Il giornalismo al tempo del Black Lives Matter: come il governo sta prendendo appositamente di mira i reporter

In tutti gli Stati Uniti si sono registrati già più di cento casi di violenza deliberata perpetrata dai poliziotti ai danni dei giornalisti.
black lives matter cinematown.it

I casi di violenza sui giornalisti durante le proteste del Black Lives Matter sono in costante aumento, in un clima che sa di totalitarismo.


Ali Velshi, anchorman di MSNBC, dopo che la polizia gli ha sparato un proiettile di gomma addosso mentre stava documentando le proteste del Black Lives Matter a Minneapolis, si è identificato a squarciagola come giornalista alzando le mani. La risposta dei tutori dell’ordine però, è stata ben diversa dalle aspettative: hanno aperto il fuoco una seconda volta, dopo aver dichiarato che non gliene fregava nulla di chi Velshi fosse. Sempre a Minneapolis, sabato, a documentare le proteste c’era Anthony Adams di Vice News, che è stato gettato a terra dai poliziotti e accecato con lo spray urticante. L’abuso è stato filmato da Adams, dove si può distintamente sentire alla polizia che era un giornalista e altrettanto distintamente si ode un “non ce ne frega niente”, per poi forzare l’inviato a salire in macchina.

I due sono solo una piccola parte delle dozzine di giornalisti che hanno subito abusi dalle forze dell’ordine durante le proteste del Black Lives Matter, causate dall’omicidio di George Floyd per mano di un agente di polizia del Minnesota e che stanno letteralmente incendiando gli USA da una costa all’altra. Stesse dinamiche anche a Louisville, dove Kaitlin Rust di KY WAVE 3 si è vista sparare addosso il pepe dalle forze dell’ordine:

Sono presa di mira! Ci stanno sparando, direttamente addosso! Non so perché ma siamo sotto tiro!

Sebbene il numero esatto di giornalisti che sono stati attaccati o arrestati dalle autorità non sia stato ufficializzato, la Niemen Foundation for Journalism di Harvard ha riferito che durante le manifestazioni del Black Lives Matter la polizia ha attaccato compiuto oltre cento casi di violenza sui giornalisti dallo scorso giovedì, sollevando domande preoccupanti sui diritti garantiti dal Primo Emendamento, sulla difficoltà di documentare la verità su ciò che sta accadendo e sulle difficoltà che si stanno riscontrando nel far pagare ai poliziotti le conseguenze delle loro azioni.

Ad aggiungersi a questa terrificante situazione nazionale, si aggiunge anche la pressione sui giornalisti amplificata da ripetuti messaggi di Donald Trump che li ha accusati di essere nemici del popolo. Gordon Stables, il direttore della Annenberg School of Journalism della University of Southern California, ha sostenuto sin dall’inizio che gli attacchi e gli arresti di giornalisti diffusi dalla polizia non sono mai stati una coincidenza:

È inevitabile che in un certo numero di comunità, specialmente sabato sera, la polizia sembri considerare i giornalisti come parte del problema e non come parte costituzionalmente protetta della comunità, il che è davvero inquietante.

Capisco quanto sia difficile per le forze dell’ordine, ma non è un solo caso isolato in una singola città. Siamo arrivati al punto che corrispondenti esteri hanno potuto scrivere nei loro reportage che gli USA sembrano un Paese dittatoriale.

Le proteste del Black Lives Matter, che hanno portato alla violenza e al saccheggio in molte città, non sono il primo precedente di violenza sui giornalisti da parte della polizia che hanno portato a conseguenze tragiche. La CNN ha riportato che undici giornalisti che hanno documentato le proteste del Missouri erano state prese in custodia nel 2014 e gli arresti non si sono limitati al settore giornalistico. Uno scrittore di Breitbart venne arrestato nello stesso anno, così come i giornalisti dell’Huffington Post e del Washington Post.

Le controversie tra le forze dell’ordine e i giornalisti risalgono a decenni fa, secondo Al Tompkins di Poynter, il quale ha notato che era normale che i reporter venissero picchiati dalla polizia e che i loro beni venissero rubati durante il movimento per i diritti civili degli anni ’50 e ’60. Tompkins ha aggiunto che le dimensioni e l’ampiezza delle proteste del Black Lives Matter sono insolite rispetto a quelle del movimento per i diritti civili e la guerra del Vietnam, poiché quelle proteste erano per lo più concentrate in singole aree geografiche e che sono i poliziotti a volere il loro stesso male:

Abbiamo visto i manifestanti alzarsi di fronte alla polizia, urlando contro di loro, e la polizia non ha reagito. Ancora e ancora, vediamo video di persone che lanciano pietre, bottiglie contro le forze dell’ordine.

Abbiamo documentato sia la moderazione dei poliziotti che la loro reazione eccessiva e violenta. Documentiamo il bene e il male in modo che il pubblico possa avere una piena comprensione.

Sebbene i giornalisti lavorino regolarmente con le forze dell’ordine per documentare in diretta la scena di eventi pericolosi, un gran numero di loro che stanno riportando le recenti proteste a livello nazionale hanno notato che la polizia ha ignorato la libertà di stampa e i diritti del Primo Emendamento. In alcuni casi, la polizia è apparsa addirittura più ostile ai giornalisti che si sono identificati come tali. Brian Stelter, corrispondente della CNN, ha dichiarato:

Ci sono sempre stati subbugli e proteste sparse e arresti di giornalisti durante le proteste, che sono stati denunciati e in alcuni casi la polizia si è scusata. I giornalisti hanno fatto causa alla polizia di Ferguson e hanno raddrizzato la brutta piega che hanno preso gli eventi.

Ma c’è una vera paura per la quantità di attacchi e arresti e la loro gravità. Vi sono segni di crescente ostilità nei confronti dei giornalisti durante le proteste. Sta peggiorando di quanto non fosse in passato.

LEGGI ANCHE: Black Lives Matter mobilita Hollywood – i colossi del cinema sono tutti a sostegno delle proteste

Discuti di questo argomento e molto altro nel gruppo Facebook CinemaTown – Cinema e Serie Tv

cinematown.it