Kidding è una dimostrazione di come tra i personaggi comici vi sono coloro che stanno nascondendo molto gelosamente una profonda tristezza dentro di loro, perché vogliono dare alla gente qualcosa di diverso e di migliore rispetto quello che stanno vivendo. Questo vale per alcuni di loro, per altri invece capita di lasciar uscire la loro oscurità interiore in modo repentino e incontrollato. Jim Carrey appartiene sicuramente a quest’ultima categoria, si è innalzato alla fama televisiva interpretando ruoli comici grotteschi come Fire Marshal Bill, per poi diventare un’icona comica con The Mask, Ace Ventura e Scemo & più Scemo, dando però il meglio di sé nei ruoli drammatici applicando una filosofia lavorativa molto simile a “un film che vada bene a loro e uno che vada bene a me”, alternando Ace Ventura con The Cable Guy, Bugiardo Bugiardo con The Truman Show fino a fondere entrambi i percorsi con Man on the Moon – di cui è stato realizzato un documentario che mette in mostra il metodo recitativo molto vicino alla follia adottato dallo stesso Carrey.

Alcune di queste alternanze hanno funzionato, come nel caso di Se mi Lasci ti Cancello – che rimane uno dei migliori film in assoluto del nostro secolo – mentre per progetti come The Majestic non si può dire la stessa cosa. È chiaro però che il cuore di Carrey fosse legato alla drammaticità piuttosto che alla comicità, come nel caso dell’anno scorso, quando è tornato in TV come produttore di I’m Dying Up Here di Showtime, una storia di cabarettisti degli anni ’70 che, fedeli al gusto di Carrey, descrivono quanto sia miserabile il business di cui fanno parte – un po’ come nei minuti iniziali del film su Andy Kaufman. Il fatto che il suo ruolo in Kidding – primo ruolo ufficiale in televisione dopo venticinque anni di assenza – sia di stampo tragicomico non è una sorpresa.

Kidding è una metafora della vita di Jim Carrey

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Come non lo è il fatto che in Kidding Jim Carrey sia di un livello superlativo, interpretando il ruolo di un presentatore di uno show per bambini della PBS, il quale lotta per fronteggiare la morte prematura di suo figlio. Non è un caso che Carrey ritorni sotto ai riflettori nei panni di un personaggio che desidera con tutto il suo cuore di mostrarsi triste, ma che gli viene proibito dal suo stesso pubblico, che lo ama alla follia. In altre parole, è una metafora perfetta – e speriamo non troppo profetica – della sua vita personale e lavorativa, in maniera molto sintetica.  Creato da Weeds alum Dave Holstein, coi primi due episodi diretti da Michael Gondry – regista di Se mi Lasci ti CancelloKidding vede Carrey nei panni di Jeff Pickles, fondamentalmente un Mister Rogers una generazione più giovane e coi capelli lunghi.

Per trent’anni ha deliziato e confortato i bambini con l’aiuto dei suoi amici burattini e canzoni dal testo che alludono alla positività e ai buoni sentimenti. Ma se Jeff da una parte offre conforto e saggezza al pubblico, dall’altra non ha nessuno a dargli altrettanto, dopo la tragica morte del figlio Phil – interpretato da Cole Allen – che ha causato la fine del suo matrimonio con la moglie Jill (Judy Greer). In Kidding Jeff usa il suo show per lavorare sui sentimenti e preparare i più piccoli ad affrontare concetti difficili come la morte, ma il produttore Seb (Frank Langella) non vuole per nessuna ragione che Jeff faccia crollare il monopolio del settore che hanno costruito, ma stando a quanto sostiene Pickles, “i bambini sanno che il cielo è blu, ma devono anche sapere cosa fare se gli crolla addosso”. Carrey è meraviglioso, fa passare Jeff per un uomo tutto d’un pezzo, anche se anche in questo caso, gli addetti ai lavori che hanno ruotato attorno a Carrey non sono riusciti a capire il confine tra il conduttore televisivo ingenuo e l’uomo che lo interpreta.

Kidding è il progetto della maturità di Jim Carrey

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Gli show che Pickles vuole vendere al pubblico infantile sono troppo profondi e più indicati per una fascia di spettatori adulta, ma Carrey risulta avvincente in ogni cosa faccia in modo equilibrato, fossero momenti di dolcezza e tristezza, di irascibilità e generosità. Fa capire quanto sia importante il suo personaggio per il pubblico e quanto stia uccidendo di sé il conduttore per mantenere la posizione, mentre il mondo gli crolla attorno. I due episodi di Kidding diretti da Gondry in particolare sfoggiano dei bellissimi escamotage registici per sottolineare il crescente isolamento di Jeff, come una sequenza in cui guarda Jill dalla casa affianco, mostrando la loro distanza fisica davvero minima, paradossalmente differente da quella emotiva, oramai compromessa.

Il resto di Kidding è un misto di generi, tipici e molto simili alla stravagante formula di Showtime. Langella è perfetto per il ruolo e risulta anche divertente come Seb, personaggio totalmente privo di filtri se si tratta di dire le cose in faccia a Jeff – quando il conduttore vuole trasformare uno dei pupazzi più famosi in una donna, per spiegare come non ci sia differenza di genere, Seb gli dice in modo molto sottile che “la vagina che stai aggiungendo ha un costo piuttosto alto“. Gli altri attori invece risultano quasi non sfruttati a dovere: la moglie passa la maggior parte del tempo a rimproverare il marito e Catherine Keener è bloccata in una sottotrama troppo ampia e vaga della serie. Nel complesso, Carrey vale la visione di Kidding, dove nei panni di Jeff Pickles vuole approfondire i lati più tragici della vita, riuscendoci in pieno.

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