The Mandalorian ha rivoluzionato anche la storia della fotografia: cos’è lo Stagecraft e come cambierà il cinema

La tecnica utilizzata per la serie non è solo esteticamente sopraffina, ma permette di collocare gli interpreti in ambienti diversi senza uscire dal set.
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Stagecraft è il nome dell’incredibile tecnologia impiegata per la realizzazione di The Mandalorian e che ha contribuito al costo di 15 milioni a episodio.


The Mandalorian è riuscito a far innamorare vecchi e nuovi fan di Star Wars. Questa serie disponibile su Disney+ ha sorpreso tutti per la sua trama semplice e la fotografia cinematografica. La tecnologia utilizzata per The Mandalorian è all’avanguardia e rivoluzionaria e si chiama Stagecraft. Questo strumento cambierà le produzioni televisive e cinematografiche da ora in avanti e cambierà l’approccio alla fotografia di registi, direttori della fotografia, produttori e scenografi. Prima di spiegare approfonditamente come funziona lo Stagecraft, dobbiamo fare un passo indietro agli anni ’30 quando si iniziò ad utilizzare l’antenato di questa tecnica: la retroproiezione. La retroproiezione prevede l’utilizzo di una telecamera e di un fondo su cui veniva proiettata un immagine fissa o in movimento. Questa tecnica permetteva di collocare gli attori o attrici in ambienti diversi senza uscire dagli studio.

La prima volta che venne usata la retroproiezione è stata nel 1930, quando la Fox produsse i lungometraggi Liliom e Just Imagine. La ragione per cui ci vollero circa 30 anni dalla nascita del cinema prima che venisse impiegata la retroproiezione, sta nell’incapacità delle telecamere dell’epoca a captare la luce: l’otturazione non era abbastanza rapida e non c’erano negativi sufficientemente sensibili (fino alla creazione del pancromatico di Kodak). La retroproiezione ha poi portato a nuove tecnologie come il Dynamation e la proiezione frontale fino ad evolvere in quello che oggi chiamiamo Stagecraft. Per capire il funzionamento dello Stagecraft bisogna partire da “il volume” (The Volume), lo spazio fisico in cui vengono fatte le riprese e intorno al quale vengono collocati tre enormi pannelli LED 4K chiamati Render Nodes, di cui uno ha la funzione di cielo.

Questo spazio, quindi, ha l’aspetto di un cubo tagliato a metà che permette di mettere attori e crew come se fossero davanti ad uno scenario. Quando tutti i pezzi sono ben collocati è quando inizia la festa. In questo caso la proiezione di un’immagine filmata precedentemente viene sostituita dal caricamento di uno scenario in tempo reale sui Render Nodes in CGI 3D, generato dal motore grafico Unreal Engine 4 (normalmente usato dall’industria di videogiochi). Però attenzione, c’è molto di più. Una volta che l’immagine viene trasmessa sui pannelli LED che servono come scenografia e cielo, le assi X,Y e Z si sincronizzano automaticamente con la telecamera che verrà utilizzata per riprendere la scena. Questo implica che ogni volta che la telecamera si muoverà, lo scenario cambierà di conseguenza rispettando i principi dell’illuminazione e della prospettiva come se si girasse in un luogo reale. Magia.

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I benefici dello Stagecraft sono molteplici, primo tra tutti, permette di avere molteplici set in un unico spazio facilitando il lavoro di produzione e gli spostamenti, spesso necessari, per i vari cambi di location. Per i direttori della fotografia, invece, il lato positivo sta nel poter fare scouting “da dentro” con la visualizzazione dell’intorno in realtà virtuale. Una volta che un direttore della fotografia indossa gli occhiali VR, questo può accedere al render, muoversi e incluso modificare la geografia e la scenografia, cambiare la posizione degli oggetti, la composizione, la grandezza…una fonte praticamente infinita di opzioni con cui il direttore può dare la sua approvazione grazie anche alla possibilità di visualizzare le inquadrature simulando anche le lenti che probabilmente verranno utilizzate.

Nonostante la versatilità dello Stagecraft sia a dir poco notevole ciò che lo rende ancor più interessante è l’elaborazione della luce. Gli stessi pannelli LED sono la fonte principale di luce, cominciando dal tetto o cielo e poi dai due pannelli verticali che avvolgono il set. Di conseguenza, la luce inciderà sugli attori in tempo reale seguendo i movimenti della telecamera, È possibile anche cambiare alcuni parametri di colorimetria e saturazione attraverso un’applicazione scaricata in un iPad.

Lo Stagecraft, inoltre, permette salvare configurazioni diverse per uno stesso scenario. Albe, tramonti, notti e giorni di pioggia, tutti parametri modificabili che rendono le riprese più semplici. E se tutto questo non bastasse per farci innamorare di questa nuova tecnologia, a parte della luce “naturale”, con i pannelli LED è possibile simulare anche luci puntuali di diversi tipi, da aggiungere alla luce ambiente, con la possibilità di cambiare l’intensità, il colore e l’area di incidenza. Questo è imprescindibile per creare profondità di campo, sfumature e controluce su oggetti e personaggi nel Volume.

Tutti quanti siamo rimasti perplessi quando abbiamo saputo che ogni episodio di The Mandalorian sarebbe costato 15 milioni di dollari, ma dopo aver scoperto le incredibili possibilità dello Stagecraft, non ci sembra più così assurdo. Inoltre, non sembra essere un capriccio di Jon Favreau ma la prova definitiva per un cambio futuro, che permetterà a Disney come a chiunque altro, un’infinità di possibilità con solo una telecamera e tre schermi. Visto il risultato è qualcosa di incredibile.

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