L’Amour Debout, diretto da Michaël Dacheux, è un film di produzione francese presentato al 36esimo Torino Film Festival. La storia, divisa in quattro capitoli con un breve incipit introduttivo, narra della storia amorosa ed allontanamento dei protagonisti Léa e Martin, originari di Tolosa. Ritrovatisi a Parigi dopo un periodo di lontananza provano inizialmente a riallacciare i rapporti per poi inevitabilmente venire portati in altre direzioni dalla vita. Nei capitoli successivi, nominati come le stagioni, seguiamo le loro avventure amorose e la loro maturazione personale e professionale. Il tema dell’amore prova infatti a fondersi a quello della maturità ed indipendenza, cosa che entrambi stanno cercando. Nonostante delle premesse interessanti il film però non convince sotto molti punti di vista, specialmente quelli tecnici.

L’Amour Debout – una premessa interessante che cade nel banale

L'Amour Debout CinemaTown.it

La storia di questo film ha premesse che risultano molto interessanti ed accattivanti (come la ricerca dell’io e dell’amore) ma una sceneggiatura molto debole trasforma spunti interessanti in un vuoto susseguirsi di azioni. Martin, studente di cinema e alla ricerca di produrre un suo vero film, esprime questo desiderio non realisticamente ma come se ripetesse un vacuo slogan. Allo stesso modo Léa, ragazza dall’animo bohémien, agisce non di volontà propria ma per una involuta inerzia narrativa. Il focus della storia cambia irrazionalmente ed immotivatamente, portando a scelte modificate a distanza di una scena senza alcuna motivazione. Vengono anche toccati due argomenti molto importanti come l’omosessualità (meglio, bisessualità) e la legittimità delle relazioni tra persone con grande differenza d’età. Risulta però costante il problema di una superficialità che porta l’analisi di questi argomenti a sviluppi banali o, spesso, completamente illogici e non fondati dalla trama.

L’Amour Debout – una regia che non funziona

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Nemmeno la cornice parigina riesce a salvare questo film. Dacheux si ritrova a compiere movimenti di camera insensati che rompono l’armonia della scena, sminuendo i pochi momenti che sulla carta potevano “riuscire”. Nonostante si vedano dei tentativi di rimediare in scene connettive rimane però la bassa qualità del lavoro di camera nella maggior parte del film. Nel film sono inoltre inserite delle riprese discutibili che abbassano ulteriormente il livello tecnico del film. Vediamo infatti delle registrazioni dal vivo di una conferenza e di una festa cittadina che risultano non solo mal fatte ma chiaramente frutto di un insensato “buona la prima”. Tra tremolii di camera ed invasioni di campo il film trasmette troppo spesso un forte senso di amatorialià.

Si aggiunge a tutto questo un livello recitativo che raggiunge un livello di accettabilità solamente coi due protagonisti (e poche eccezioni). I personaggi secondari troppo spesso dimostrano una incapacità nel recitare battute anche molto semplici. Soprattutto nelle dinamiche tra i protagonisti ed i personaggi secondari si nota un divario grottesco, dove si perde qualsiasi sensazione di naturalità del discorso. Molte scelte risultano immotivate e non pesate anche nelle relazioni amorose. Una scena sensuale tra due personaggi coglie infatti molto di sorpresa, data la quasi totale mancanza di interazione tra i due fino a quel momento.

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