Joker: la versione di Joaquin Phoenix è davvero quella di cui abbiamo bisogno?

Il film sul Joker con Joaquin Phoenix vuole rivedere l’immagine del villain, puntando sopratutto sulla psicologia. La nostra analisi del contesto.


Sono passati giorni dall’uscita del trailer di Joker, ma ancora non riusciamo a toglierci dalla mente il sorriso di Joaquin Phoenix. L’attore, che già aveva dato prova del suo talento artistico in pellicole indimenticabili come Il Gladiatore, The Master e Quando l’amore brucia l’anima, è stato chiamato ad interpretare la nemesi di Batman nel film Joker, diretto da Todd Phillips. Fin qui niente di strano, se non fosse che ora all’interno della DC ci sono ben due Joker completamente diversi tra loro: il primo è quello di Jared Leto, il secondo è proprio quello che vedremo ad ottobre 2019, e che avrà il volto di Joaquin Phoenix. La cosa non darà problemi alla DC, visto che il Joker di Phillips è esterno al DC Extended Universe, ma la cosa non può non farci riflettere.

C’è un motivo particolare per cui nello stesso anno sono stati confermati ben due film con Joker protagonista così diversi tra loro? E soprattutto, avevamo bisogno dell’umanità di Joaquin Phoenix? Annunciato nel 2017, il film dedicato al Joker di Todd Phillips è frutto di una lunga e travagliata esperienza, che ha potuto realmente vedere la luce solo lo scorso anno, quando sono iniziate le riprese. Prodotto da Martin Scorsese e Bradley Cooper, Joker  vede un cast ricco di nomi illustri: da Joaquin Phoenix fino a Robert De Niro e Zazie Beetz. Quello che sorprende della pellicola è la sua ispirazione, che va dai film dello stesso Scorsese come Taxi Driver e Re per una notte al fumetto Batman: The Killing Joke, al quale si è ispirato anche un altro celebre Joker: Heat Ledger.

Batman: The Killing Joke

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Indubbia è l’influenza di Batman: The Killing Joke sul personaggio portato in scena da Joaquin Phoenix. La storia, venuta alla luce nel 1988, è infatti stata presa come punto di riferimento per la storia di Arthur Fleck e della sua trasformazione nell’antagonista per eccellenza di Batman. Così come accade nel fumetto di Alan Moore e Brian Bolland (con alcune piccole differenze), la storia del Joker è un susseguirsi di sofferenza e “brutte giornate” che non lasciano scampo al comico Fleck, in cerca della sua grande occasione.

Prima l’incontro con due malviventi, poi la morte della moglie e del figlio che portava in grembo, fino alla tragica caduta nelle vasche di scarico dell’impianto chimico che sta rapinando, dalla quale riemergerà come il Joker. Una discesa nell’Averno che tanto somiglia a quella del suo nemico giurato Bruce Wayne, ed è proprio questo a rendere i due personaggi così fortemente legati. Cosa li distingue allora l’uno dall’altro? La psiche, incredibilmente fragile del primo, concreta ed indistruttibile nel secondo.

L’umanità del Joker passa dalla psiche

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Sembra ormai ovvio che la pellicola di Todd Philips ci offrirà spunti che fino ad ora sono stati trascurati o lasciati in secondo piano. Secondo Marc Maron, che in Joker interpreterà Ted Marco, il film sarà proprio per questo diverso da tutti i cinecomic visti fino ad ora:

L’approccio di Todd Phillips verso la pellicola non è quello di girare una semplice storia delle origini del personaggio, ma uno studio del comportamento di una persona malata di mente che poi è diventata il Joker. È più di una storia intima e grintosa con un vero e proprio scopo specifico

Una storia che dunque sembra ricalcare ed approfondire un approccio psicologico ed umano che già aveva cominciato a profilarsi con il Joker di Heat Ledger in Il Cavaliere Oscuro. Indimenticabile è stata la sua interpretazione, ed ancora di più la spiegazione che lui stesso aveva dato del suo sorriso. Dobbiamo ricordare che proprio quella interpretazione aveva destato non poche polemiche da parte di un altro grande Joker del cinema, Jack Nicholson, che aveva criticato Heat per aver messo “poca anima” all’interno del personaggio. Proprio da qui, dal sorriso che tanto caratterizza il villain, parte il trailer di Joker, che uscirà nei nostri cinema nel 2019:

Mia madre mi diceva sempre di sorridere e mettere una faccia felice. Mi diceva che ho uno scopo: portare risate e gioia nel mondo.

Ed in un certo senso il Joker di Joaquin Phoenix sembra aver preso alla lettera questo consiglio: le sue risate, prima forzate, poi in segno di sfogo verso una realtà così crudele verso di lui, pervadono tutto il trailer portandoci alla sua trasformazione finale, il cattivo che da anni è diventato emblema di follia, carisma ed estro.

Joker: un cambiamento necessario?

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Per Arthur Fleck non si può non provare una forte simpatia. Il suo Joker non è il villain sociopatico portato in scena da Jared Leto, che aveva terrorizzato i suoi stessi colleghi di set. Non è neanche il gangster di Tim Burton, interpretato da Jack Nicholson nel 1989. Non è neanche l’essere umano votato al caos con l’infanzia traumatica ed il volto dipinto di Heath Ledger. Si tratta di un Joker tremendamente umano e fragile, che tanto sembra somigliarci.

Proprio questo è il cambiamento di Todd Phillips, ma un cambiamento simile era davvero necessario? Opinabile. La leggenda che i cattivi hanno sempre una storia più interessante da raccontare dei buoni è ormai un dato di fatto, ma la volontà di ritrarre un Joker tremendamente umano sembra voler in qualche modo rimediare al Joker di Jared Leto, criticato nel bene o nel male per un personaggio eccessivo a 360°.  La sensazione che abbiamo nel trailer è quasi di una caricatura del villain, che però momento dopo momento ci conquista. Che si stia creando una scissione interna alla DC? Possibile, ma se il risultato è buono come quello che sembra, non possiamo che esserne felici.

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