Game of Thrones e l’eredità politica della serie: cosa ci insegna sul potere

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Dalla tirannia di Daenerys alla moderazione di Jon Snow, è così che si presenta una prima analisi da un punto di vista politico di Game of Thrones.


Game of Thrones sembra proprio non voler essere riposto nel dimenticatoio (mai lo sarà crediamo e speriamo), oggi affronteremo un lato “politico” che sembra filtrare attraverso le avventure di John Snow &co. Se da un lato Game of Thrones è il risultato di un prodotto ambientato in un mondo fantastico fatto di draghi, esercito di non-morti, dall’altro è come se trapelassero certe similitudini con la realtà, il mondo reale.

Con l’ultima stagione, Game of Thrones è andato oltre il suo mix di sesso e la violenza rappresentata ha fatto si che la serie abbia messo in luce temi provocatori, come ad esempio, il valore della diplomazia e le questioni morali nel manipolare i vari livelli di potere. L’emblema principale della morale politica che traspare dall’acclamata serie televisiva è senza dubbio il personaggio di Daenerys Targaryen: il totalitarismo. Da una semplice rivoluzione, battaglia per affrontare i propri principi, basta poco per trasformare, appunto, una lotta per i valori in una lotta per il potere, la supremazia. 

La tirannide di Daenerys

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Il personaggio di Daenerys politicamente aveva tutte le carte in regola per opporsi, possedeva sia la legittimità tradizionale che morale, figlia del Re dei Targaryen che libera gli schiavi a Essos. Poi il cambiamento radicale, da moderata a “tiranna“. Il suo credo “politico” andrà ben oltre una legge morale, la voglia di predominare si rivelerà troppo forte in Khaleesi che la porterà a scontrarsi sia con il mondo dei potenti, dei ricchi, che con il mondo dei più deboli, dei poveri. Arriverà a farlo senza pietà alcuna. Dalla volontà di lottare per un mondo migliore, alla volontà di supremazia.

Quale miglior rappresentazione del genere umano se non quello di cui Daenerys in Game of Thrones si fa portavoce? Il Potere che è in grado di corrompere la natura umana portando l’uomo a fare scelte orribili pur di prevalere e raggiungere proprio quel potere tanto ambito. È proprio questo che ha segnato l’ultima stagione del Trono di Spade. L’apice viene raggiunto proprio nel momento della morte di Daenerys, che ha tutti i presupposti per rappresentare una tipica scena classica di tirannicidio. Una città semiditrutta, la voglia di riscattarsi da tutte le sofferenze all’insegna di un mondo migliore, viene sopraffatta dal sopraggiungere di un desiderio di potere. Il potere che che si trova proprio sotto i suoi piedi dove tutto dipende  da una scelta. E quale tiranno ha mai fatto una scelta giusta, altruista, per la patria? Non lo potremmo definire tale altrimenti. Ed è qui che Daenrys in sella al suo fedele drago distrugge un’intera città, uccidendo anche i “cattivi” della società arrivando successivamente al potere dimostrandosi una tiranna a tutto tondo.

Il suo assassinio (tipico per le storie dei tiranni) da parte di Jon, non è nient’altro che un atto morale: anche Jon si è finalmente rivelato il “buono” dell’intera vicenda, uscendone “pulito” anche se con un pò di senso di colpa, ma pur sempre da vincitore morale. Daenerys muore all’improvviso, lasciando un impero da lei formato e soprattutto senza un erede che la potesse sostituire. Ma così come l’esercito lasciato da Alessandro Magno non rientrò in patria alla sua morte dopo tutti i sacrifici fatti anche l’esercito di Khaleesi, dopo la sua morte, le resterà fedele e pronto a mettersi in gioco pur di difendere il credo di cui Daenerys si faceva portavoce quando era in vita.

