Le principali collaborazioni tra attori e registi che hanno reso il cinema meraviglioso

Leonardo DiCaprio e Martin Scorsese

Da De Niro e Scorsese a Leone e Eastwood, le principali collaborazioni tra attori e registi che hanno costellato la storia del cinema di film meravigliosi.


Nel mondo del cinema, è pratica comune che ogni regista abbia i propri attori preferiti. I cosiddetti feticci tendono a lavorare più volte con il proprio filmmaker del cuore e a dare vita ad una sorta di storia a sé stante con il regista in questione. Le collaborazioni tra attori e registi sono di tutti i tipi, da quella più elogiata tra DiCaprio e Scorsese a quella meno iconica tra Kubrick e Philip Stone. Nonostante un attore interpreti personaggi sempre diversi, in un certo senso, è come se, insieme al suo regista di riferimento, approfondisse lo scavo caratteriale di un solo personaggio.

A tal proposito, il rapporto tra Ethan Hawke e Richard Linklater è davvero emblematico. Capita spesso che un regista (e sceneggiatore del suo film) scriva una narrazione costruendola attorno al suo attore favorito o che un interprete (e produttore) porti un progetto al regista a cui è maggiormente legato. Diamo un’occhiata alle dieci collaborazioni tra attori e registi più emblematiche nel mondo del cinema!

François Truffaut – Jean-Pierre Léaud (1959-1979)

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Il personaggio di Antoine Doinel resterà sempre scolpito nella memoria e nel cuore di qualsiasi cinefilo che si rispetti. D’altronde, Doinel si è affermato – proprio a partire dal 1959 – come uno dei più riusciti personaggi cinematografici di tutti i tempi. Sin dall’uscita al cinema de I 400 colpi, il giovane attore che ha prestato il suo volto al personaggio si è particolarmente affezionato a François Truffaut che, nel corso degli anni, lo ha trasformato non soltanto in proprio feticcio ma anche in simbolo dell’intera generazione della Nouvelle Vague. Il personaggio è sempre stato l’alter ego di Truffaut stesso e ha portato in scena i suoi pensieri poco convenzionali sul mondo del cinema, della letteratura e sulla vita in genere, che con Léaud ha stretto una delle principali collaborazioni tra attori e registi.

All’epoca della prima collaborazione, Léaud aveva soltanto 14 anni. Da quel momento in poi, i due avrebbero girato una serie di film con lo stesso personaggio come protagonista, tra cui Baci rubati e Antoine e Colette. Quindi, è possibile dire che Truffaut abbia letteralmente scolpito l’esistenza di Léaud e abbia girato con lui un proto-Boyhood che, poi, diversi anni dopo, Richard Linklater avrebbe realizzato. Jean-Pierre Léaud ha sempre avuto uno stile di recitazione decisamente singolare: mai troppo legato al copione ma in grado di trasformare ogni intuizione in un gesto recitativo di alto livello. Senza ombra di dubbio, quella tra Truffaut e Léaud è stata una delle migliori collaborazioni tra attori e registi di tutti i tempi.

George Cukor – Katharine Hepburn (1932-1979)

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George Cukor è stato uno dei più versatili cineasti della Hollywood classica, regista di titoli quali A Star is Born, The Philadelphia Story, The Women, Holiday e My Fair Lady. L’autore era particolarmente noto per essere un famoso regista di donne. In modo particolare, il suo stile favoriva le riprese lunghe e una serie di situazioni fortemente ironiche. Katharine Hepburn, a sua volta, è stata una delle più eccentriche e geniali attrici di Hollywood.

La sua classe unita allo charme, al talento e al carisma l’hanno resa davvero immortale e, probabilmente, la migliore di tutti i tempi. A partire da A Bill of Divorcement, Cukor ed Hepburn hanno dato vita a una serie di titoli quali Holiday, The Philadelphia Story, Sylvia Scarlett e Little Women che sono tra le più rinomate collaborazioni tra attori e registi. Entrambi sono riusciti a ricavare il meglio dall’altro e hanno dato vita a progetti in grado di resistere all’esame del tempo.

Steve McQueen – Michael Fassbender (2008-2013)

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Passando al cinema contemporaneo, tra le migliori collaborazioni tra attori e registi è formato da un duo d’eccezione composto da Steve McQueen e Michael Fassbender che, in fin dei conti, hanno collaborato soltanto in tre film in grado di lasciare il segno nella storia del cinema dei giorni nostri. Il rapporto tra i due è iniziato nel 2008 grazie ad Hunger, che narra la storia di Bobby Sands. Il film è potente ed è stato capace di imporre Fassbender nel novero dei migliori attori hollywoodiani, grazie alla sua performance fortemente fisica. Un paio di anni dopo, è toccato a Shame rinverdire la competizione.

