La fotografia nel cinema: la luce che rende il film un’opera d’arte

L’arte del cinema è un insieme di vari elementi che si incastrano tra loro, ma se ce n’è uno che marca la differenza quello è la fotografia


Per ricevere critiche positive, un film, ha bisogno di vari elementi mescolati tra loro che funzionino, tra questi i principali sono: recitazione, fotografia, suono e montaggio. Non a caso, alla fine di un film scorrono numerosi nomi di persone che hanno lavorato o contribuito alla sua realizzazione: è un lavoro di squadra dove ogni persona svolge un ruolo fondamentale. Con il passare degli anni, partendo dal 1895 quando la settimana arte è stata creata, i film sono cambiati di decennio in decennio, dimostrando di essere un’industria sempre al passo con l’innovazione, soprattutto quella tecnologica.

Ma concentriamoci soprattutto su uno degli elementi portanti: la fotografia; partendo dalla parola cinematografia che deriva dalle due parole greche kinema movimento e da graphia scrittura e cioè scrivere con o in movimento, a seconda di come la si voglia vedere, ciò implica che senza mostrare qualcosa che si muove, il cinema, nella sua forma più pura, non esisterebbe. Il cinema ebbe inizio con una telecamera che riprendeva la vita: l’uscita di alcune donne da una fabbrica, l’arrivo di un treno, un cavallo che corre. Anche se nato con il semplice scopo di documentare, molto presto, davanti la cinepresa presero vita storie che misero le basi per il cinema come oggi lo conosciamo.

Cambiarono le storie e con esse la fotografia, che piano piano si fece sempre più creativa, complessa e con uno scopo diverso: quello di elevare la storia ed essere memorabile. La fotografia di un film può essere studiata esattamente come un’opera di pittura o di fotografia fissa, gli elementi di colore, contrasto, composizione…in essa sono importanti tanto quanto nelle arti più antiche che conosciamo ma c’è un elemento in più che nella cinematografia deve essere controllato e poche volte viene considerato a fondo: la luce. Lo studio della luce nel cinema è, ovviamente, fondamentale per i direttori della fotografia, sia di quella naturale sia di quella artificiale. Controllare la luce, le sue dimensioni e colori è ciò che rende un film migliore rispetto ad un altro con l’aggiunta del metodo del regista e di ciò che vuole esprimere.

Un linguaggio diverso dagli altri

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C’è una frase che dice “What would Lubitsch do?” (cosa farebbe Lubitsch?), la frase nacque perché questo regista una volta disse “c’è solo un modo corretto per girare una scena”, questa frase è vera, chi conosce un po’ di linguaggio del cinema sa che ogni tipo di shot trasmette un certo tipo di sensazione, sempre considerando le differenze culturali tra i vari paesi del mondo, per esempio, la psicologia dei colori è diversa tra gli occidentali e gli asiatici, così come la lettura delle immagini in quanto a composizione.

Partendo dalla cosa più semplice: a seconda di che ora del giorno si vuole riprendere un’azione l’atmosfera di una scena può cambiare, non è lo stesso se vediamo correre una persona in un corridoio di giorno o di notte o se vediamo una mano prendere un coltello dalla cucina con una luce mattutina o in completa oscurità. Oltre alla luce anche i movimenti di camera apportano intensità e significato ad una inquadratura, le due cose insieme unite alla storia fanno sì che si possano riconoscere direttori della fotografia e registi intenditori di quest’arte.

Sembrerà assurdo ma il cinema come lo conosciamo oggi lo dobbiamo ai primi film che sono stati creati, assurdo perché all’inizio del ‘900 si stava appena scoprendo il cinema come nuova forma di comunicazione e proprio la voglia di sperimentare ha reso poi possibile la creazione di un linguaggio in cui alcune persone che poi si sono particolarmente distinte, uno tra tanti, Orson Welles, senza il quale il cinema moderno non sarebbe quello che oggi è.

Ancora oggi la fotografia continua a ispirarsi ai primi film che rappresentano le colonne portanti del cinema, da Scorsese a Tarantino, da Deakins a Van Hoytema, sappiamo bene che i registi e i fotografi oggi considerati tra i migliori, sono grandi conoscitori della storia del cinema e non solo, serve studiare l’arte in tutte le sue forme. Per concludere, se un film è l’arte, la fotografia è la pennellata, il marmo che prende vita e l’equilibrio in grado di catturare i nostri occhi per guardare alle cose nel dettaglio e scoprirne la bellezza più profonda.

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