Malvagità e potere

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Tuttavia, Game of Thrones è così allettante in parte perché opera su più livelli, dalla micro delle sue relazioni alla macro di forgiare alleanze e pianificare strategie quando si è in cerca di un vantaggio geopolitico. È una testimonianza della genialità de Il Trono di Spade che è sia una finestra sul soprannaturale che uno specchio della realtà, spesso nello stesso episodio. Certo, tali confronti possono dire tanto sull’osservatore quanto sullo spettacolo. Ma per quelli che si occupano di politica, non è così inverosimile equiparare i draghi scatenanti alla tattica militare della terra bruciata (letteralmente, in questo caso), a condizione che non ci si lasci trascinare troppo dalla metafora. C’è addirittura qualcuno che nella lettura politica di Game of Thrones ha visto un nesso tra  i draghi che si scagliano contro tutto e tutti e il lancio della bomba atomica durante la Seconda Guerra Mondiale. C’è da aggiungere che comunque il più delle volte “un drago è davvero solo un drago”. Da parte sua, Martin, che ha iniziato a scrivere i libri nel 1991, ha dichiarato che:

Vivo in questi tempi ed è inevitabile che abbiano una certa influenza su di me. Ma durante il processo di scrittura di questi, probabilmente sarei stato molto più immerso nella politica del Medioevo e delle Crociate e delle Guerre delle Rose e della Guerra dei Cent’anni.

I produttori D.B. Weiss e David Benioff, che hanno supervisionato la serie, ovviamente hanno lavorato più vicini al presente. Chiaramente, il fenomeno del Trono di Spade invita all’analisi da ogni angolo immaginabile, a volte tendendo la logica a prolungare la conversazione. Tuttavia, la filosofia fondamentale dello spettacolo è stata forse meglio espressa dalla spietata Cersei Lannister durante la primissima stagione: “Quando giochi al trono, vinci o muori. Non c’è via di mezzo. “ Cersei era una donna del suo tempo, ma data la natura polarizzata della nostra politica, si sarebbe adattata abbastanza bene anche a questa! Ad ogni personaggio di Game of Thrones si potrebbe associare una caratteristica politica: da Tyrion Lannister e Lord Varys che pur con obiettivi buoni, si sporcano più volte le mani pur di raggiungerli, spiano, ricattano; Jon Snow che forse rappresenta il lato più moderato di una politica, procede con prudenza, con strategia cercando mai di non cadere dalla parte sbagliata.

Anche nella sua relazione con la “tiranna” Daenerys, Jon non abbandona mai la sua visione e il suo credo, e infatti lo vediamo prendere una decisione piuttosto drastica (sarà colui che porrà fine alla vita della sua amata Targaryen) ma necessaria, per il bene comune, del popolo. Quindi proprio come gli ideali di Tyrion e Varys, il realismo vincerà sull’idealismo, su un mondo che non avrebbe mai trovato un vero equilibrio se a governarlo ci sarebbe stata una sovrana tiranna accompagnata da uno spietato drago sputa fuoco. La cattiveria fine a se stessa non porterà mai a nulla, basti pensare ai cattivi della serie che non hanno fatto una bella fine, Ramsey Bolton, Joffrey (e chi non ha esultato alla sua morte?), Tyrion Greyjoy. Cattivi senza un scopo se non per il proprio appagamento e soddisfazione, così come nella realtà la cattiveria non porterà mai da nessuna parte. Ovviamente un riscontro tra realtà e politica si può assimilare a qualsiasi evento e personaggio che Game of Thrones ci ha fatto vivere e incontrare, vogliamo terminare questo approfondimento con una celebre frase emblema della serie più famosa in tutto il mondo:

Perchè tanto, ovunque tu sia e qualunque cosa tu faccia, il destino ti trova: l’importante è che non ti trovi impreparato, per prendere le chiavi della propria vita e continuare il cammino. Perché si, al gioco del trono di vince o si muore. Ma mentre si gioca, si vive.

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