Billionaire Boys Club: la recensione dell’ultimo film di Kevin Spacey

billionaire boys club cinematown.it

Rilasciato in dieci sale statunitensi, Billionaire Boys Club è stato ingiustamente stroncato dalla critica di casa: è un ottimo prodotto degno di elogi.


Un gruppo di ragazzi molto giovani, molto intelligenti e con una gran voglia di fare un mucchio di grana. Alcuni di loro sono dei natural born broker, altri sono solo dei grandissimi affamati di soldi, di donne e di cocaina. Girano in BMW importate illegalmente dalla Germania e sempre illegalmente cominciano a fare soldi cambiando dei piccoli segni da negativi a positivi seguendo uno schema Ponzi… sentite, sappiamo che non ci state capendo niente e che forse pensate che stiamo parlando di The Wolf of Wall Street, ma absolutely f***ing not! Il film di cui stiamo parlando è Billionaire Boys Club, o almeno, DiCaprio diretto da Scorsese l’avrebbe introdotto in questo modo.

Iniziare la recensione di Billionaire Boys Club citando il colossal sulla finanza di Scorsese è un passaggio obbligatorio e da affrontare immediatamente, perché sebbene i rimandi al film con DiCaprio siano molto presenti, bisogna subito chiarire che la pellicola di James Cox può sembrare un derivato in versione teenager, ma non lo è affatto. Sotto gli occhi dello spettatore si srotolano delle trame sia semplici che intricate e nonostante le citazioni, Cox ha preso alcuni degli stilemi tipici della regia scorsesiana e anziché copiarli gli ha reso omaggio, dirigendo Billionaire Boys Club con una cura minuziosa e di alto livello, elevando così la produzione indipendente a qualcosa di molto vicino ad una di prima categoria.

Ansel Elgort, Emma Roberts e Taron Egerton hanno definitivamente confermato di essere qualcosa di più di una semplice promessa per il cinema a venire ed è un vero peccato che abbiano dovuto patire le conseguenze del processo mediatico catapultato addosso a Kevin Spacey. L’attore è infatti la causa involontaria di una distribuzione limitata su VOD e in appena dieci sale statunitensi, dove i produttori hanno pronosticato un incasso di nemmeno mille dollari al weekend d’apertura. La stampa estera ha stroncato il film, definendolo un piccolo prodotto che vive sulle spalle di giovani attori e su quelle di The Wolf of Wall Street, ma la realtà è ben diversa e le motivazioni risiedono proprio nel talento di ogni singolo membro del cast e della troupe.

La regia di Billionaire Boys Club è matura e intelligente

billionaire boys club cinematown.it

Partendo dalla regia, va ammesso che Billionaire Boys Club non è il miglior film d’autore che oggi si possa trovare in circolazione, ma è senza dubbio un esempio lampante di come i registi meno noti al pubblico siano spesso i più indicati per rendere omaggio a questo mestiere. James Cox si mette dietro la cinepresa e ci guida nella ricostruzione di fatti realmente accaduti scritti e girati a misura di un pubblico under 30, esattamente come i suoi protagonisti, senza cadere in dinamiche convenienti per farsi apprezzare da una fascia di pubblico più vasto, puntando dritto alla regia di alto livello.

Complice forse la presenza di Ansel Elgort, alcuni passaggi sembrano riprendere il dinamismo di Baby Driver, dando al Billionaire Boys Club un tocco più contemporaneo, ancora più apprezzabile se lo consideriamo inserito in un contesto Anni ’80 che spesso impone degli stili registici vintage. Proprio la scenografia – curata da Franco-Giacomo Carbone  risulta essere la punta di diamante del film, che pur essendo una produzione indipendente è riuscita a sfoggiare una ricostruzione dei primi Anni ’80 così precisa e studiata da far invidia ai dettagli di Stranger Things e Atomica Bionda.

Non ci sono solo Frankie Goes to Hollywood e i Talkin Heads, ci sono le BMW, i cordless, i vestiti costosi e perfino degli intercalari tipici di quegli anni – dettagli questi che dimostrano una cura per il dettaglio che spesso solo le grandi produzioni riescono a concedersi per questioni di budget. L’epoca dei fatti è una cornice perfetta per una sceneggiatura che copre senza intoppi tutta la durata del film, partendo e finendo con una voce fuori campo. studiando il percorso dei fondatori del Billionaire Boys Club.

