Dopo il successo della prima stagione di The Punisher, serie spin-off di Daredevil, Netflix ne ha prodotto una seconda stagione scoppiettante e adrenalinica, con un Jon Bernthal in grande spolvero e nuovi, agguerriti personaggi. In attesa di sapere se anche Frank Castle verrà cancellato come gli altri personaggi Marvel sulla piattaforma streaming, ci siamo goduti il suo ritorno davvero in grande stile.

The Punisher 2: sinossi

the punisher 2 cinematown.it

L’ex marine – diventato vigilante – Frank Castle (Jon Bernthal) vive un’esistenza tranquilla sulla strada, finché non viene coinvolto nel tentato omicidio di una ragazza (Giorgia Whigham). Sprofondando nei misteri che circondano lei e quelli che sono alla caccia delle informazioni in suo possesso, Castle attira un nuovo bersaglio sulla sua schiena, mentre vecchi e nuovi avversari lo costringono a riflettere se accettare o meno il suo destino come “Punitore”.

The Punisher 2: come la prima stagione, ma di più

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Per chi aveva apprezzato il primo The Punisher, questa seconda stagione non può che essere una gioia per i sensi. Più violento, più cupo, ma anche più commovente, senza risultare melenso o fuori luogo. Insomma, gli autori spingono forte su ciò che deve fare ogni sequel: rilanciare, e molto. Probabilmente l’unico, minuscolo ago da trovare in questo pagliaio, è il tentativo di voler inserire più ironia del necessario, soprattutto inizialmente. Cercare di far ridere, di tanto in tanto, ha rischiato di mettere troppa carne al fuoco. Quando però la serie si “scioglie”, e parte in tutta la sua forza, anche qualche dialogo ironico, come nella stagione precedente, riesce a diventare organico con il resto del prodotto.

Le scene più violente, che si tratti di sparatorie o scazzottate, sono sempre molto adrenaliniche e dinamiche, e coinvolgono al massimo lo spettatore. Ma è il contrasto con le scene più drammatiche a rendere questo show davvero di valore e meritevole di attenzione. Un altro centro per la Casa delle Idee, dunque, dopo qualche passo falso, almeno per quanto riguarda le serie tv.

The Punisher 2: Jon Bernthal sempre più Frank Castle

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C’è sempre stato un senso di inadeguatezza nei film che cercavano di portare Frank Castle, alias The Punisher, dai fumetti al piccolo o grande schermo. Questo, di solito, a causa di attori che non venivano digeriti unanimemente da pubblico e critica, perché interpretavano l’antieroe Marvel puntando troppo sul lato commovente e “lamentoso” (vedi Thomas Jane), oppure sul lato violento, senza mostrare quello umano (vedi Ray Stevenson). Dopo anni di ricerche, la scelta è ricaduta, finalmente, su un interprete assolutamente perfetto per il ruolo: Jon Bernthal. Il tosto attore, non nuovo a personaggi violenti e borderline, è stato immediatamente apprezzato dai fan Marvel fin dalla prima stagione. I suoi ruoli precedenti, che lo hanno visto entrare, ad esempio, nei panni di Shane Walsh in The Walking Dead, lasciavano ben sperare, ma in pochi si aspettavano performance di questo genere.

Berntahl riesce infatti a rendere al meglio un personaggio non solo cupo e violento, ma anche estremamente umano ed empatico, con cui lo spettatore non può far altro che immedesimarsi. Possiamo dire che ci sia un Frank Castle in ognuno di noi, anche se meno addestrato (e con meno cicatrici, aggiungeremmo). Il suo dolore e la sua rabbia possono infatti definirsi universali, ed il personaggio in sé è stato presentato alla perfezione, sia nelle puntate di Daredevil, in cui è apparso le prime volte, sia nella serie standalone. Siamo infatti perfettamente a conoscenza delle motivazioni che spingono l’antieroe ad agire, e quindi la violenza e il sangue versato sono assolutamente giustificati e non fini a sé stessi. I momenti in cui The Punisher dà il suo meglio sono poi quelli in cui mostra di avere dei sentimenti, in cui mostra piccole e temporanee fragilità. Per non parlare dei demoni che lo perseguitano, su cui si potrebbe aprire un capitolo a parte.

A volte penso che mi rimangano solo i fantasmi

Frank viene infatti accusato di non riuscire ad aprirsi con le persone, ma di “amare solo le persone che ricorda”. La sua enorme fatica nell’andare avanti, nell’elaborare il suo indicibile lutto, sono alla base del personaggio, e l’espressività di Bernthal ce lo ricorda continuamente. Un personaggio forte della propria fragilità in un certo senso, arrabbiato col mondo e in cerca di uno scopo. Una lotta con gli altri che diventa una lotta contro i fantasmi del proprio passato. “Beati gli uomini senza memoria, perché avranno la meglio sui loro errori“, diceva Nietzsche. Una bomba pronta ad esplodere dunque, che deflagra con sempre maggiore forza nell’arco delle 13 puntate.