Il progetto è stato presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia e narra la storia di un uomo che soffre di sex-addiction e che precipita, lentamente, in un vortice di agonia, solitudine e autodistruzione. Infine, i due hanno collaborato in 12 Years a Slave, che ha fruttato all’attore la sua prima nomination ai Premi Oscar e che ha vinto il Premio come Miglior Film dell’anno, prodotto da Brad Pitt. Tra l’altro, il titolo detiene anche il record del primo film diretto da un regista di colore a portarsi a casa un premio del genere.

Howard Hawks – Cary Grant (1938-1952)

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Howard Hawks è, probabilmente, il maggiore regista della Hollywood classica, insieme a Billy Wilder e a John Ford. Il filmmaker è l’autore di titoli quali Scarface, The Big Sleep, Bringing up Baby e Rio Bravo. A sua volta, per Cary Grant non necessita alcuna presentazione. L’attore, infatti, è noto per il suo lavoro con Alfred Hitchcock, che lo ha imposto come uno degli interpreti più versatili e maggiormente dotati di tutti i tempi.

Hawks ha dato vita ad una serie di screwball che sono state in grado di adattarsi allo stile recitativo di Grant, capace di sfruttare abilmente il proprio fisico per gag ad alto contenuto autoironico. Il versante attoriale è sempre stato fondamentale per il regista e un titolo quale Bringing up Baby – interpretato da Grant e Katharine Hepburn – lo dimostra pienamente. Non tutti i registi saprebbero dirigere grandi commedie su un leopardo che si chiama baby ma, negli anni ’30, Howard Hawks è riuscito a superarsi più volte e a dare vita una serie di capolavori che Cary Grant ha saputo trasformare in pure arte recitativa.

Richard Linklater – Ethan Hawke (1995-2014)

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A detta di chi scrive, probabilmente è proprio questa la più preziosa collaborazione tra regista ed attore, in grado di ricalcare alla perfezione il modello di professione-vita lanciato dall’afflato tra François Truffaut e Jean-Pierre Léaud. Richard Linklater ed Ethan Hawke hanno dato vita ad un cinema indipendente libero da qualsiasi costrizione produttiva hollywoodiana e hanno modellato il tempo dei personaggi raccontati sulla base della loro quotidianità. Se è vero che fare cinema equivale a scolpire una scultura realizzata nella materia del tempo, allora vuol dire anche rileggere il tradizionale trascorrere dei giorni per dargli un significato differente, che vada al di là della loro parvenza fenomenica.

I due hanno collaborato nella trilogia di Before (Before Sunrise, Before Sunset e Before Midnight) e, poi, in Boyhood, film emblematico girato nel corso di ben 12 anni. Hawke ha sempre rappresentato la scheggia impazzita di ogni film in cui abbia lavorato, l’elemento deflagrante in grado di mettere in dubbio le esistenze dei personaggi che entravano in contatto con lui. Impossibile a tal proposito non emozionarsi al pensiero della sua interpretazione in Boyhood nel ruolo del papà del protagonista, un uomo che non è stato in grado di mantenere le numerose promesse della sua adolescenza colma di speranza.

David Lynch – Laura Dern (1985-2017)

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Vincitrice dell’ultimo Premio Oscar come Migliore Attrice Non Protagonista per Marriage Story di Noah Baumbach, nel corso degli anni, Laura Dern ha lavorato più volte con David Lynch, fino ad affermarsi come sua attrice feticcio. Recentemente, ha prestato il suo volto al personaggio di Diane nella terza stagione di Twin Peaks, dopo che il pubblico si fosse chiesto per ben 25 anni chi ci fosse all’altro capo del registratore di Dale Cooper. La Dern è una delle più note (e, probabilmente, sottovalutate) attrici della sua generazione.

Uno degli esempi della sua straordinaria capacità interpretativa è INLAND EMPIRE, creazione surrealista girata nel 2006 da David Lynch e, al momento, suo ultimo lungometraggio distribuito al cinema. Il film rappresenta un viaggio nelle tenebre dei sogni e ha consentito alla Dern di dare vita ad una delle sue migliori interpretazioni. A noi non resta altro che augurare alla coppia nuovi progetti futuri in comune.

