Il 23 aprile, quando l’Academy terrà il prossimo incontro per il suo Board of Governors, affronterà anche i temi che riguardano un grande dilemma per il futuro: che ne dovrà essere degli streamer? L’AMPAS ha presentato la domanda, dibattuta da lungo tempo, durante la riunione avvenuta il mese scorso, ma ora si è prevista una discussione che determinerà la creazione o meno di regole che limitino l’accesso agli Oscar per Netflix, Apple, Disney+, Amazon e gli altri servizi che hanno studi cinematografici annessi – come ipotizzato da Steven Spielberg.

Proprio Steven Spielberg, che rappresenta il ramo direttivo del Board, è fermamente convinto che una sostanziale release cinematografica sia un requisito fondamentale per essere idonei alla corsa agli Oscar. Dal 2012, l’Academy ha richiesto una sessione minima obbligatoria di una settimana in una sala cinematografica, che può essere stabilita in day-and-date, per tutti i progetti che intendono concorrere. I documentari invece devono essere revisionati a New York o Los Angeles. Steven Spielberg può quindi sostenere di rendere inaccettabili le pubblicazioni day-and-date, ma i numeri potrebbero non essere dalla sua parte.

Il Board of Governors, composto da 54 membri, è pieno di personaggi simpatizzanti verso Netflix, dai giornalisti allo sceneggiatore Lawrence Karaszewski, il produttore indie Albert Berger, fino ai partecipanti David Linde e Christina Kounelias, oltre che il regista Kimberly Peirce e l’ex direttore della distribuzione di Warner Bros. Dan Fellman, che funge da consulente per Netflix. Perfino Nancy Utley di Fox Searchlight, che ha gareggiato ferocemente contro Netflix, ora si trova nel team di Disney+.

steven spielberg netflix cinematown.it

Sebbene in molti possono essere d’accordo con le motivazioni di Steven Spielberg, Netflix è comunque un membro ufficiale MPAA, il che lo rende una spina nel fianco avvantaggiato dalla sua capacità di eludere facilmente le cifre del botteghino, nonostante investano ingenti budget nei loro progetti di marketing di punta, come nel caso di Roma, studiato appositamente per gli Oscar. Questo meccanismo non rispetta quello tradizionale degli studios classici. Tuttavia una votazione a sfavore delle piattaforme rischia di essere un’arma a doppio taglio che danneggi seriamente i film indipendenti. Tra le dichiarazioni provenienti dagli addetti ai lavori, una in particolare cita:

Se provano a prendere una decisione del genere, sarebbe punitivo per molti di noi. Queste regole esistono da un decennio, e un cambio delle stesse sarebbe sì contro Netflix, ma case indipendenti come IFC e Roadside hanno distribuito film day-and-date per anni.

Netflix non ha infranto alcuna regola ed è una risorsa preziosa per i cineasti di livello mondiale. Non è possibile modificare le regole attuali, non si può tornare indietro. Ora di mezzo c’è Netflix, ma quando toccherà a Dinsey+, modificheranno ancora le regole?

Comunque, sembra esserci unità riguardo ad un punto: nessuno sembra prestare molta attenzione alla lettera del Dipartimento di Giustizia del 21 marzo, nella quale si avverte l’AMPAS che le sue potenziali modifiche alle regole andrebbero in contrasto sia con gli streamer, che con le politiche antitrust, violando potenzialmente la legge che regola la concorrenza, in particolare la Sezione 1 dello Sherman Act, che proibisce accordi anticoncorrenziali tra concorrenti. Nel frattempo, Netflix sta acquistando il leggendario Teatro Egizio di Hollywood, come luogo per proiettare le sue serie che intende presentare agli Emmy e i film da mandare agli Oscar, in modo che i gruppi di votanti possano vederli in tale sede.

Un altro problema che verrà affrontato, è il numero di persone che dovrebbero comporre la Board. Con ben diciassette filiali e 54 membri ufficiali, la cosa sta diventando un po’ ingombrante: una modifica ridurrebbe il numero di ripetizioni per filiale da tre a due, per un totale di 37. Ciò che invece non verrà discusso, è chi sostituirà il presidente John Bailey, decisione per la quale bisognerà attendere luglio. Molti vorrebbero che Utley si candidasse. Vincerebbe molto facilmente, grazie alla sua comprensione astuta del marketing e dei sistemi di distribuzione. Nel contempo, infatti, molti membri del consiglio stanno facendo pressioni affinché un funzionario delle comunicazioni aziendali parli parli per conto dell’AMPAS, in quanto Christina Kounelias non è mai stata sostituita. Utley però è attualmente impegnato in un lavoro a tempo pieno, e si presume che a correre contro Bailey sarà il direttore del casting David Rubin.

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