I movimenti di camera e il loro significato nel linguaggio cinematografico

movimenti di camera Quentin Tarantino cinematown.it

I movimenti di camera sono parte del linguaggio cinematografico, quando la telecamera è in movimento vuol dire che il regista ci vuole dire qualcosa.


Il cinema funziona con un proprio linguaggio che agisce nel subconscio, per questo motivo anche chi non lo conosce ne può dedurre un significato. Molte scene non avrebbero la stessa forza emotiva se non avessero dei movimenti di camera che le accompagna: infatti, non si utilizza mai la telecamera senza uno scopo preciso. La bravura di un regista sta nel saper scegliere come muovere la telecamera a seconda di quello che vuole trasmettere. Spesso lo stesso spostamento può significare qualcosa di diverso a seconda del contesto, del personaggio o dell’oggetto che viene messo il primo piano. I movimenti di camera variano di significato anche a seconda della posizione in cui viene collocato il punto di vista. Analizziamo ora alcune scene di film piuttosto iconici per capire meglio come viene utilizzato questo strumento del linguaggio cinematografico.

Carrellata in avanti

La carrellata in avanti è l’avvicinamento della telecamera ad un personaggio o ad un oggetto. Nel caso venga utilizzato con un oggetto in primo piano, significa che dobbiamo prestare attenzione a quell’oggetto in quello stesso momento o che più tardi nella storia verrà usato per qualcosa che aiuterà lo sviluppo o la risoluzione delle vicende raccontate. Prendiamo come esempio la scena finale di Basic Instinct in cui l’oggetto a cui viene data importanza, in questo caso un rompighiaccio, dà la risposta ai dubbi posti nel film. Nel caso in cui la carrellata venisse fatta verso un personaggio, normalmente, significa che la persona sta scoprendo qualcosa di se stesso.

In questa scena di Harry Potter e la pietra filosofale, per esempio, Harry scopre qual è la bacchetta adatta a lui. Durante la scoperta la telecamera di avvicina e il momento è sottolineato anche dalla musica e dall’illuminazione che accompagnano l’intensità della rivelazione.

Carrellata indietro

Nel caso della carrellata indietro, cioè l’allontanamento della telecamera dal personaggio o da un oggetto, l’intenzione è quella di abbandonare il soggetto nella sua interiorità. Un buon esempio è la scena di Shining in cui Jack scrive a macchina: prima ci avviciniamo per curiosità come Wendy, per scoprire cosa sta facendo, quando poi Jack la rimprovera ci allontaniamo anche noi per lasciarlo da solo. Un altro caso è quello di farci scoprire il contesto in cui si trova il personaggio, offrendoci maggiori informazioni su quello che sta succedendo. L’inizio di una scena di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo la telecamera apre l’inquadratura per farci scoprire insieme al personaggio quello che sta per accadere.

Carrellata laterale

È uno dei movimenti di camera che può avere più significati. La carrellata laterale può essere impiegata per rivelarci qualcosa o abbandonare un personaggio. Un ottimo esempio è una scena in Marnie, il film di Alfred Hitchcock. In questa scena, l’uso di una carrellata laterale ci fa abbandonare il personaggio nel suo dolore ma ci fa capire, mostrandoci il mare, il tormento di quella circostanza che sarebbe stato troppo forte per esserne testimoni. La maggior parte delle volte, però, questo movimento viene utilizzato per seguire un personaggio da vicino, un esempio è la scena iniziale di Jackie Brown.

Dolly Zoom

Uno dei movimenti di camera più interessanti del linguaggio che può avere svariati usi e significati a seconda del modo e momento in cui viene impiegato. Il Dolly Zoom è molto versatile e la maggior parte delle volte viene utilizzato per amplificare la percezione della realtà di un personaggio. In Quei bravi ragazzi, Scorsese, lo utilizza per mostrare sottilmente la crescente paranoia di Ray Liotta rispetto alla sua piccola realtà. Un altro esempio totalmente diverso per far capire la versatilità di questo movimento, è una sequenza di Ratatouille: Remì sta guardando un’intervista del suo chef preferito in televisione e vediamo come la televisione di avvicina al personaggio. In questo caso il movimento rappresenta il desiderio di Remì di essere come lo chef e della vicinanza che sente nei suoi confronti quando lo ascolta parlare di cucina.

Queste sono solo alcune delle possibilità di lettura del linguaggio cinematografico a seconda di come viene utilizzato. Non a caso si sa che un regista viene riconosciuto anche per come gira le sequenze dei suoi film, degli esempi con uno stile molto marcato sono Wes Anderson, Andréi Tarkovski o Terrence Malick. Gli stessi movimenti possono avere significati totalmente opposti a seconda del contesto, la bravura di un regista sta nel conoscere il linguaggio, usarlo per trasmettere ciò che desidera e farlo proprio, da questo deriva lo stile di un cineasta.

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