solo voi stessi ma anche tutta la comunità.

Plácido Domingo non appariva sotto i riflettori da qualche tempo, a causa delle accuse di molestie fattegli da diverse donne negli anni scorsi. Ha cancellato tutte le performance programmate, annunciando di non volersi esibire in futuro. Era stato nominato direttore generale della L.A. Opera.

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#IoRestoACasa: il film da quarantena per capire chi teme di fare le scelte giuste

L’ultima uscita ufficiale di Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri ha segnato un nuovo capitolo fondamentale della lotta italiana al Coronavirus. Le parole del Presidente del Consiglio e del Ministro dell’Economia non hanno lasciato spazio a interpretazioni sfumate, lanciando un messaggio forte e chiaro: il Governo sta facendo tutto ciò che è in suo potere per accelerare i tempi della politica e spronare l’Europa ad essere protagonista principale nella prevenzione. Le parole di Conte in particolare sono state limpidissime e mai udite prima da un politico dei nostri tempi, che già da sole valgono più di un qualsiasi film da quarantena:

Su questo sarò inflessibile: qui c’è un appuntamento con la storia. L’Europa deve dimostrare se è all’altezza di questa chiamata della storia, che non avverte quando arriva. Questa crisi riguarda tutti i sistemi economici e sociali degli stati membri. Non passerò alla storia come colui che si è reso responsabile di quello che andava fatto per i cittadini europei. Mi batterò fino all’ultima goccia di sudore, fino all’ultimo grammo di energia per ottenere una risposta europea coesa.

Parole che non dimenticheremo mai e che si sposano con l’anima di un personaggio cinematografico in particolare, tra i protagonisti del film da quarantena di oggi. Non è un paese per vecchi, presente sul catalogo Prime Video, ha tra i suoi protagonisti un vecchio sceriffo interpretato da Tommy Lee Jones, stanco, quasi restio ad agire, perché tormentato da un dubbio esistenziale aggravato dalla cruda esperienza sul campo. È affaticato dal paragone coi suoi avi, anch’essi amministratori dell’ordine, e dalla violenza che dilaga nel mondo, contro la quale si sente quasi impotente.

Alla fine, però, comprende, si adatta e probabilmente accetta la sua condizione, mancando la cattura del cattivo ma raggiungendo qualcosa di meglio: la consapevolezza che, indipendentemente da chi pensi di essere, quel che fa la differenza sono le tue azioni nel presente, che verranno perpetrate nel futuro. Cosa che probabilmente anche Conte ha compreso da molto tempo, agendo senza paura di ciò che dirà la storia, ma anzi cercando di farla da agente degli eventi. Come nella realtà, anche nel film da quarantena a fare la differenza è qualcosa di tanto semplice quanto decisivo: fare o non fare una scelta.

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