Jeff Nichols – Michael Shannon (2007-2016)

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Da quando il giovane Jeff Nichols ha diretto Shotgun Stories nel 2007, il suo nome si è affermato nel circuito indipendente tra quelli da tenere d’occhio. Quasi tutti i suoi film sono ambientati in Arkansas e sono legati agli agenti atmosferici. Un’altra ricorrenza speciale consiste nella presenza di Michael Shannon, presenza d’eccezione dei suoi cinque titoli, nel ruolo di protagonista o di attore secondario. Al momento, Shannon è uno straordinario interprete e, probabilmente, uno di quelli che meriterebbe più spazio a Hollywood.

Tra le collaborazioni tra attori e registi, questa è caratterizzata da un particolare approccio di Shannon, spaventoso ed elettrizzante. In Take Shelter, l’attore interpreta il ruolo di un padre che ha visioni apocalittiche e che ha l’ossessione di costruire una sorta di camera di sicurezza per mettere in salvo la sua famiglia. Di sicuro, non si tratta di una delle collaborazioni più note nel mondo di Hollywood ma di una da tenere d’occhio. Qualora non lo abbiate visto, recuperate anche Midnight Special, film bistrattato ma debitore di una straordinaria atmosfera spielberghiana.

Paul Thomas Anderson – Philip Seymour Hoffman (1996-2012)

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A partire da Hard Eight – suo primo film –  Paul Thomas Anderson ha sempre considerato Philip Seymour Hoffman come il proprio attore feticcio, creando una delle più intense e riuscite collaborazioni tra attori e registi di sempre. L’interprete, purtroppo, è deceduto nel 2014 ma ha regalato al mondo del cinema alcune tra le migliori interpretazioni di tutti i tempi. I suoi colleghi e l’universo della critica hanno versato tutte le loro lacrime per la perdita dell’attore più dotato della sua generazione.

Tra le migliori performance nate dalla collaborazione tra PTA e Seymour Hoffman, di sicuro si ricordano The Master, presentato alla 69esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, e Magnolia, in cui l’attore dà vita ad una sorta di angelo di bianco vestito. Il nostro consiglio non è soltanto quello di recuperare il frutto della collaborazione tra i due ma anche altri film con Philip Seymour Hoffman, tra i più grandi dell’intera storia del cinema. Provate a guardare Onora il padre e la madre, in cui Hoffman recita insieme ad Ethan Hawke!

Martin Scorsese – Robert De Niro (1973-2019)

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Dopo 24 anni di pausa, la più iconica delle collaborazioni tra attori e registi ha vissuto una nuova collaborazione tra Martin Scorsese e Robert De Niro. The Irishman non è stato soltanto il titolo di punta della scorsa stagione per Netflix ma ha anche segnato la prima collaborazione dopo quasi un quarto di secolo tra due dei migliori artisti della loro generazione, in grado di segnare indelebilmente la storia del cinema con titoli quali Taxi Driver e Toro Scatenato. Purtroppo, però, il progetto non è stato considerato in occasione dell’ultima cerimonia dei Premi Oscar.

Tuttavia, l’elegia funerea sul genere gangster rimarrà nella storia del cinema e, in un certo senso, chiuderà la carriera di regista e attore. La collaborazione tra i due è iniziata grazie a Mean Streets, in cui De Niro fa il suo ingresso in scena con un ghigno satanico nei panni di Johnny Boy. Da lì in poi, sono arrivati una serie di clamorosi successi culminati in Casinò, nel 1995. Nel mezzo anche Re per una notte (tornato alla riscossa grazie al recente Joker), New York, New York e Quei bravi ragazzi. Sicuramente, si tratta della collaborazione che più ha influito sul cinema moderno.

Sergio Leone – Clint Eastwood (1964-1966)

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Tre anni e pochi film sono bastati per trasformare il sodalizio tra Sergio Leone e Clint Eastwood in una delle collaborazioni tra attori e registi più emblematiche nella storia del cinema. Il periodo intercorso tra il 1964 ed il 1966 ha visto l’uscita della Trilogia del Dollaro e la trasformazione di Eastwood in una vera e propria star. Da quel momento, la carriera dell’attore è decollata e l’interprete è stato in grado di scrollarsi di dosso la pericolosa maschera del pistolero per trasformarsi in uno dei registi più intimisti e di maggiore rilievo della Hollywood contemporanea.

Sergio Leone ha rivelato di aver scelto Eastwood per la sua indole e per l’assenza di espressività, in grado di restituire alla perfezione la figura dell’uomo privo di passato. L’attore, dal canto suo, ha rivelato di aver sempre considerato Leone come il suo più grande maestro. In questo caso, è possibile dire che le idee, tre film, due espressioni e un sigaro sono stati sufficienti per dare vita alla storia del cinema.

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