Una serie di sfortunati eventi: la recensione della terza stagione

Una serie di sfortunati eventi CinemaTown.it

Tra personaggi assurdi, storie del passato che tornano a galla, fughe e segreti rivelati, si conclude la serie Netflix Una serie di sfortunati eventi.


Una serie di sfortunati eventi, scritta da Mark Hudis per Netflix, è giunta alla sua terza ed ultima stagione regalandoci anche questa volta momenti di esilarante comicità alternati a scene di commuovente dolcezza e amara nostalgia per un passato che gli spettatori conoscono per racconti appena accennati e abbozzati ma che si percepisce essere stato più significativo di quello i protagonisti possano aver immaginato.

La lotta tra Bene e Male si fa sempre più intensa, la morale, i valori etici iniziano a vacillare e si inizia a capire che anche le persone più valorose e giuste possono rischiare di cadere – se non cedere completamente – in quello che viene considerato uno “sporco lavoro” quando messi a dura prova e continuamente schiacciati dalla pressione dell’ingiustizia. Alle volte, per sconfiggere il proprio nemico è necessario usare le sue stesse armi.

Ad accompagnarci nelle avventure di Violet (Malina Weissman), Klaus (Louis Hynes) e Sunny (Presley Smith) Baudelaire è sempre lui, Lemony Snicket (Patrick Wartburton) che ci racconta della costante fuga dei fratelli dal Conte Olaf (Neil Patrick Harris), nonché loro zio e pseudo-attore, durante la quale non fanno altro che incappare in improbabili avventure al limite del pericolo e incontrare i più curiosi e assurdi personaggi. Questa stagione, rispetto alla seconda che è stata più una copia della prima con le solite avventure trite e ritrite, si fa più variegata e dinamica.

Una serie di sfortunati eventi – personaggi, persone

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L’intera serie è caratterizzata da un humor peculiare dato da personaggi estremamente caricaturali, volutamente grotteschi e perfettamente delineati nei loro difetti e pregi e arruolati nelle classiche definizioni Bene e Male. Sebbene in questa stagione vengano introdotti molti meno personaggi, quelli che compaiono – o ricompaiono – lasciano il segno nelle vite dei fratelli, e anche degli spettatori, in maniera indelebile. Ognuno di loro rappresenta qualcosa. Se nelle precedenti stagioni sapevamo già che tutti i personaggi capitati nelle vite degli orfani Baudelaire avrebbero fatto una brutta fine o comunque non sarebbero durati più di due episodi, questa volta staccarsene diventa più difficile e melodrammatico, complice quel passato dei V.F.D., del legame che li ha uniti e accompagnati, della loro storia di amicizia e romanticismo.

In questa stagione stupisce piuttosto positivamente il personaggio di Sunny Baudelaire che rivela di avere diverse doti nascoste; è lei, infatti, che salva più volte la vita dei suoi fratelli nonché la propria, grazie a doti per lei innate come l’intelletto e il ragionamento. Inoltre è quella che sembra possedere ironia e un pizzico di cinismo, nonché una strana passione culinaria che non si capisce bene da dove sia esattamente arrivata. Anche il Conte Olaf ha i suoi momenti di riscatto qui e là. Forse sono proprio i suoi “insegnamenti” quelli che colpiscono di più: non tutto è bianco e nero, non tutte le persone che abbiamo idolatrato hanno compiuto solo buone azioni e la linea tra Bene e Male è incredibilmente fragile.

Una serie di sfortunati eventi – tra fiaba e insegnamento morale

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Nonostante l’umorismo non convenzionale e fuori luogo e quel gusto da dramedy gotica e dark, la serie ci viene presentata come una sorta di fiaba. Una fiaba che non ha alcun happy ending, però, una fiaba moderna forse, una fiaba che ricalca perfettamente ciò che è la vita fuori da uno schermo, anche se lo fa in maniera assurda e grottesca. Ci sono i Buoni e i Cattivi, ci sono gli eroi della storia perseguitati da un nemico che pensa solo ai propri interessi, senza alcun valore per gli affetti o l’amicizia – se non quando questa ha dell’interesse – che non sa, o ha dimenticato, che cosa sia l’amore; ci sono quelli che vogliono aiutare i Buoni usando le proprie doti, disposti a sacrificarsi per una giusta causa, incredibilmente sensibili e attenti.