Si inizia con dei toni e un ritmo dinamico e alla portata di tutti e chiudendo con dei passaggi noir e drammatici che sorprendono lo spettatore – che mai si potrebbe immaginare dei risvolti di trama simili in una produzione con questo target. J. Michael Muro alla fotografia e Joel J. Richard alla colonna sonora danno il tocco finale a Billionaire Boys Club, con un accompagnamento musicale che ben dimostra quanto Trent Reznor e Atticus Ross abbiano dato il via ad un nuovo genere di comporre i temi delle nuove produzioni, sostituendo gli strumenti classici con quelli elettronici.

Gli interpreti di Billionaire Boys Club confermano il loro talento

Billionaire Boys Club cinematown.it

Kevin Spacey è il primo a dimostrare quanto gli attori di Billionaire Boys Club abbiano davvero realizzato un film di grande valore. Il veterano di House of Cards non ha perso nemmeno questa occasione per metterci del suo, sfoggiando alcuni dei suoi tratti caratteriali più conosciuti, come lo spiccato senso dell’umorismo dalle tinte a volte macabre e uno stile personale ricercato e alternativo. Non il suo ruolo per eccellenza, ma il personaggio di Ron Levin avrebbe permesso a molti attori in chiusura di carriera di poter recitare a briglia sciolta mettendoci molto del personale, esattamente come ha fatto Spacey restando comunque a degli alti livelli di recitazione e prestigio – se confrontiamo questa prova con Vita da Gatto, si capisce ancora di più quanto Billionaire Boys Club non sia esattamente un filmetto.

Discorso opposto per Egerton, Esgort e Roberts, che la carriera l’hanno appena iniziata e in questa produzione potevano davvero riporre delle grandi speranze. Osservando il film da vicino ci si rende infatti conto di come abbia le tipiche caratteristiche della produzione media, che se promossa a dovere può accedere – anche meritatamente – ad alcuni dei premi che contano, come già accadde a Baby Driver. Un destino nefasto per tutti nonostante il grande impegno e l’eccellente prestazione donata ad uno dei migliori progetti indipendenti realizzati negli ultimi anni, che avrebbe potuto regalare molte soddisfazioni, guadagnate da ogni membro del cast.

Emma Roberts in particolare spicca come la più matura dei giovani attori – dimostrazione dovuta alla maggiore esperienza maturata sin da bambina al fianco di grandi attori come Johnny Depp. Il suo personaggio è un contorno femminile ben strutturato che sebbene incida poco sulla trama principale ne condiziona alcuni andamenti, aggiungendo un tono drammatico intenso.

Billionaire Boys Club attualmente non ha una release italiana e visti gli ultimi incassi in madrepatria non possiamo sperare che veda mai la distribuzione nel nostro paese, nonostante nazioni come Ucraina e Portogallo abbiano già rilasciato il film nei cinema. Chiunque riesca a recuperarlo è invitato a guardarlo per l’ottimo esempio di cinema godibile quale è, constatando quanto abbia meritato una sorte migliore. Il trailer in lingua originale è disponibile qui.

LEGGI ANCHE: La recensione di Most Beautiful Island

Discuti di questo argomento e molto altro nel gruppo Facebook CinemaTown – Cinema e Serie Tv

cinematown.it

  • Regia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Fotografia
  • Colonna sonora
3.9

Riassunto

Billionaire Boys Club non è di certo il miglior esempio di cinema d’autore che si possa trovare nelle sale, ma è senza ombra di dubbio un film ben fatto, ottimamente recitato e collocato in una scenografia vintage ricostruita minuziosamente. Gli interpreti dimostrano di essere delle vere promesse della recitazione e nonostante sia il destino di Spacey quello per cui potremmo piangere di più, la mancata distribuzione di questo film nuoce gravemente anche a Elgort, Roberts e Egerton. Un film che pesca dalle migliori citazioni di Scorsese ma che si apprezza per un linguaggio registico personale e maturo e per una cura nella realizzazione da grande produzione indipendente. Da vedere, nonostante lo stroncamento delle testate estere, forse più interessate a Spacey che alle buoni sorti del film.

Sending
User Review
3.67 (3 votes)