The Punisher 2: intriganti new entry

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La vera forza della seconda stagione di The Punisher, però, sta nei nuovi personaggi e villain introdotti mano a mano durante la narrazione. Mentre Rawlins era un cattivo vecchio stile, semplicemente malvagio, qui la questione è diversa. I caratteri sono davvero ben scritti e contorti, con molti punti in comune. Ci sono valide motivazioni per tutti, mandanti cinici che si servono di burattini sofferenti e ricattabili. Ma andiamo con ordine.

Inizialmente, facciamo la conoscenza di John Pilgrim, predicatore con un passato estremamente violento che viene costretto dalle circostanze ad intraprendere una sanguinosa ricerca. Vestito da prete e sempre pronto a citare la Bibbia, nasconde drammi familiari vicini a quelli di Frank, e un passato che si è ripresentato nel momento peggiore per lui. Per riconoscenza verso il suo benefattore si ritroverà a rientrare nel fango da cui era uscito, con conseguenze devastanti.

Ognuno è il proprio diavolo, e rende il mondo il proprio inferno.

Abbiamo poi Billy Russo, o quel che ne resta. Avevamo infatti lasciato l’ex commilitone di Castle in una stanza d’ospedale, ed è lì che lo ritroviamo, devastato, sfregiato e confuso. Per ironia della sorte non ricorda nulla, al contrario di quanto avrebbe voluto il suo amico/nemico. Russo, interpretato da un ottimo Ben Barnes, diventerà un cattivo molto diverso rispetto alla passata stagione. Non ricordando nulla, inizialmente soffre solamente perché i suoi personali demoni sono sepolti in un angolo impenetrabile del suo cervello, che lo perseguita non appena si addormenta. Psicopatico, disturbato e schizofrenico, ma estremamente carismatico.

Balzano subito all’occhio molte analogie tra le storie dei villain e quella del Punitore, che non è più un antieroe in cerca di vendetta contro i cattivi, bensì è introdotto in una storia in cui spesso non si capisce quale sia la differenza tra lui e gli altri. I nuovi rivali porteranno Castle a scelte difficili e rischiose. Il gioco di mischiare i ruoli è veramente ben riuscito, perché in alcune occasioni viene da chiedersi “Frank, ma che cosa stai combinando?”

The Punisher 2: l’epopea degli sconfitti

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Pilgrim, Russo e Castle, allo stesso modo, sono quindi uomini che cercano di cambiare e fuggire da un passato violento ed un presente confuso e complicato. Combattono contro la loro natura, uscendo sempre, vincitori o vinti, con le ossa rotte, e troppe cicatrici per poterle contare.

Il passato non li abbandona, e quando lo fa non abbandona le persone che stanno intorno a loro, le quali glielo riportano alla mente in modo costante. Le persone non possono cambiare nel mondo di Punisher, un mondo in cui non c’è pace, solo pause tra una guerra e l’altra. Un determinismo verghiano in cui ognuno è quello che è sempre stato, con davvero poche, pochissime speranze di fuga o redenzione.

A volte sono le situazioni a decidere per te.

Molti dei personaggi sono presunti salvatore, in realtà in cerca a loro volta di una salvezza irraggiungibile. Sicari che sono morti più delle loro vittime, interiormente.

Possiamo aggiungere che in tutto questo, Castle, Russo, Pilgrim e perfino Madani, abbiano la “sciagura” di sopravvivere ai propri traumi o alle proprie malefatte. La vita equivale per loro quasi ad una malattia, una maledizione, mentre la morte è liberatoria, assolutiva. La punizione sembra essere una vita eterna, un loop in cui si pensa costantemente al passato, senza poter andare avanti, vivendo senza vivere. Aggiungendo giorni inutili ed ansiogeni ad un’esistenza che ha superato la data di scadenza. Le battaglie importanti sono già perdute, e non c’è niente per cui combattere davvero.

The Punisher 2: un barlume di speranza

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In tutto questo, la speranza è rappresentata dai personaggi di Amy e della Dottoressa Dumont. La prima, ragazzina sveglia finita in una storia più grande di lei, spaventata tanto dai suoi aguzzini quanto dal suo truce salvatore, Frank. La seconda, psicologa che offre una seconda speranza a Billy, volendo curarlo e difenderlo da sé stesso. I personaggi femminili sono davvero ben scritti e potenti, fondamentali per la narrazione, non solo come spalla per i colleghi uomini. Si ritrovano ad avere a che fare con uomini forti, che però faticano a chiedere aiuto e non accettano le proprie debolezze. Uomini che hanno bisogno di donne forti per poter andare avanti.

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