Se rispondiamo al fuoco col fuoco il mondo finirà per bruciare

Quello che forse stupisce è il fatto che nessuno si arrende, mai, nemmeno quando tutto sembra perduto. Gli orfani Baudelaire non smettono mai di credere nei V.F.D o nel ritrovare i propri genitori – che forse non sono morti – ad ogni nuova avventura sono sempre più uniti e più forti perché sanno che il loro legame e le loro capacità sono ormai le uniche cose che hanno in una vita perennemente in fuga e senza più radici. Ma anche il Conte Olaf non rinuncia a quello che sembra soltanto essere il suo capriccio. È un uomo spietato, vanesio, egocentrico, miope, che ha scelto di essere il cattivo della situazione ed è forse diverso da uno che semplicemente nasce cattivo. Dopotutto, è troppo facile credere che lui perseguiti i Baudelaire solo per desiderio di ricchezza. La loro storia si troverà ad essere strettamente intrecciata.

Le frasi ad effetto che ricorrono ogni tanto possono sembrare assurde, quasi banali e vuote perché non dicono nulla di nuovo. E in effetti è così, non dicono nulla di nuovo ma sono un po’ come gli aforismi senecani che lasciavano spiazzati per la semplice ma efficace retorica. Fanno da bussola morale per quelle situazioni quotidiane – se vogliamo vedere la quotidianità dei Baudelaire come una metafora – di fronte alle quali non sappiamo esattamente come comportarci. E quello che la serie ci dice è di non fare mai del male, anche se tutti gli altri fanno il contrario.

Una serie di sfortunati eventi – un finale che è un inizio

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Le fiabe, però, si concludono sempre con “e vissero per sempre felici e contenti”. Quello che non sappiamo è che cosa succeda prima di quel per sempre felici e contenti. Sarà davvero così o è un’illusione? Una serie di sfortunati eventi non vuole illuderci. Ci dice letteralmente che la vita è un camminare verso vicende tristi e difficili da superare alternate a momenti di pausa e tranquillità che durano poco. Quello che tendiamo a fare è dare sempre la colpa a qualcos’altro, alla sfortuna magari, tema c’entrale in questa serie. Ma sarà davvero così? Chi ci dice che non siamo noi stessi a metterci in tali situazioni inconsapevolmente? Forse la cosa davvero importante è riuscire a ribaltare la situazione negativa a proprio favore.

A volte il mondo sembra un posto ostile e sinistro, ma credetemi che c’è molto più bene che male. Tutto quello che dovete fare è guardare attentamente, e quello che vi potrebbe sembrare una serie di sfortunati eventi potrebbe essere soltanto il primo passo in un viaggio.

Ma se i finali delle fiabe, nel bene e nel male, accontentano tutti, quello dei Sfortunati eventi non lo fa. O lo fa in parte. È il finale perfetto per questa serie, ma ci lascia con molte più domande che all’inizio, scoperte appena accennate, misteri mai davvero risolti e storie lasciate in sospeso. Sicuramente quello che molti di noi faranno è precipitarsi a leggere il libro. Forse la serie puntava proprio su questo. In fondo:

le persone che leggono tanto tendono a non diventare malvagie.

Leggi Anche: The Punisher 2 – la recensione della serie con Jon Berntahl

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  • Regia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Fotografia
  • Colonna sonora
4.7

Riassunto

Se i finali delle fiabe, nel bene e nel male, accontentano tutti, quello de Una serie di sfortunati eventi non lo fa. O lo fa in parte. È il finale perfetto per questa serie, ma ci lascia con molte più domande che all’inizio, scoperte appena accennate, misteri mai davvero risolti e storie lasciate in sospeso. Sicuramente quello che molti di noi faranno è precipitarsi a leggere il libro.

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