DI STEFANO GRIMALDI
Fra Cultura Pop e Diritti Civili (non è il solito biopic)
Dietro le quinte di Star Trek, l’incontro che cambiò la storia della televisione e la percezione dei diritti civili in America.
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“Le differenze di opinione, di cultura, di razza… non dovrebbero essere causa di conflitto, ma una fonte di immensa ricchezza. È la varietà che rende l’universo un luogo straordinario.” – (Kirk a Spock)
Se è assodato quanto un film, al pari di un libro o un manifesto o un quadro o altre forme espressive artistiche possano incidere e influenzare l’opinione pubblica, meno scontato appare che una serie tv dall’inaspettata forza rivoluzionaria e avanguardista, passata poi al cinema e rimasta nell’immaginario collettivo, sia stata capace di creare un legame robustissimo con le marce per i diritti civili degli anni 60.
Quando il non ancora leggendario attore William Shatner indossò per la prima volta la casacca iconica del Capitano James T. Kirk, il pubblico televisivo americano pensò di guardare semplicemente una idea di futuro, avventure spaziali con mostri oggi improbabili, mondi stranissimi – avanzati e non – di altre galassie lontane…e tutto lì finiva; in un intrattenimento piacevole e fantastico.
Quello invece che la geniale trovata tv stava silenziosamente facendo, era ben altro.
Dal punto di vista sociologico stava fornendo una idea di interazione con altre culture lontane e una idea d’ integrazione razziale (afroamericani, eurasiatici e asiatici nell’equipaggio).
ARRIVA IL LEADER
Nel 1967, Nichelle Nichols era un’attrice e cantante di talento profondamente frustrata perchè il suo ruolo nella serie (Uhura) era decisamente marginale e ben al di sotto delle sue qualità. Broadway la cerca, lei si dimette dalla serie.
La settimana dopo, durante un banchetto, la informano che un suo grande fan la vorrebbe conoscere. Mentre la Nichols si volta, si accorge che quello che la vuole incontrare è un Pastore di nome Martin Luther King, che lei conosce bene.
King sorride dicendole che in casa, figli compresi, guardano sempre Star Trek, lei è entusiasta, anche se durante il colloquio lo informa della decisione già presa di lasciare gli episodi.
M.L.K., si fa serio, e parecchio. Guardandola, le dice:
“Lei non può andarsene. Per la prima volta in TV siamo visti come dovremmo essere visti ogni giorno: persone di qualità, intelligenti, belle, che sanno pensare. Star Trek sta cambiando la mente delle persone. Gene Roddenberry ha aperto una porta, e lei non può fare un passo indietro, perché quel ruolo non è solo suo: appartiene a tutti noi.”
King aveva intuito che sotto la leadership carismatica e kennediana del Capitano Kirk, c’era un vero e proprio equipaggio di diplomazia globale, politica e diritti civili.
In piena Guerra Fredda, Kirk governava una nave nella quale il timoniere era russo (Chekov), l’ufficiale scientifico era un alieno vulcaniano (Spock), il pilota era giapponese (Sulu) e l’esperto di comunicazioni era una donna nera (Uhura).
Non erano lì come caricature, seconde e terze scelte o stereotipi dell’epoca: ma come ufficiali parigrado, stimati e indispensabili.
L’Enterprise era l’applicazione pratica e il vettore formidabile da lanciare verso l’infinito e oltre, attraverso il quale l’umanità avrebbe dovuto e potuto evolversi; pur passando attraverso le metafore extraterrestri di un mondo in perenne conflitto e paura, ma il cui indomito spirito ultragalattico resisteva verso la speranza di un futuro e una convivenza fra diversi mondi e genti.
TERREMOTO SU KLINGON
Pochi mesi dopo lo storico incontro al banchetto, nel novembre del 1968, il Capitano Kirk e il Tenente Uhura si rendono protagonisti del primo bacio interrazziale della storia della televisione statunitense.
Un sisma di magnitudo infinita per l’America dell’epoca, che portò alcune emittenti del Sud a censurare la puntata, nonostante un solco irreversibile era già stato tracciato – e aggiungiamo “purtroppo” – per quella parte d’America conservatrice e puritanissima (per usare un eufemismo).
L’impatto di quella scelta andò ben oltre lo schermo. Anni dopo, una giovane ragazza afroamericana di nome Mae Jemison guardò Uhura in televisione e si convinse che lo spazio appartenesse anche a lei: nel 1992, proprio quella Jemison divenne la prima astronauta nera della storia a volare a bordo dello Space Shuttle.
Quando nel 2021 il novantenne William Shatner è volato realmente nello spazio a bordo della Blue Origin, il cerchio si è chiuso. L’icona pop, che aveva guidato l’immaginario collettivo verso il futuro, era diventata la star-passeggera reale che interpretava il suo stesso mito.
L’Enterprise di Kirk, dunque, come comprese subito Martin Luther King, è stato uno dei più potenti veicoli di comunicazione di massa del ventesimo secolo.
Un luogo immaginifico, ma neanche poi tanto, nel quale i confini dei limiti umani e dei suoi stessi pregiudizi si disfavano nella vastità di quell’universo che non conosceva barriere.
Ho da molto tempo un’ amico Chef. Francesco. Soprannominato Capitano Kirk. Anche a Lui, che sa di cosa si parli va , con licenza, un pensiero affettuoso.
Allora, schermo nero…la voce narrante del Capitano Kirk pronuncia la frase:
“Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi della nave stellare Enterprise. La sua missione diretta all’esplorazione di nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di civiltà, per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima.”
La musica di Alexander Courage con il tema orchestrale sale progressivamente…L’Enterprise entra in scena…prima un passaggio lento, poi un’accelerazione “a curvatura” attraverso lo spazio profondo…il tema musicale che esplode.
Chi non sta immaginando tutta la scena, mente.
